Provo a dare il benvenuto ad Anna Pintore 

Buster Keaton, TV star.

Buster Keaton

Il motivo per cui lo scritto (Un equilibrio difficile tra sicurezza e diritti) pervenutoci da Anna Pintore (che ringrazio per la fiducia e il gesto internettianamente amichevole) mi abbia fatto tornare in mente il quadro di Osvaldo Licini, Il bilico, olio su tela, 1932 in cui i due triangoli si reggono “per miracolo” (così, richiesto, Licini disse) non credo abbia bisogno di spiegazioni. La parola infatti, tra le tante, che più mi ha colpito nel ragionamento civile e giuridico (anche e soprattutto politico) del testo inviatoci è “bilico” riferito al miracolo necessario alla continua “esibizione” a cui sono obbligati le libertà, i diritti e i doveri.

 

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Oltre al pensiero/azione di Licini, mi sovviene di aver letto e selezionato, tra i materiali didattici pronti per la Scuola per operatori di intelligence culturale che ancora non sono riuscito a varare, un ulteriore spunto di riflessione sul tema dell’equilibrio e del bilico, ad opera di Ruggero Pierantoni.

Si ricordò di una lettera scritta da Newton a Bentley in risposta alla domanda su come potevano le stelle stare in equilibrio. Se ogni massa viene attirata da ogni altra secondo la vostra legge, come accade che le stelle fisse se ne stiano ferme ai loro posti dal tempo della Creazione?Newton rispondeva che le stelle sono come aghi poggiati perfettamente sulla punta. Circondate d’ogni parte da altre stelle, le forze che su ciascuna di esse si esercitano si annullano reciprocamente. E così ogni stella poggiata sul proprio ago, in equilibrio eterno, permaneva immobile. Né era sfuggito a Newton che gli aghi immobili erano anche fermi nel tempo. Lì, tra quelle stelle remote, il tempo anch’esso in equilibrio si era fermato. Terzo, ma non ultimo, Martin Heidegger ci ricorda che la parola “bilico” significava ancora nel Medioevo qualcosa come “pericolo”. “In bilico”, significava quello stato in cui qualcosa può risolversi in un modo o in un altro. Ecco perché lo strumento che si muove in modo tale da poter pendere da una parte o dall’altra si chiama bilico, cioè bilancia. Il termine Wage, tanto nel significato di pericolo che di strumento deriva da wagen, wegen, fare un weg, un cammino, cioè andare ed essere in movimento. Be-wagen significa mettere sulla via e quindi avviare, mettere in moto ma anche pesare (wiegen). Ciò che pesa prende questo nome perché può mettere in bilico, far pendere la bilancia da un lato o dall’altro. Arrischiare significa far entrare nel movimento del gioco, mettere sulla bilancia, rimettere al pericolo. L’arrischiato è quindi senza protezione, ma lo è perché si trova sulla bilancia, in bilico, mantenuto nel rischio.

Cosa altro è tutto quanto stiamo vivendo se non un rischio necessariamente e sempre da correre? Questioni di sicurezza, quindi. Siamo in bilico e in particolare lo sono le donne e gli uomini della legge che devono provare a fare “giustizia” in modo equo.

Spero di essermi attenuto al tema e di aver fatto cosa gradita. Comunque, grazie per il gesto che, se fosse ripetuto, sarebbe certamente molto gradito.

Oreste Grani e la Redazione tutta