Chi e perché non è ancora stato intervistato/interrogato/incriminato nel Caso Ablyazov/Shalabayeva 

UNSPECIFIED - CIRCA 1970: Photo of Gas Masks 001 Photo by Michael Ochs Archives/Getty Images

UNSPECIFIED – CIRCA 1970: Photo of Gas Masks 001 Photo by Michael Ochs Archives/Getty Images

 

Avete presente il reato di calunnia aggravata? È un reato pesante che comporta l’arresto. È quello che io rischio ogni volta che in questo marginale ed ininfluente blog dovessi fare affermazioni non veritiere.

Oggi, per me ipotizzo la calunnia aggravata, e per altri il millantato. Anch’esso reato grave. Non le millanterie superficiali che nella terra del Miles gloriosus sono scontate. Mi riferisco alle attività millantatorie quando vengono esercitate in alcuni settori imprenditoriali che di fondo sono legati alla sicurezza dello Stato. Giocare ai danni dello Stato sarà pure ormai lo sport nazionale ma ai miei tempi era un reato altrettanto pesante se non di più, molto di più!  Non vi dico il fantasticare di poter indurre a commettere un omicidio per fini abietti e contrari all’interesse della Nazione che comparisse sotto forma di battute tra compagnoni a cui piace alzare il gomito. Parlo proprio di persone che ritengono normale promettere denaro (promettere è il verbo imperante a Roma, a via Veneto e strade collaterali) per i più diversi motivi, spesso illeciti. Come ritengo gravemente illecito interferire con le attività della magistratura e delle forze dell’ordine, improvvisandosi cacciatori di taglie. Oltre a tutto, non avendo fegato a sufficienza, tentare di farlo, per interposta persona. Sono reati che nessuno si dovrebbe più sognare di commettere perché anche gli scemi sanno che quelle accennate sono materie delicatissime soprattutto se sono tra loro combinate in un solo organico disegno criminoso. Eppure, ci sono dei furbetti (sempre a galla e sempre gli stessi) che (nei deliri onirici indottimi dai troppi farmaci che mi obbligano ad usare (cardioaspirina, coumadine, triatec, cordarone, corlentor, ripetuti nella giornata più volte) vedo, quasi fossero figure felliniane, entrare e uscire dalle hall dei grandi alberghi, solitamente scelti tra quelli in vista nella suddetta via Veneto, con grande dose di superficialità, commettere questi reati senza spesso avere contezza di farlo. Questi ometti e queste fascinose donnette, vanno freneticamente in giro e pensano di poter, in quella cloaca maxima che è il sottobosco dell’affarismo lobbistico romano, attivare grovigli ancor più bituminosi (queste tremoline ambiscono spesso fare affari con il maleodorante petrolio) dimenticando che non tutto è consentito perché hanno soldi o rappresentano chi ha soldi o vorrebbe avere soldi. Questo sproloquio (tranquilli è uno dei tanti) di un vecchio squattrinato, malato e stanco, è rivolto esclusivamente (grande e poco costosa la giustizia internettiana) a chi sa di essere ormai nel mirino della mia nevrotica spasmodica voglia di raccontare chi ha fatto il furbo, oltre a i già noti pizzicati, intorno al dramma della famiglia Ablyazov. A prescindere se il dissidente kazako sia stato o meno anche un ladro.

 

A group of US Army soldiers, rifles in hand, wear gas masks during a training exercise related to chemical attacks, California, 1943. Along with the soldiers, a dog with a first aid pack strapped to it wears a special muzzle filter to protect it from gas. (Photo by The Frank S. Errigo Archive/Getty Images)

A group of US Army soldiers, rifles in hand, wear gas masks during a training exercise related to chemical attacks, California, 1943. Along with the soldiers, a dog with a first aid pack strapped to it wears a special muzzle filter to protect it from gas. (Photo by The Frank S. Errigo Archive/Getty Images)

 

 

Soldiers and dog with gas masks advance during military training against a possible gas attack, 1943. California, USA. Photo by The Frank S. Errigo Archive/Getty Images

Soldiers and dog with gas masks advance during military training against a possible gas attack, 1943. California, USA. Photo by The Frank S. Errigo Archive/Getty Images

 

Altro sproloquio di premessa.

A oggi, gli accessi al blog sono 360.666 (per i creduloni, nella coda del numero, compare l’elemento diabolico del 666) e a fronte di tale cifra (di cui nella mia marginalità sono ampiamente soddisfatto) ho ricevuto 6 (dico sei) messaggi scortesi e po’ aggressivi: alcuni (due) sono stati messi a tacere (Manuel Carmelo Sparacino che ricordavo complice di Francesco Pirinoli e Mario Traverso per la complessa vicenda del braccialetto elettronico e le intercettazioni telefoniche e il chavista Anselmi che a sua volta lascia il tempo che trova) come meritavano e sono ancora in attesa che si rifacciano vivi. Altre quattro persone, civilissime e urbane nelle loro richieste, sono state esaudite: ho rimosso un articolo sulla delicatezza del tema dei porti e a chi dovrebbero essere affidati, saggio già comparso a suo tempo sulla rivista ufficiale dei servizi segreti “Gnosis” e tre altre richieste provenienti da signore (due figlie e una moglie che mi hanno chiesto rettifiche o rimozioni di riferimenti alla memoria dei loro cari). Punto. Il caso di Emanuela Bambara e della richiesta di vedersi attribuire maternità di attività da me citate e pregresse la nascita del blogghino, è di altra natura ed è ancora in via di definizione. Punto. Sei/sette su trecentosessantaseimilaseicentosessantasei è una proporzione che mi riesce difficile calcolare a quest’ora. Questo ennesimo sproloquio fa parte del bisogno di autostima che devo attivare per superare i cattivi umori (fisici e mentali) che i farmaci mi determinano e lo schifo che devo subire (si fa per dire). Comunque definirei (come ormai in molti fanno) Leo Rugens, una fonte ad alto tasso di affidabilità.

Per cui, se ora mi metto a svolazzare su “Angelino Alfano che fa la voce grossa contro i luoghi di culto islamici”, anche per coprire il rumore assordante che ricomincia a fare, partendo dagli uffici delle Procure, il caso Ablyazov/Shalabayva, potrei essere sufficientemente considerato attendibile. Così se mi dovessi mettere a parlare di un furbetto un po’ massoncinio se non cretino, convinto di potermi usare come un taxi.

 

Two Airedale terriers at Lt. Colonel E. H. Richardson's canine training camp in Woking, Surrey, during World War II, 16th October 1939. One dog wears a special gas mask and the other carries rations for a wounded soldier. (Photo by Fox Photos/Hulton Archive/Getty Images)

Two Airedale terriers at Lt. Colonel E. H. Richardson’s canine training camp in Woking, Surrey, during World War II, 16th October 1939. One dog wears a special gas mask and the other carries rations for a wounded soldier. (Photo by Fox Photos/Hulton Archive/Getty Images)

 

 

1939: Three Airedale dogs wearing their special gas masks at a Surrey kennel. They are being trained by Lt Col E. H. Richardson. (Photo by Keystone/Getty Images)

1939: Three Airedale dogs wearing their special gas masks at a Surrey kennel. They are being trained by Lt Col E. H. Richardson. (Photo by Keystone/Getty Images)

 

Quando Leo Rugens (in questo caso parlo del sottoscritto e non della redazione che è costituita da giovani e belle donne e da ragazzi tutti rigorosamente non violenti) azzanna un argomento, raramente lo molla e, soprattutto, quando lo fa, è perché considera la preda succulenta e degna di morire. In questi tempi connotati da continui spargimenti di sangue e di minacce via web, è opportuno sottolineare che si tratta, sì di espressioni cruente, ma – tassativamente – metaforiche. Vista l’ora in cui le scrivo siamo tra l’onirico e il desiderio compulsivo ma, come sono certo, non di reato si tratta essendo tutto un sogno. Un sogno ad occhi aperti, ma un sogno. Sogno ad occhi aperti (I have a dream, di ben altra illustre paternità) che il signor ministro dell’Interno venga cortesemente richiesto, da qualcuno (e in questo si vede che sogno e non sono desto) di dimettersi a fronte dei sospetti (ormai in modo approfondito già “indagati” dalla magistratura) su come siano andate le cose in quelle ore in cui si tentò di soddisfare le richieste illegittime dell’ambasciatore Andrian Yelemessov, saggiamente alla fine rimosso e del capo dei “servizi” kazaki in Italia Nurlan Khassen, altrettanto saggiamente, alla fine, rimosso.

Definisco illegittime le richieste di estradizione non certo perché non esistessero motivi di incazzatura delle autorità kazake (Ablyazov pare si sia all’epoca dei fatti appropriato di alcuni miliardozzi di dollaroni) ma semplicemente perché in Italia non solo non c’è la pena di morte ma è la patria delle continue iniziative alla “nessuno tocchi Caino”, contro la pena capitale. Il signor ministro e quindi non/non/non solo il suo capo di gabinetto, prefetto Procaccini, dovevano sapere che consegnando il latitante alle autorità kazake (le stesse che avevano inutilmente tentato  più volte di sopprimere lo scaltro Ablyazov, scacchista ben difeso da scorte super addestrate e dal grilletto veloce) lo avrebbero condannato a morte.

 

A French sergeant and a dog, both wearing gas masks, on their way to the front line in World War I, France, circa 1915. (Photo by PhotoQuest/Getty Images)

A French sergeant and a dog, both wearing gas masks, on their way to the front line in World War I, France, circa 1915. (Photo by PhotoQuest/Getty Images)

 

 

11 Jun 1955, Germany --- Original caption: 6/11/1955-Germany: Like their handler's, the Army's highly trained combat dogs wear gas masks to protect them in the field, and in the event of enemy attack. Here, a scout dog and his GI handler participate in a mnock gas attack during maneuvers in Germany. --- Image by © Bettmann/CORBIS

11 Jun 1955, Germany — Original caption: 6/11/1955-Germany: Like their handler’s, the Army’s highly trained combat dogs wear gas masks to protect them in the field, and in the event of enemy attack. Here, a scout dog and his GI handler participate in a mnock gas attack during maneuvers in Germany. — Image by © Bettmann/CORBIS

 

La legge, si dice, non ammette ignoranza. Se questo è vero per un qualunque cittadino, mi dite perché non debba essere vero per un ministro della Repubblica? Si dirà: ma che ne poteva sapere il povero signor ministro che aveva ben altro da fare che sapere di questioni geopolitiche e di sicurezza internazionale? Si chiama “Ministero dell’Interno” quello che ricopre Angelino Alfano, Orestino, non degli Esteri!

Ma come, quando si tratta di dire bizzarre ovvietà su come si chiude il mare Mediterraneo (cioè come dire che uno prova asvuotarlo con un secchiello!), Alfano è bene che parli; viceversa, quando si tratta di avere contezza che nel ministero di sua competenza si ordisce (di questo si è trattato per la maldestra attività dell’ambasciatore e del suo capo della sicurezza con la complicità di italiani – a mio modesto avviso – ancora da individuare) un complotto per mandare a morte un (fino a prova contraria) innocente dissidente politico cittadino di un paese delicatissimo quale era ed è il Kazakhstan, non è responsabile di nulla?

Ora la farneticazione indotta dai farmaci e dai danni celebrali a suo tempo subiti dopo la fuga di MarioTraverso con la società di fatto che avevamo costituito nel rapporto pluriennale tra Kami Fabbrica d’Idee e Monitoring ex Carro (a proposito, caro baffutello sicilian-lombardo, che danni ancora vai facendo in giro per la Procura di Trieste? fonte Carretto), sale all’ennesima potenza.

Sarebbe un gesto di grande qualità politica, da vero illuminato stratega, se il famigerato “accoltellatore alle spalle”, un volta tanto, una pugnalata la affondasse, in pieno petto, alla luce del sole, obbligando Alfano a dimettersi.

Si dice che tutti gli uomini abbiano un prezzo e “il mio, è bassissimo”, come diceva l’amico arguto Scarpelli, quando eravamo ragazzi: se Renzi fa dimettere Alfano, per il Caso Shalabayeva, lo voto (e questo è il mio prezzo bassissimo di cui sopra) e sputo in faccia (sempre metaforicamente!) gratis, appena li dovessi incontrare per strada, ai cinque parlamentari del M5S che si recarono in Kazakhstan a verificare che la signora Shalabayeva e sua figlia stessero bene. Questa seconda parte del pegno non sarei pronto neanche a pagarla in sogno e per gioco essendo ad oggi quei “cinque coraggiosi grilli” gli unici che hanno provato a capire l’importanza della posta in gioco quando la Shalabayeva fu rapita.

vedete che questo post è tutto pensato e scritto tra il sogno e la veglia e quindi in condizione di non colpevolezza almeno dello stesso tipo di quella che si consente ad Angelino Alfano. Perché a lui sì, e a me no? Comunque, caro Orestino Granetto, svegliati perché non si sa mai e, semel in anno, potrebbe essere che la realtà superi il sogno e che, beccati gli italiani (intendo dire quelli che ancora non si sono scoperti e che non fanno certo parte organica degli apparati dello Stato ma si prestano a qualunque servizio al servizio di qualunque servizio) che si sono attivati per (leccando – già che c’erano – le scarpe al potente …) cercare ovunque (promettendo laute e sonanti ricompense e favori futuri), in tutti i modi, lo scacchista geniale che li aveva beffati, “sacrificando” (temporaneamente e scientemente) la “regina” Shalabayeva.

Perché di questo, cretini, si è trattato come, con larghissimo anticipo e per primo, Alberto Massari sostenne nel libro editato con la Adagio di Gianroberto Casaleggio Shalabayeva – Il caso non è chiuso. Ma come tutti sanno, nell’ex URSS, anche gli scemi, sapevano giocare a scacchi e qui in Italia, anche a Torino, viceversa, ci si doveva accontentare della Lippa o del audace Sotto muro, con le figurine dei calciatori Panini.

Oreste Grani che, come al solito, ci mette firma e faccia e che, se ancora si ricorda chi è, sarebbe stato meglio non provare a trattarlo come un povero deficiente in stato di bisogno.

 

(GERMANY OUT) Rescue services Air-raid warden with his dog, both are wearing gas masks - Vintage property of ullstein bild (Photo by ullstein bild/ullstein bild via Getty Images)

(GERMANY OUT) Rescue services Air-raid warden with his dog, both are wearing gas masks – Vintage property of ullstein bild (Photo by ullstein bild/ullstein bild via Getty Images)