A proposito di Ponte sullo Stretto di Messina e di Ciucci presuntuosi

scillacariddi

Da qualche tempo, in questo marginale e ininfluente blog, si trovano accenni (qualche aperto sfottò) sulla annosa vicenda del Ponte sullo Stretto. Accenni che sotto intendevano questioni di legami tra ambienti politici radicati dietro a Scilla ed altri dietro a Cariddi. Certamente dicevamo la nostra quali assoluti oppositori al faraonico progetto, stante le attuali condizioni di sicurezza nazionale e di insufficiente contrasto alla criminalità organizzata, forte in Sicilia, fortissima in Calabria. Ci sembrava  che i proponenti, per l’ennesima volta, dell’opera super dispendiosa, stessero apparecchiando un super bacchetto per i soliti avidi e prepotenti super-subappaltatori. Almeno tre “super” ci vogliono per descrivere una tale oscena preparazione di un’orgia a sfondo corruttivo. Oggi, trovate sul Il Fatto Quotidiano (fonte altamente attendibile, con orecchie e occhi nelle procure della Repubblica) un lato della vicenda che conferma questi timori e che svela altri intrecci possibili e “malandrinità” intorno all’imperativo categorico di concentrare, per poterli dissipare, soldi macroscopici in una interminabile e sempre bisognosa di lievitazione di prezzi inizialmente concordati ed autorizzati.

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Siamo quindi pronti – nel nostro piccolo – a dare un ulteriore contributo fatto, maligni e rancorosi come siamo, di sospetti, insinuazioni, richiami alla memoria collettiva intorno alla storia di questa opera mai realizzata. Vi prego di guardare le date che riassumono questa vicenda affaristica e di soffermarvi su di un’ultima (27 novembre 2003) dove è svelato l’intreccio tra chi, per legge, sottoscritto l’Accordo di Programma, avrebbe dovuto vigilare sul corretto andamento dei lavori: Ministero delle Infrastrutture, Ministero dell’Economia, la Regione Calabria, la Regione  Siciliana, Rete Ferroviaria Italiana, Anas e Società Stretto di Messina di cui oggi vi parleremo con qualche ulteriore attenzione e di quel bijou del suo ex animatore, Pietro Ciucci. Per descrivere scandali e atti giudiziari sviluppatisi all’ombra degli enti a suo tempo firmatari dell’Accordo di Programma, ci vorrebbero sette Bibbie messe insieme  per numero di pagine ad essi dedicati. Se bastano. Vi prego di rileggere l’elenco degli Enti che avrebbero dovuto custodire i custodi dei vostri interessi di italiani, calabresi e siciliani compresi. Ma, per il Dio in cui credete (se ad uno credete dopo questa continua offesa alla vostra intelligenza), vi rendete conto di come siete presi per il culo? Volevano far apparecchiare la grandissima incommensurabile pappata ad ambienti politico-burocratici che sono stati, negli anni successivi alla firma, raggiunti da decine/centinaia di mandati di cattura, avvisi di garanzia, condanne definitive per reati solo ascrivibili al malaffare nella gestione del denaro pubblico!

Ministero delle Infrastrutture: presente!

Ministero dell’Economia: presente!

Regione Calabria: presente e mi viene da ridere!

Regione Siciliana: presente e mi viene da piangere!

Rete Ferroviaria Italiana: presente e straziante nei recenti gravissimi episodi!

ANAS: presente da sempre, dall’ing.Ennio Chiatante in poi.

Datevi una regolata su come questi abbiano solo e unicamente in mente come fottervi!

Società Stretto di Messina: presentissima nella veste del fantasma più “costoso” del mondo dell’occulto-lavorativo!

Divertitevi da soli a scartabellare nella rete cosa abbiano fatto i tentacoli della Partitocrazia negli ultimi dodici anni in queste istituzioni “benefiche”.

scylla-e-glauco

Oggi, esce altro, grazie al Il Fatto Quotidiano diretto da quel delinquente, corruttore, pedofilo, trombetta dei magistrati rossi, bianchi e verdi (ma fosse il Tricolore cioè il simbolo della sovranità nazionale?) di Marco Travaglio ma, come si dice, è solo grasso che cola.

La ciccia ha sempre ruotato intorno a Ciucci e a chi lo ha, da decenni, spinto fraternamente da dietro.

Un ciuccio presuntuoso questo Ciucci (un nome, una promessa strategica) che avrebbe voluto far passare pedoni, auto, camion, treni sul Ponte sullo Stretto, sin dal 2012, come dato per certo nell’intervista (ma queste fonti aperte, le vogliamo finalmente veramente attivare?) che riportiamo come parte di una oscena leccata/marchetta (in due lingue!) dedicatagli sul n°1 di una testata tra le più autorevoli (si fa per dire!) al mondo legata ai soliti sfruttatissimi “Italiani nel Mondo”. Pietro Ciucci, non vi sbagliate ora che non sapete come ben utilizzare la vostra 13ma, è proprio quello delle super liquidazioni e delle capacità di liquidare se stesso con tonnellate di liquidi. Ciucci, l’uomo “liquido”.

Ma da chi è spinto, da dietro, da sempre, questo Ciucci? Di chi è fratello, in intendimenti e strategie infrastrutturali questo Ciucci che è stato quasi ovunque: IRI, COFIRI, Banca di Roma, Alitalia, ABI, Banca Commerciale Italiana, Credito Italiano, STET, Aeroporti di Roma, Autostrade, Finmeccanica e poi ANAS e AD di Società Stretto di Messina, ANAS e  AD di Società Stretto di Messina, ANAS, ANAS, ANAS e non mi si è bloccato il dito. Il dito andrebbe, metaforicamente e in sogno (attività non punibile), messo sul grilletto. Come in un video gioco e puff, game over, Ciucci e tutti i ciucci presuntuosi di cui si è sempre fatto complice e rappresentante. Perché, spero che lo abbiate capito, gli uomini dai mille culi per mille poltrone, tipo Mastrapasqua (che fine ha fatto l’uomo dai 25 deretani?), sono parte di una rete rizomica sotterranea che li “piazza”, al posto giusto e al momento opportuno, per servire non gli interessi della Nazione di cui non sanno cosa farsene e cosa sia, ma solo esclusivamente quella della consorteria a cui appartengono. A meno che Ciucci, non sia stato un Alessandro Magno, un Giulio Cesare, un Napoleone Bonaparte o un  Giuseppe Garibaldi e noi tutti non ce ne si sia accorti. La verità che questi personaggetti (De Luca-Crozza dove sei?) non sono nessuno senza le loro confraternite a strategia variante e sempre, tra di loro, in guerra asimmetrica. Uomo-turacciolo, li chiamiamo dalle parti di questo ininfluente e marginale blog.

Fin che dura fa verdura. Poi sono foglie secche.

Oreste Grani/Leo Rugens


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