Sesso, denaro, armi e Servizi Segreti da sempre fanno e disfano gli uomini politici e i loro sodali

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Pompeo De Angelis con la qualità dei suoi post dedicati alla Libia, alla Turchia e in particolare al Mediterraneo ci spinge/obbliga a compiere quegli sforzi di rievocazione storica che ogni volta prima di dare fiato alla bocca e sfogo al dito compulsivo dovremmo provare a fare. Parliamo di noi e dei nostri maldestri tentativi.  Si capisce, da come scrive il De Angelis del “mare nostrum” e delle sue vicende che ci si trova di fronte a qualcuno per cui, come direbbe Claudio Magris nella sua prefazione al capolavoro di Predrag Matvejevic, “Breviario Mediterraneo”, la scienza del mare è studio non solo di rotte e correnti, analisi chimica del tasso di salinità e rilievo stratigrafico, mappa del domino bentonico e pelagogico e suddivisione in zone eufotiche, oligofotiche e afotiche, misurazione di temperature e di venti ma è storia anche e soprattutto di naufragi e di mito di sirene, galeoni affondati e leviatani primordiali. Il Mediterraneo di De Angelis è amnios originario dell’umanità e culla di civiltà, di forma greca che nasce perfetta dal mare come Afrodite; è la grande prova dell’anima di cui parla Musil, l’incontro col simbolo dell’eterno e della persuasione ossia della vita che riluce nel suo puro presente incorruttibile, nella sua pienezza di significato. Il più grande romanzo di “formazione” (le virgolette sono mie a sottolineare questa grandissima verità), la più grande storia dell’individuo che si avventura nel mondo e ritorna a casa ossia a sé stesso, e cioè l’Odissea, non è immaginabile senza il Mare. Quel mare, il Mediterraneo che è anche il grembo della nostra storia di italiani e che assiste oggi al divenire della maggior parte degli avvenimenti complessi che danno la misura della inadeguatezza, prima di tutto di tipo culturale, della nostra classe dirigente e di chi dovrebbe – riservatamente – saperla consigliare. De Angelis ha posto il problema della Libia e facendolo ha affrontato, usando la “parte”, il tema complesso del “tutto”.

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Sperando di non prendermi una tirata d’orecchie, provo ad aggiungere frasi in libertà focalizzando il post questa volta su Creta e su come, anni addietro, l’Intelligence Service (mai formalmente esistito ma robustamente sempre presente anche e soprattutto nel Mediterraneo) operasse nell’interesse della corona britannica nel pieno Mare Nostrum. Che, viceversa, come vedremo anche in questa storia “greco-cretese”, è sempre stato soprattutto di altri. Pompeo sa che so poco e che mi muovo su questi terreni con i limiti evidenti dell’autodidatta e mi perdonerà se dirò, male e con molte imprecisioni, alcune cose che sento viceversa il bisogno di raccontare soprattutto spinto da una vera e propria insofferenza nei confronti di una classe dirigente di mezze seghe e di chi dovrebbe guardarne le spalle, prioritariamente sul piano culturale  della sicurezza internazionale. Sul terreno quindi che chiamiamo da anni Intelligence culturale che speriamo, dopo il convegno del 18 p.v. “Intelligence Collettiva: le informazioni al tempo di internet tra potenzialità e minacce“. (PALAZZO DEI GRUPPI – via Campo Marzio, 78 – ADIACENTE PALAZZO MONTECITORIO. CAMERA DEI DEPUTATI – Aula dei gruppi), anche e soprattutto per merito dei cittadini che si stanno organizzando intorno all’iniziativa di Angelo Tofalo, parlamentare eletto nel M5S membro COPASIR, abbia quell’impulso e quella attenzione senza la quale nulla sarà possibile.

Oggi ho scelto di parlare di Creta, la maggiore delle isole greche, ma avrei potuto partire da Malta, piuttosto che da Cipro o dalla piccola Kos. Terre importanti, piccole o estese che siano, tutte parti di una complessità che dobbiamo in ogni modo portare al centro dei ragionamenti geografici-politici futuri.

Creta ha monti quasi inaccessibili, splendidi boschi di ulivi e circa 623.000 abitanti. All’epoca della ricostruzione di cui mi diletto (fine ‘800 primi ‘900), ne aveva circa 400 mila. Centro della civiltà mediterranea nel secondo millennio a.C., celebre per i palazzi e i giardini di Cnosso e di Festo, i Cretesi possedevano allora una formidabile flotta, parlavano la lingua di tutti i mercanti del mondo conosciuto (l’inglese commerciale di oggi), e i loro re trattavano da pari a pari coi Faraoni e coi sovrani di Cipro. Nei loro giardini, popolati di uccelli esotici e di scimmie, si incontravano i più insigni artisti dell’epoca e, diremmo oggi, il fior fiore dell’intellettualità del mondo conosciuto. Allora i cretesi erano biondi, e gli affreschi minoici conservano l’immagine di giovani slanciati, dagli occhi celesti, che ricordavano vagamente una qualche gioventù sportiva anglosassone degli anni ’30. E nel Mediterraneo meridionale, Creta, duemila anni fa, fu realmente un’Inghilterra, isola eccezionale come poi nel tempo il mondo ha conosciuto. Il Regno Unito che ha basato la sua potenza sul commercio tra nazioni e sul possesso di lontane (anche lontanissime) colonie. La civiltà cretese (e qui potrei beccarmi i primi e veri e propri rimbrotti se non salutari pernacchi) fu distrutta da un’invasione di “contadini”, i Dori, e ai Cretesi, eroi del mare, non rimase altro che trasformarsi in pirati. Creta ha coste aspre e selvagge. A sud, ancora oggi, non ci sono porti importanti. A nord, le navi possono, ancora oggi, solo approdare a Heraklion o a La Canea. I pirati cretesi divennero perciò una delle più terribili piaghe del Mediterraneo, e per domarli Roma incaricò Cecilio Metello di conquistare l’isola (69 a.C.). Domata, Creta rimase romana per 400 anni, poi fu bizantina e per quattro secoli veneziana; infine, divenne turca e, nella conferenza di Parigi del 1869, le Grandi Potenze si opposero all’aspirazione dei Cretesi di unirsi alla Grecia.

E qui inizia, dopo questa superficiale e lunga introduzione, il vero e proprio post odierno che è dedicato a Elefthérios Venizélos, uomo politico “greco-cretese” che ha saputo nell’era moderna inserire la Grecia nel giro della politica mondiale ottenendo per la sua patria un vero raddoppio del territorio e con esso il triplicarsi della sua popolazione. Cose che cento anni addietro avevano grande valore.

Chi era questo Venizélos?

Figlio di un piccolo funzionario delle dogane, Venizélos era un uomo di grande fantasia, ardente, ambizioso, che soffriva una vita angusta in una Creta sotto il dominio turco. Si mise in testa di dare alla sua patria libertà e indipendenza dalla Turchia e di riunire l’isola alla Grecia. Ma tale ambizioso (e pericoloso!) progetto aveva per condizione l’interessamento di una Grande Potenza.

Zaharoff

Venizélos sollecitò l’aiuto inglese e in questa audace impresa ebbe in sorte quale potente collaboratore un concittadino che doveva, da quel momento in poi acquisire altrettanto fama mondiale: Basilio (già Zaccaria) Zaharoff. Mentre il giovane Venizélos si apriva faticosamente una strada a Creta, Zaccaria Zaharoff, futuro appunto collaboratore del nostro, lavorava a Galata nel negozio di stoffe di suo zio Sebastopolo. Ma la cittadina gli andava stretta: “trovò” in un cassetto del denaro, e parti per Londra. Lo zio lo denunciò; arrestato in Inghilterra, Zaccaria ottenne la libertà contro cauzione. Poiché era giovane e bello, trovò una signora inglese che gli pagò il viaggio di ritorno in patria. Sesso, denaro, potere e …Servizi Segreti!

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Tornato, Zaharoff si procurò l’amicizia sentimentale di altre signore potenti. Si era nel 1875, l’anno in cui l’Intelligence Service, desiderando organizzare su nuove basi la politica balcanica dell’Inghilterra andava faticosamente in cerca di gente senza scrupoli, come era appunto il prestante Zaharoff. Grazie anche alle protezioni femminili di cui abbiamo fatto cenno, il nostro divenne agente della fabbrica d’armi (dimenticavamo, dopo aver citato sesso, denaro, potere e servizi segreti di indicare le armi come elemento dei grovigli politico-economico-militari) Nordenfeldt. Nel breve termine di un anno, il bel piazzista, aveva collocato munizioni per 9 milioni di sterline (oggi, una cifra da capogiro, in sterline o dollari che siano) e aveva provveduto a fare in modo che gli stessi proiettili non fossero “sparati” contro gli interessi inglesi. Le femmine innamorate oliavano i meccanismi e il nostro divenne non solo agente della fabbrica d’armi ma al tempo “spia” inglese, percorrendo, in lungo e in largo, la Grecia e i Balcani e consegnando missive dell’Intelligente Service e cannoni della Nordenfelt.

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Fu durante le attività, commerciali e “d’ambiente riservato”, che Zaccaria Zaharoff, ad Atene, conobbe il giovane Venizélos. I due capirono subito che erano fatti l’uno per l’altro e – certamente – non per attrazione sessuale. Siamo in anni dove la parola Pace era bandita (come oggi) e mentre i Serbi erano battuti dai Bulgari e la Russia si voltava contro Sofia, mentre gli Italiani occupavano Massaua e i Tedeschi alcune isole dell’Oceania (vero!), mentre a Berlino veniva fissato l’avvenire del Congo lasciandolo in mano degli avidissimi reali belgi e il Mahdi (come fosse oggi al-Baghdadi) conquistava Kartum, Zaharoff divenne socio di Nordenfelt. Tre anni più tardi si associava a Maxim Hiram, l’inventore (per semplificare) della mitragliatrice del modello più diffuso nel mondo e, ormai divenuto milionario, rappresentava  una potenza nella politica europea dell’epoca. Consapevole dei vantaggi di una simile relazione (si stava legando in realtà oltre che ad un personaggio ricchissimo anche all’Intelligence Service e al servizio di Sua Maestà britannica), Venizélos gli si fece sempre più amico ed e si buttò in politica. Le cose si misero in modo tale che, Venizélos, come un fungo, fu nominato prima Ministro di Giustizia e poi, nel 1910, Presidente del Consiglio dei Ministri. Come tale, nel 1913, con i buoni uffici dell’agente-milionario inglese Zaharoff, ottenne,  con il consenso di Londra, la formale annessione di Creta alla Grecia.

Venizélos divenne così l’idolo di mezza Grecia, ma i suoi strepitosi successi nell’Egeo e nella Macedonia e soprattutto la popolarità che godeva in Inghilterra, ingelosirono l’altra meta dei suoi compatrioti. Intrighi senza fine si svolsero intorno alla sua persona. Ed ora guardate i numeri che tali gelosie misero in moto e questo per far riflettere su come toccare il Mediterraneo, senza trovare accordi con Londra, Parigi, Mosca o altre capitali è impossibile come ben capì Aldo Moro durante i suoi 55 giorni di prigionia e come farebbero bene a tenerne conto i velleitari ducetti toscani contemporanei.

Dal 1910, anno della salita al potere di Venizélos, al 1936, anno della sua morte, vi furono in Grecia 17 rivoluzioni e colpi di Stato. Mi scuso sempre per le semplificazioni ma come potete immaginare sto saccheggiando, da dilettante quale sono, un po’ di fonti e potrei prendere qualche cantonata o riportare non poche inesattezze. Questi numeri mi hanno colpito soprattutto se si pensa che ogni volta ad aggiustare il tiro del controllo della situazione troviamo lo zampino dell’Intelligence britannica e dei soldi senza fine che Zaharoff procurava. Vedrete alla fine di questa avventura quanto ci rimise questo perverso tramatore ma anche – paradossalmente – tipo romantico di Zaharoff.

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Quando durante la Prima Guerra Mondiale, re Costantino di Grecia, proclamò la neutralità del suo regno, Venizélos fondò un contro-governo a Salonicco, e ottenuta dall’Intesa la promessa di territori che trattati segreti avevano già promesso alla Russia, dichiarò guerra alla Bulgaria e alla Germania. Quando la Germania crollò, i trattati di pace apportarono alla Grecia i ricchi campi di tabacco della Macedonia meridionale e la Tracia sia occidentale che orientale e soprattutto un protettorato su Smirne. Ma la Turchia kemalista, guidata da Mustafa Kemal Atatürk, non riconobbe questi patti e difese i suoi campi di petrolio (ecco l’altra parolina magica!) contro gli Inglesi e l’Asia minore contro i Greci di Venizélos.  Qui, dopo tutto questo sproloquio, certamente anche detto male, arriva una prima notizia/ricordo che oggi più che mai non si deve assolutamente sottovalutare: il semi-inglese Venizélos  e il tutto inglese David Lloyd George, non diedero il giusto peso alle volontà, pur dichiarate, del nuovo capo della Turchia repubblicana, Venizélos sognò una nuova spedizione degna di Alessandro Magno e Zahaloff, come al solito, procurò munizioni e cannoni. La Guerra finì con una sconfitta bruciante e con la perdita di 400.000 soldati! Il 10 ottobre 1923 la Grecia sconfitta firmava il trattato di Adana e s’impegnava ad accogliere nelle sue terre un milione e mezzo di greci residenti nell’Asia Minore. Un’ondata di “indefinibili” (di tutto e come al solito un mare di innocenti vecchi, donne, bambini) si riversò sulla Grecia e fame ed epidemie (non a chiacchiere come oggi!) si accompagnarono alla più atroce miseria!

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Nell’avventura turca, Zaharoff (ecco gli altri numeri sconvolgenti che rivelano cosa muoveva e muove il mondo!) perdette 200 milioni di marchi dell’epoca, cifra difficile da parametrare oggi! Un milione e mezzo di greci perdettero la casa, tutti i loro beni, moltissimi la vita.

Nessuno sembra apprendere niente alla scuola della Storia!

Oggi mi andava di cominciare la giornata così.

Oreste Grani/Leo Rugens