ANCHE UNO COME LICIO GELLI ALLA FINE SI E’ PENTITO

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Vergognandosi perfino Gelli del groviglio che si delineava tra Arezzo, la Procura della Repubblica che indagava sulla banca locale, Palazzo Chigi, le consulenze di magistrati, vigilesse giuridicamente preparatissime e massoncelli bussanti che vengono spinti da dietro da non si sa chi, e deciso che anche per un filibustiere del suo calibro tutto questo era troppo, ha tirato le cuoia. In tempo – in tempo per non assistere all’inizio della fine della creatura che avrebbe voluto vedere elevato a grado e rango maggiori ma che, maldestro e dimostratosi debole – come altri – al fascino femminile, avrebbe visto cadere precipitevolissimevolmente.

Alla fine, una cosa buona e giusta, anche Gelli l’ha fatta: ha chiuso gli occhi al momento opportuno quando il rumore proveniente da Arezzo e zone limitrofe, era diventato insopportabile anche per uno spregiudicato gaglioffo del suo calibro residente proprio guarda caso ad Arezzo. Anche Don Rodrigo, come si sa, in punto di morte, si pentì.

Mi immagino l’incontro all’Inferno con Giulio Andreotti e i loro primi commenti a “caldo”. Perché, all’inferno, come si sa, fa molto, molto caldo. Anche per Belzebù e il suo pupazzo.

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Quando dichiarò nella mitica intervista al suo leccaculo Maurizio Costanzo che era meglio fare il burattinaio piuttosto che il burattino, parlava in realtà di un desiderio perché è ora di cominciare a dirlo (noi lo diciamo da sempre), Gelli era un ometto mediocre (a nostro insindacabile giudizio avendolo anche incontrato, a villa Wanda e sentito ragionare), un pupazzo tenuto in azione con robusti cavi transoceanici che al momento opportuno furono recisi. E si girò pagina. Solo i burattini italiani piduisti/piddisti/bisignanisti non capirono e continuarono a venerare il non venerabile ex-dipendente di quel ramo della massoneria statunitense che lo aveva attivato con tonnellate di dollari a suo tempo fattigli pervenire. come sempre facciamo torneremo fuori dalla fase convulsa sull’argomento dei veri burattinai. Ora che è morto il simulacro del potere massonico per eccellenza, è ora di ragionare su chi comanda veramente da queste parti periferiche rispetto ai grandi santuari del potere ur-lodgisto.

Oreste Grani