Ma l’ISIS non doveva essere un fuoco di paglia? Ma il “califfato” nel Nord dell’Iraq non doveva essere tutta una messa in scena senza conseguenze geopolitiche?

Leo Rugens

diga di Mosul

OGGI 16 DICEMBRE 2015, SIAMO COSTRETTI A CITARCI.

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Il “califfato” posticcio, il “califfato” autoproclamatosi tale nel nord dell’IRAQ, il “califfato” che non doveva essere preso sul serio secondo ben altri e più attrezzati commentatori che si esprimono in rete rispetto alle posizioni, un po’ naif, espresse da Leo Rugens, non solo non da segni di sbandamento nell’azione militare ma, consolida le posizioni e detta condizioni (spietate) ai cristiani (loro sì, in fuga) e ora ai curdi che abitano da secoli quelle terre ma che non riescono militarmente a fare fronte agli attaccanti islamici organizzati sotto le bandiere nere dell’ISIS. Anche l’IRAN, per chi non lo avesse capito, ha riaperto la “questione” irrisolta della guerra con l’IRAQ di Saddam Hussein: sette anni di massacri e milioni di morti!  All’epoca, gli Usa dei bei tempi di Michael Ledeen, sembravano tifare per il dittatore irakeno e considerare il peggior nemico dell’Umanità, l’Iran…

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