“La Luce (dei diamanti?) sconfiggerà le Tenebre”. Firmato: Elisabetta II, Windsor, regina d’Inghilterra

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Elisabetta II, Windsor, regina d’Inghilterra, quando fa l’affermazione, a proposito delle complessità che riguardano la guerra contro l’ISIS, che “la Luce sconfiggerà le Tenebre”, si inoltra su un terreno periglioso e di non facile comprensione per tutti. Soprattutto se si pensa che, oltre a noi comuni mortali, a sentire queste affermazioni, sono anche le orecchie e il cervello di persone (gli intellettuali islamici) abituate a ragionare di Luci e di Tenebre, come pochi.  Nell’Islam (spero di non dire troppe corbellerie), il Sole (non credo che intorno a noi ci sia qualcosa di più rappresentativo per rappresentare metaforicamente la Luce!) è l’astro del giorno, fonte di tutte le luci sensibili e di quelle spirituali. Per i musulmani, Allah è la luce dei cieli e della terra e non il diadema luccicoso della regina d’Inghilterra. Per i mussulmani, a cui dovrebbe essere rivolta la “minaccia”, è Allah che si leva nel cielo e nel momento in cui si s-vela e appare nel luogo dove si era nascosto ed occultato, ossia nell’anima, la quale è il velo ed è il luogo da conoscere perché conoscendolo si conosce la propria anima e conoscendola si conosce il proprio Signore, cioè Allah. Non credo che i mussulmani colti considerino la regina Elisabetta II qualcosa di “riconducibile” alla Luce. Anzi, inoltrarsi sul terreno della Luce che sconfigge le Tenebre, il Capo della Chiesa anglicana, religione ufficiale dello Stato, potrebbe aprire un contenzioso culturale su come un luce diurna qualunque tramonta di notte, ma “il Sole dei cuori non scompare mai”. Difficile con tutta quella ricchezza, risaputa e ostentata ogni volta che sfila per Londra, accumulata spargendo il sangue di milioni di innocenti, spacciarsi per una che può ragionare con qualcuno che prepara culturalmente i suoi seguaci/fedeli parlando “del sole dei cuori che non scompare mai”. Anche perché la Regina (evidentemente pure lei pessimamente consigliata) rimuove il fatto che recentemente uno degli uomini che le avevano giurato fedeltà (Tony Blair) ha varcato (non sappiamo in realtà se lo abbiano fatto entrare) la porta del Pentimento su quanto è accaduto in Iraq e nelle terre dove si è successivamente massimamente rafforzato il pensiero contro cui è diretto l’anatema reale appena pronunciato. Pentirsi, nell’Islam, è complicato perché per loro il pentimento (tawba) significa il ritorno (rugu) ma non è chiaro come uno come Blair possa pentirsi e dove abbia inteso, pentendosi, ritornare. Pentirsi quando ciò che era nascosto diventa evidente (e per chi oggi attacca, siamo a questo) è solo ipocrisia (tasannù, scusandomi per l’eventuale grafia impropria). E per il servo, come  dicono dalle parti dei califfi, è meglio, quando incontra il suo Signore, essere coperto di ogni peccato – salvo il politeismo – che presentarsi davanti a Lui con foss’anche un solo atomo di ipocrisia. La regina d’Inghilterra (e implicitamente il suo ex-premier) è letteralmente coperta d’oro e quindi un’ipo-crita per antonomasia. La regina d’Inghilterra è una delle donne più ricche del Mondo ma per i musulmani è anche colei che nomina i vescovi e gli arcivescovi che poi entrano a far parte del Parlamento inglese. La regina, per i musulmani, è il Capo delle Forze armate, e non a chiacchiere. Per cui, quella di poche ore addietro, sarà considerata una dichiarazione di guerra a tutti gli effetti: quella che ha parlato è il capo religioso e il comandante supremo dell’esercito britannico. Vedo, quindi, molto male, questa lotta all’ISIS portata sul piano delle affermazioni “alte” se a farle è una come Elisabetta II.

REGINA ELISABETTA IN CARROZZA

Vedo meglio trovare una strada illuminata dalle parole – tra le altre – che i saggi amanuensi, riunitisi nei conventi europei, agli albori del secondo millennio, ci hanno tramandato ricopiando le opere di Tito Lucrezio Caro:

“Tutta la nostra vita si dibatte nell’oscurità, simili ai bambini che tremano e si impauriscono di tutto nelle tenebre cieche. Noi, in piena luce, spesso temiamo pericoli tanto poco terribili quanto quelli che l’immaginazione stessa teme, che crede di vedere avvicinarsi.”

Questo è valido “per ogni individuo/bambino” che sia anglicano, buddista, agnostico, cattolico, mussulmano, induista, ebreo.

Più che affidarci quindi alla guida spirituale-politico-affaristico-militare di Elisabetta II, tenterei di far salire in cattedra, William Shakespeare (sempre inglese) con il suo …there is no darkess but ignorance. Non v’è tenebra se non nell’ignoranza.

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E se proprio oggi ci dobbiamo rovinare, aggiungeremmo (sempre di matrice inglese) uno spunto (che dedichiamo in particolare all’amico Andrea L. che si applica all’informatica colta e intelligente) su come si può uscire dalla dicotomia semplicisticamente proposta (Luce e Tenebre) dalla regina riccastra:

I colori sono la qualità della luce dell’intelligenza, che filtra le tenebre dell’ignoranza.Isaac Newton

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Oreste Grani/Leo Rugens, sempre più preoccupato della “pochezza” di quelli che consigliano i grandi della terra.

P.S.

Per la  lettura di un post nel giorno di S.Stefano (grande prova di fedeltà e di affetto) vi offro, gratis (maledetta parola!), un ultima riflessione presa dal passato remoto (V sec. A.C.) e attribuita a Parmenide: “Dal momento che tutto è denominato luce e tenebra e secondo le loro abitudini esse sono applicate a questo e a quello, tutto è pieno ugualmente di luce e di oscura notte, uguali ambedue, perché né con l’una né con l’altra c’è il nulla.”

P.S. al P.S.

Trovare il modo di risalire lungo l’asta del Pendolo è il tema del tempo contemporaneo e del futuro immanente.

Questa è mia e si capisce.