Perché i deputati del M5S devono rinunciare a parte dello stipendio parlamentare

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Ogni mese i parlamentari del Movimento 5 Stelle si tagliano lo stipendio  e donano quei soldi ad un fondo per far partire nuove imprese e quindi nuovi posti di lavoro in Italia. A differenza di tutti gli altri suoi colleghi, la Senatrice  Serenella Fucksia non ha ancora restituito le eccedenze degli stipendi di Aprile, Maggio, Giugno, Luglio, Agosto, Settembre 2015, così come richiesto dallo Staff e nonostante i diversi solleciti inoltrati con scadenze in data 8, 21 e 26 dicembre. La Senatrice Fucksia ha violato ripetutamente il codice di comportamento dei Parlamentari 5 Stelle. Ti chiediamo se la Senatrice Fucksia debba essere espulsa. Esprimi la tua preferenza da qui:
https://sistemaoperativom5s.beppegrillo.it/index.php

 In quanto iscritta al M5S il28 dicembre ho ricevuto una mail contenente il testo che avete appena letto. Ho votato naturalmente e coerentemente per l’espulsione.
Non è piacevole prendere atto che chi è stato accolto in seno al movimento ed eletto grazie agli sforzi e ai voti di milioni di onesti cittadini abbia rotto il patto sottoscritto. Pazienza, ciò che conta è che il regolamento sia stato rispettato e la Fuksia Serenella: espulsa.
Mi permetto una riflessione in merito al tema della restituzione di parte dello stipendio da parte dei parlamentari del M5S giacché è uno dei temi di maggiore scontro sui media.
A mio avviso, la ragione per cui il regolamento che i candidati hanno sottoscritto e che li obbliga alla restituzione di una quota considerevole dello stipendio, non ha come fine il sostegno alla piccola impresa, per quanto sia meritorio che tali soldi siano spesi a tal fine.
Partiamo dalla premessa che gli appartenenti al M5S siano mediamente giovani o appassionati ma non ricchi, tutt’altro, tanto è vero che spesso sono denigrati in quanto disoccupati o dediti a lavori con reddito basso.
Ebbene, chi ha scritto il regolamento deve avere pensato che soggetti del genere non siano affatto abituati al denaro, sicché ricevere di colpo un accredito mensile di 20.000 euro lordi (leggi articolo) avrebbe creato immediatamente un problema, anzi più di uno.
Non sono di quelli che pensano che il denaro sia lo sterco del diavolo, ma sono certa che il denaro generi invidia, soprattutto in chi non ne ha, sicché sapere che il tuo giovane vicino di casa, da nullatenente o quasi si ritrova un gruzzolo del genere, potrebbe causare un rancore difficilmente gestibile da chiunque.
Il denaro inoltre farebbe scattare immediatamente un profluvio di richieste di aiuto in seno all’entourage del deputato, già sottoposto, per italico vizio, alle richieste di favorire la carriera o di trovare un lavoro al parente disoccupato di turno.
Infine non è da sottovalutare il senso di potenza che tanti soldi possono generare in chi non li ha, potenza che, anche se impiegata a fin di bene, squilibrerebbe un delicato sistema politico qual è quello di un movimento nato dalla aggregazione di strati sociali tutt’altro che benestanti, colti ma non ricchi.
Insomma, la restituzione di parte dello stipendio a me pare più parte di un processo di formazione, volto ad abituare e formare una classe dirigente votata alla gestione della “cosa pubblica” piuttosto che una classe politica prona a chi la sostiene economicamente, magari attraverso opache donazioni a fittizie e inutili fondazioni (Icsa, Italianieuropei o la defunta veDrò).
Mi sbaglierò ma a pensare bene a volte ci si indovina.
Dionisia
P.S. Anche i deputati del P.C.I. o i Radicali si privavano di parte dello stipendio, ma lo facevano e lo fanno a beneficio del Partito, con la differenza che erano e sono professionisti della politica e non gente normale che fa politica.
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Fuksia Serenella