All’Isis e ai suoi strateghi non interessava colpirci a capodanno, data poco simbolica

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Dopo avervi parlato dei miei nipoti acquisiti e del mio angelo protettore, torniamo al Leo Rugens pedante che conoscete ma che, zitto-zitto, ha incassato, nella sua marginalità, 373.571 accessi e, nell’ambito di questi numeri (per noi significativi se si pensa al perché e al come siamo nati), solo una decina di “contestazioni” o di legittime puntualizzazioni. Soprattutto abbiamo registrato il silenzio assoluto del perfido Amalek che non ha più ritrovato il coraggio del vigliacco/a che, nell’ombra e nell’anonimato del web, lo aveva spinto a mettere in atto, il 14 febbraio 2012, quella “misura attiva diffamatoria” finalizzata (coscientemente o incoscientemente) a farmi fuori e, così facendo, tentare di invalidare il disegno che per semplicità chiamerò, ancora una volta, “intelligence culturale, ubiqua e partecipata”. Prendetevela negli orifizi che più vi aggradano, piccole e piccoli personaggetti/e, come direbbe il saggio ibrido Crozza-De Luca: sono ancora vivo e pronto ad annoiarvi con alcune note saccheggiate alla erudizione di Alfredo Cattabiani sul significato e sulla storia dei “capodanno”.

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La data del Capodanno, fino alla soglia del XIX secolo ha subito molte variazioni rispetto a quella dell’ultimo calendario romano, adottata oggi da tutti i paesi di tradizione cristiana o cristianizzati. In Inghilterra e Irlanda, per esempio, dal XII secolo fino al 1752, il capodanno si celebrava il 25 marzo; il capodanno in Spagna rimase fissato al 25 dicembre fino all’inizio del 1600. Talvolta, addirittura, la data variava da città a città: vi era lo “stile” (così era chiamato il sistema prescelto) della Natività, che stabiliva il primo giorno dell’anno al 25 di dicembre; lo stile dell’Incarnazione o fiorentino (non renziano!) perché usato a lungo a Firenze, lo fissava il 25 marzo, festa dell’Annunziazione di Maria Vergine; lo stile della Pasqua o francese, adottato fino al 1564 in Francia, lo datava alla domenica della Resurrezione; lo stile veneto, usato a Venezia fino alla caduta della Repubblica, nel 1797, lo prescriveva al 1° marzo; il bizantino, adottato nelle Puglie e nelle Calabrie durante il Medioevo, lo indicava al 1° di settembre; e infine lo stile moderno o della Circoncisione, in vigore attualmente nei nostri paesi, al 1° gennaio. Ditemi che non lo sapevate e, commossi, mandatemi un euro.

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Quest’ultimo stile venne abbandonato quasi completamente nel Medioevo è Perché non era collegato né a un evento astronomico né a una  festa religiosa. Invece il 25 dicembre, che si riallacciava sia ad una festa sostiziale che alla nascita del Cristo, era sentito come un vero Capodanno. Quanto al 1° di marzo, ossia allo stile veneto, si ricollegava all’antico Capodanno primaverile, come d’altronde il 25 marzo, stile dell’Incarnazione o fiorentino (non stile Renzi quindi), e lo stile della Pasqua. Per questo motivo ancora oggi il periodo compreso fra il solstizio invernale e la Pasqua è costellato di feste, cerimonie e usanze che direttamente o indirettamente celebrano o si ispirano alla nascita del nuovo anno. Perfino il Carnevale era una festa di passaggio dal vecchio al nuovo anno.

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IN FINALE DIRO’ LA MIA SUL FATTO CHE GLI ALLARMI SUL PERICOLO ISIS, A CAPODANNO, AVEVANO POCA BASE SCIENTIFICO-CULTURALE E POCHISSIMI RIFERIMENTI A CUI I CATTIVONI POTREBBERO ESSERE INTERESSATI. IN PASSATO, I SEGUACI DEL CALIFFO DI TURNO AVEVANO SCELTO LE DATE DEGLI ATTACCHI CON ALTRI CRITERI E SIMBOLOGIE. IL CAPODANNO COSI’ COME LO CELEBRIAMO NON RIENTRAVA TRA I LORO “RAGIONAMENTI”. STAREI PIU’ ATTENTI AD ALTRE DATE MA PER SAPERE QUALI NON BATERA’ CERTO L’EURO DI CUI SOPRA. QUELLO ERA UN GESTO “SIMBOLICO” RICHIESTO AGLI AMICI E AGLI AFFEZIONATI LETTORI. PER SUGGERIRE AI CIUCCI PRESUNTI E AI DISINFORMATORI DI PROFESSIONE A QUALE COMPLESSO MONDO CULTURALE E SIMBOLICO FACCIANO RIFERIMENTO I SEGUACI DI QUESTO CALIFFO (O DI ALTRI) CI VOGLIONO PICCIOLI VERI,TANTI E IN CONTANTI (CHE SUONA ANCHE BENE), PERCHE’ DI SUGGERIMENTI GRATIS SIAMO STANCHI DI DARNE SOPRATTUTTO PERCHE’ABBIAMO LA SENSAZIONE (O ADDIRITTURA LA CERTEZZA) DI DARE – COME SI DICE – “PERLE AI PORCI”. E, COME DOVRESTE SAPERE, NON E’ OPPORTUNO PARLARE DI PORCI CON I CREDENTI IN ALLAH.

ORESTE GRANI TORNATO AD ESSERE LEO RUGENS MA, COME SI LEGGE, DETERMINATO, NEL 2016, A FARE SOLDI