Beppe Grillo e gli ologrammi. Ovvero la luce è soltanto nella mente di chi la osserva

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Ologramma è parola nota nel suo significato – anche metaforico – ad alcuni ma non a tutti. Cosa volesse dire Giuseppe Beppe Grillo da Genova in occasione del suo ormai rituale messaggio di fine d’anno, sento il desiderio di chiedermelo e di approfondirlo.

A prescindere dal riferimento/esempio ottimale (Gasparri e il cavallo di Caligola) che forse rende chiaro il ragionamento, per coglierne tutta la gravità e solennità (anche Grillo a fine anno, giustamente, dice la sua e prefigura il possibile), è necessario richiamare alcune cose sulla Luce e i Colori e l’Ombra senza i quali l’effetto ologramma non sarebbe possibile. Effetto meno semplice di quanto si possa pensare se ci si accontenta degli esempi che Grillo fa in chiave riduttiva dei personaggetti che, veri o in forma ologrammatica (ma si può dire?), popolano la scena della politica italiana. Gli ologrammi non esisterebbero fuori da quanto la Luce e l’Ombra sono e “sanno fare”. Per cui, se mi sopportate, vi rifilo un po’ di pensieri di altri (e che altri) sulla Luce e sulle Ombre.

“La forma fondamentale, comune a tutti i corpi, è la luce.” Bonaventura da Bagnoregio – Filosofo e teologo italiano. 1217-1274

“La luce è la prima forma, principio di determinazione delle cose. Unendosi alla materia, essa dà origine ad una sostanza semplice, senza dimensioni.” Roberto Grossatesta – Teologo, Filosofo e scienziato inglese. 1168-1253

“L’attività psichica (e qui entriamo nel vivo del ragionamento che suggeriamo per interpretare l’intervento di Grillo) dell’osservatore è essenziale e determinante per dare luogo alla visione.” Avicenna (Ibn Sina) Filosofo e medico musulmano. 980-1037

Viene poi ma anche prima, se volete, il pensiero di Epicuro, filosofo greco 341-270/271 a.C.: “Da tutti i corpi esistenti sono emesse delle immagini, dei “simulacri” (possiamo spingerci fino a chiamarli oggi ologrammi?). Di aspetto molto simile ai corpi solidi che le emettono ma molto più tenui di tutte le cose reali e sensibili.”

Si potrebbe andare avanti per ore e chilometri lineari di definizioni (o di tentativi di definizione) di ciò che è e di ciò che appare alla Luce o nelle ombre. O tra la Luce e le ombre.

“La luce è soltanto nell’anima e nella mente di chi la osserva”, arriva a dire lo scienziato francese Pierre Buoguer, 1698-1758.

Fermiamoci o ci vuole una Treccani.

Forse, semplicemente e con la risolutezza necessaria, è ora di staccare la spina alle macchine ottiche che generano gli ologrammi/simulacri della politica italiana e provare a governare, per il bene comune, il divenire delle cose e le relazioni tra gli esseri reali e …sensibili.

Gli equini (cavalli o somari che siano) alla Gasparri, li lasciamo volentieri ai piccoli e ormai farneticanti Caligola.

Senza timori referenziali ed evitando “soste prolungate” di pulmini.

Oreste Grani/Leo Rugens