Renzi aspetta che Crozza gli prefiguri cosa sta per accadere tra sauditi e iraniani, tra sciiti e sunniti

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Chissà se quello zuzzerellone di Matteo Renzi (interpretato ormai con sforzo perfino dal geniale Crozza tanta è la inadeguatezza, di forma e di contenuti, del dittatorello toscano) ha capito cosa sta per accadere tra gli amici recentemente acquisiti (i sauditi) nelle cui braccia “qualcuno” lo ha spinto e i suoi altrettanto recenti amici (gli iraniani) con cui ha firmato “di tutto”, nello stesso periodo, con quella duttilità e spregiudicatezza che lo contraddistinguono?

La differenza con la politica interna italiana a cui Renzi sembra essersi ben addestrato, è che i signori di Riyad o di Teheran non sono abituati a farsi accoltellare da tipetti scanzonati alla Renzi (non sono, per intendersi, degli sprovveduti Enrico Letta) per cui dire che – tra poco (lunedì mattina?) – il nostro si troverà diplomaticamente tra Scilla e Cariddi ma senza sapere, a differenza di Beppe Grillo, nuotare, è essere generosi. Gli iraniani, dopo che i sauditi le hanno già usate per far ruzzolare teste che non dovevano essere profanate, stanno affilando – a loro volta – le lame.  E non solo quelle. I 47 decapitati (che bel numero macabro hanno scelto quei riccastri ignoranti dei sauditi!), con i loro martirio, scaveranno solchi, per altri secoli. L’anticipo di quanto da domani accadrà è stato il solito assalto all’ambasciata della Arabia Saudita ma ritengo che questa volta la partita non si giocherà solo nelle piazze o sul prevedibile terreno yemenita dove già si scannano (da anni), soprattutto per interposte persone. L’aviazione persiana potrebbe far sentire, quanto prima, non tanto una qualche superiorità tecnologica ma l’abilità e il coraggio dei suoi piloti e allora il conflitto, allargandosi, potrebbe mettere in serissimo imbarazzo, in piena campagna elettorale per le primarie, le lobbies statunitensi che non saprebbero che pesci prendere: business con gli uni; business con gli altri. Come il povero Renzi e i suoi troppi “Carrai”. Intanto il prezzo del petrolio (a 35 dollari al barile) continua a non subire i venti di guerra (come è sempre stato – viceversa – negli ultimi decenni) e questa è la grandissima novità che si può facilmente definire storica.

Ma chi cazzo regge le sorti della politica estera (cioè di tutto) in questo nostro sgarrupato Paese?

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Cambio argomento solo apparentemente perché sempre di petrolio e di risorse energetiche si tratta.

Qualche tempo addietro (era luglio 2015 e faceva un gran caldo), un gruppetto di indaffaratissimi mediatori d’affari romani (in questo caso, tra loro, c’era anche un chiacchierone veneziano), si erano messi in testa di approfittare dell’imminente apertura nelle relazioni d’affari tra l’Iran e quella parte del Mondo “occidentale” che da anni si atteneva a sanzioni volute soprattutto dalle amministrazioni statunitensi nei confronti di Teheran. Oltre che con i persiani ritenevano di saper fare affari con i marocchini e in particolare con l’entourage del re Mohammed VI.

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Non so chi di voi abbia mai assistito a questi discorsi molto “romani” (spesso – o quasi sempre – si tratta di millanterie e di mediatori che sperano di afferrare l’attimo coglionando gli altri attori della vicenda) ed io dovrei, per vissuto pregresso, saper riconoscere al volo il grado di inaffidabilità di tali soggetti. Ma in stato di bisogno come mi trovavo (e mi trovo) dopo la misura attiva subita il 14 febbraio 2012, ho fatto finta di non capire in che pochezza di situazione mi trovavo e, per pochi onesti soldini, ho prodotto, con un po’ di sforzo personale e utilizzando tante fonti aperte autorevoli (comprese alcune che pochissimi conoscono e a cui mi sento autorizzato – da anni – ad accedere), il report che oggi – “generosamente e pomposamente” – metto a disposizione della rete. Rete amica che saprà farne – certamente – miglior uso di quanto non ne seppero fare i millantatori/cazzafrulloni di cui sopra. Tecnicamente, nel mio mondo di riferimento, chiamo quei momenti, giustificati dallo stato di bisogno, “perle ai porci”. Se richiesto, dirò quanto quei signori hanno versato alla struttura professionale a cui, in quel momento, dovevo appoggiarmi. Il riferimento alle aquile e al loro volo lo spiego un’altra volta dal momento che già il dossier è lungo.

Oreste Grani, in stato di bisogno ma ancora libero pensatore.

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Dove osano le aquile-web