Ma chi è la Befana? E soprattutto, chi è Befana?

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Alla fine la Befana è arrivata. Come abbiamo fatto cenno in altri post, a noi piacciono i Re Magi e per omaggio alle loro figure storico/leggendarie, ripostiamo un articolo che affidammo alla rete il 16 dicembre 2012 (“Lì dentro certamente c’è un Dio”. Tommaso apostolo in India incontra i Re Magi). A volte, il vino invecchiando, migliora. A volte si, a volte no.

Per tornare alla figura femminile che porta regali, non è soltanto romana: è detta, ad esempio, La Vecchia a Pavia, la Pifanie a Lario Orientale, la Vecia o la Stria a Mantova, Padova, Treviso e Verona, la Pasquetta (!) a Legnago, a Venezia Marantega o Redodesa, nome che si ritrova anche nelle Alpi Bellunesi con le varianti Redosega, Redosola e Redosa; la Sibilia a Pirano, la Donnazza a Borca di Cadore, l’Anguana per quei poveracci che passano le ferie a Cortina d’Ampezzo e la Berola in provincia di Treviso, la Vecie o la Srie o la Femenale o la Marangule nel Friuli. a Modena è la Barbasa, a Piacenza la Mara, la Voecia a Bologna.

E voi, ogni tanto, impropriamente, mi sentite parlare dell’Italia!

Cento località, cento campanili, cento linguaggi, cento modi di vedere le cose.

Questa vecchia misteriosa e inquietante, chiamata appunto in cento modi diversi, che appare la dodicesima notte dopo quella di Natale, alla fine di transizione tra il vecchio e il nuovo anno, non ha nulla a che fare con l’Epifania, ovvero con l’arrivo dei re Magi che portano i tradizionali doni a Gesù Bambino, se non nel nome: deriva infatti dall’aferesi (…) del latino Epiphania, che da prima diventa Pifania, poi Bifania, Befania e infine Befana. Tentativo evidente di cristianizzare (?) l’inquietante personaggio trasformandolo nella personificazione femminile della festa. La Befana potrebbe essere stata interpretata come un’immagine di madre Natura che , giunta alla fine dell’anno invecchiata e rinsecchita, assume le sembianze di una brutta befana appunto e, prima di morire, offre dolciumi e regalini che altro non sono simbolicamente,se non i semi, grazie ai quali riapparirà nelle vesti di giovinetta Natura. La Befana si può anche cacciare, uccidere, bruciare come si faceva una volta nel Veneto quando durante la dodicesima volta (il 12 è anche il numero dei mesi dell’anno) si svolgeva un rito basato su un gran chiasso che serviva per scacciare dai campi e dai paesi tutte le forze malefiche. Poi, dopo il clamore, si accendeva un fuoco dove si poteva bruciare il pupazzo orrendo della Vecia: da questa usanza è nato il detto copar la vecia, cioè liberarsi di ogni male.

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Questo è il mio consiglio augurale: accendete un fuoco (se non avete un camino basta una fiammella di una  candela) e bruciate metaforicamente ogni ricordo negativo che avete del 2015. Fatelo, perché il 2016 sarà molto, molto, molto peggio. Per alcuni, ma non per tutti, direte voi .

Il Mago Oreste oggi in versione Otelma.

P.S.

Ve lo ricordate Othelma? Tenete conto che nel Partito Radicale oltre a Marco Pannella, Adele Faccio, Ilona Staller, Emma Bonino, Adelaide Aglietta, Bruno Zevi, Gianfranco Spadaccia, Franco Roccella, Tony Negri, Enzo Tortora, Leonardo Sciascia, Francesco Rutelli e diecimila altri, potevate trovare anche Giorgio Conforto (Kgb) e il Mago Othelma. Che tempi meravigliosi, che cesti variegati, che profumi, che intelligenze rispetto agli attuali dove il massimo che ti può capitare di incontrare in un partito sono figure tipo Debora Serracchiani, Dorina Bianchi, Daniela Santanchè per rimanere – maschilisticamente – nel mondo femminile. si fa per dire.

P.S. al P.S.

I riferimenti alla ricorrenza della “Befana” sono stati postati rifacendomi a quanto ho letto sulle feste, i miti, le leggende e i riti dell’anno che Alfredo Cattabiani, studioso di storia delle religioni, di simbolismi e di tradizioni popolari, ha scritto a suo tempo.


“LÌ DENTRO CERTAMENTE C’È UN DIO”. TOMMASO APOSTOLO IN INDIA INCONTRA I RE MAGI

Dedico questo post ai Re Magi di cui tra pochi giorni si riparlerà (spesso a sproposito) per la loro “presenza” nei presepi della Natività cristiana.

In realtà, le parole e le immagini sono offerte al mio tenero amore segreto Tommaso.

Oreste Grani

Nell’insieme di tradizioni che caratterizzano la storia dei Magi dopo il loro ritorno in patria, può capitare di incontrare un personaggio intorno al quale le fonti storiche e quelle leggendarie si intrecciano indissolubilmente. Ci riferiamo a san Tommaso evangelizzatore dell’India e battezzatore dei tre testimoni della nascita divina.

Nelle varie tradizioni cristiane, san Tommaso affiancò i Magi nel loro impegno di evangelizzazione, svolgendo un importante ruolo apostolico nell’«Oriente», in cui Gaspare, Melchiorre e Baldassarre portarono la Buona Novella.

Tommaso, «uno dei Dodici», l’uomo che non credette fino a quando vide, si trasformò nel portavoce ufficiale della venuta del Messia, narrata con la testimonianza di quanti ebbero modo di assistere alla sua nascita. Ma il ruolo principale di Tommaso sta proprio nella sua presenza come testimone nel tempo del miracolo più grande: la risurrezione. Inoltre, con la sua esperienza si esprime la necessità di credere alla Parola attraverso una fede che non conosce i cedimenti tipici delle umane incertezze: «Perché mi hai visto hai creduto? Beati coloro che hanno creduto senza vedere».

In più occasioni il nome di Tommaso è collegato al Vicino e Medio Oriente (Persia e Partia in particolare), dove rivelò la sua santità e compì numerosi miracoli. Condusse molti pagani ad abbracciare il Cristianesimo e la documentazione agiografica ci dice che fu poi martirizzato dal re Mazdai, dopo avergli convertito il figlio.

Le sue spoglie – oggi conservate nella cattedrale di San Thome a Madras e a Ortona in Abruzzo erano custodite nel IV secolo a Edessa (il 3 luglio la Chiesa orientale celebra la traslazione delle reliquie di san Tommaso a Edessa), che divenne il centro del culto del santo. Nella città turca probabilmente fu scritta la Cronaca di Zuqnin, che enfatizza appunto l’incontro tra Tommaso e i Magi, sottolineando il ruolo evangelizzatore dell’apostolo incredulo.

Un altro documento apocrifo posto in relazione all’apostolo dell’India è il Vangelo di Tommaso, un’opera del III-IV secolo la cui redazione originale sarebbe però più antica. Questo documento apocrifo proviene dalla biblioteca copta di Nag Hammadi, scoperta nel 1945, ed è caratterizzato da contenuti molto simili a quelli dei Vangeli canonici, in particolare Matteo e Luca; ma deve la sua origine alle influenze gnostiche in esso rilevabili. 

Un contributo importante alla diffusione del legame tra i Magi e san Tommaso giunge ancora da Giovanni da Hildesheim. Il carmelitano tedesco sottolinea infatti che san Tommaso compì una profonda opera di evangelizzazione: dopo aver abbattuto gli idoli, consacrò i templi a Cristo, si dedicò alla predicazione e operò molte guarigioni miracolose.

Fu in India che incontrò i Magi. I tre, «ancora viventi nella carne sani e vecchi», conobbero da san Tommaso le altre vicende della vita di Cristo, in particolare la passione e la risurrezione. Inoltre l’evangelizzatore li battezzò con tutto il loro popolo. E così i tre, «con fedeltà e umiltà, esposero a tutte le tribù e lingue e popoli che ivi erano convenuti, le cose che erano loro accadute, che avevano visto ed udite, quando, con la guida della stella erano andati cercando Gesù e lo avevano trovato ed adorato, e quando, poi, erano ritornati».

Insieme con Tommaso, i Magi salirono sul Monte Vittoriale (che a questo punto l’Hildesheim pone in India ) dove l’apostolo consacrò la cappella fatta costruire dai tre per ricordare la loro missione a Betlemme. San Tommaso consacrò quindi vescovi i tre Magi, che a loro volta scelsero tra il popolo «persone senza macchia e le ordinarono preti».

In seguito, l’evangelizzatore partì per la sua missione «nelle parti superiori dell’India» compiendo molti miracoli e convertendo molte persone, passando per terre misteriose in cui «tutti gli Indiani che nascono in tali terre hanno la faccia come quella dei cani, ma non irsuta».

Rimasti senza la guida spirituale, i Magi «peregrinarono per tutte le città e tutti i villaggi, e vi costruirono molte chiese, ordinandovi preti e ministri di Dio. E, messa da parte ogni mondana vanità, elessero come loro perpetua dimora la città di Seuva, e, con l’ausilio di Dio e degli altri vescovi e preti, da lì governarono le terre e i regni loro, nello spirituale e nel temporale. E tutti i popoli obbedirono loro non per timore, ma per amore, non come signori, ma come padri, e li amarono di amore non apparente».

Brani saccheggiati da “La vera storia dei Re Magi” di Massimo Centini

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