Khanna immagina e “Obama” realizza o almeno ci prova

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Nederland, Leiden, 08-10-2010 Parag Khanna is Directeur van the Global Governance Initiative and Senior Research Fellow in the American Strategy Program at the New America Foundation. Foto ; Arenda Oomen

Il modo migliore per capire se qualcuno capisce o meno di geopolitica è di andare a leggere i suoi vecchi testi e confrontarli con il presente; se le analisi coincidono allora può essere una buona idea tenerlo d’occhio: è il caso di Parag Khanna.

Le pagine riportate in fondo al post sono tratte dal già saccheggiato I tre imperi di Khanna, Fazi 2009 (l’edizione inglese è del 2008).

Scritto alla fine dell’era Bush, il testo sottolinea il disinteresse dell’amministrazione repubblicana nei confronti dell’Iran e, neanche a farlo apposta, proprio nel 2009 “Obama” comincia a corteggiare gli iraniani secondo le parole dell’informato Lucio Caracciolo (leggi Chi è “Obama”…). Khanna sembra quindi essere in piena sintonia con la politica di “Obama” e sottolinea anche l’importanza che l’Iran e le sue materie prime hanno per la Cina, interessatissima perché l’embargo economico sia tolto quanto prima.

Obama da una parte e la Cina dall’altra indirizzati verso lo stesso obbiettivo rappresentano una forza difficilmente contrastabile anche per i ricchissimi sauditi o l’allarmatissimo Netanyahu.

Un discorso a parte merita il rapporto tra Iran e Russia, come sottolinea l’amico B.B., giacché i legami storici tra i due paesi sono così profondi che potrei presentarvi un interessante persiano talmente stalinista che sulle prime credevo scherzasse mentre tesseva le lodi del georgiano…

Khanna sottovaluta forse l’opposizione dei sauditi, laddove auspica una “struttura regionale” che abbracciasse tutti i paesi nel triangolo composto da Israele, Arabia Saudita e Iran (pag 312) così da mettere le basi per la pacificazione dell’area (nucleare civile in cambio dell’interruzione del sostegno al terrorismo di matrice sciita).

L’autore sottolinea anche che togliere l’Iran dall’isolamento economico e politico favorirebbe l’ascesa di quella componente laica della società che non tollera l’oscurantismo religioso degli ayatollah o la corruzione.

Certo Khanna avrà letto anche La porta dello scorpione (2006) di Richard A. Clarke e non potrà non essere rimasto turbato dallo scenario che vede una alleanza tra falchi iraniani e loschi figuri interni agli ambienti politici conservatori americani in lotta contro l’ipotesi di dare all’Arabia Saudita un governo di stampo occidentale e democratico.

Khanna anticipa la politica di “Obama” e fornisce una strategia oltre a prefigurare uno scenario di pace e di sviluppo, insomma un sognatore.

Dionisia

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