A proposito del convegno/annuncio “Intelligence collettiva” e dei necessari sviluppi futuri

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Un post è di fatto una lettera aperta e come tale vorrei, nella mia marginalità ed ininfluenza, che fosse considerata e ritenuta dal cittadino elettore ora parlamentare Angelo Tofalo.

Caro a me Tofalo

” La politica estera è tutto”, abbiamo sempre sostenuto in questo luogo telematico. Ora gli avvenimenti ci danno ragione. Aggiungevamo che una classe dirigente incompetente in geografia politica è destinata ad essere spazzata via dalla guerra/e e dalle difficoltà che sono implicite. Si assiste, per ora impotenti, a questa realtà montante che rivela tutto il provincialismo della stragrande maggioranza dei nostri deputati e senatori. Come sai abbiamo seguito con affetto e speranza crescente il convegno/presentazione “Intelligence collettiva” messo a punto da te come cittadino parlamentare e da forze professionalmente interessate al settore che abbiamo poi visto partecipare alla manifestazione.

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Utilizzando una metodologia che ci è consona, con riservatezza, abbiamo suggerito, nelle settimane che hanno preceduto l’evento, a personalità, anche con pregresse esperienze di Stato, a noi note e di cui abbiamo stima, di partecipare al convegno, facendo in modo che le stesse persone fossero invitati ad assistere ai ragionamenti d’esordio del Movimento, in questo campo strategico. Lo abbiamo fatto perché gli uni , tu in particolare e gli altri (gli invitati da noi appunto) riscuotono – da tempo – la nostra fiducia di cittadini appassionati della materia.  Lo abbiamo fatto, tra l’altro, perché, a queste complessità e all’interesse della Repubblica, abbiamo dedicato, come si deve fare per un grande amore, i migliori anni della nostra vita. Abbiamo apprezzato particolarmente che fosse presente (ci è stata segnalata anche una certa familiarità e cordialità tra il signor prefetto e i promotori dell’iniziativa) il dr. Armando Soi che proprio un anno addietro è andato in meritata pensione dopo aver servito lo Stato, con discrezione e passione culturale, come pochi altri hanno saputo fare, in questo nostro tormentato Paese. Abbiamo fatto il tifo per l’esordio, convinti come eravamo (e siamo) che senza un luogo mentale e fisico destinato ad elaborare “Intelligenza diffusa e partecipata”, la guerra tra la gente ormai in atto, non solo sarà perduta ma vedrà approfittare del “marasma” implicito al periodo drammatico che ci aspetta, persone non sempre qualificate che le complessità in essere si meriterebbero. In poche parole, il caos che si delinea, potrebbe paradossalmente favorire i peggiori o i gattopardi, “fiere” da sempre presenti nel settore.  Se non – addirittura – la confusione favorendo alcuni dei responsabili delle attuali inadeguatezze, chiamandole così ad essere buoni e vista la delicatezza della disciplina in discussione.  Per questo non crediamo che l’esordio, se non seguito da intensa e ragionata attività politica e culturale, potrà essere sufficiente a dare vita a quella auspicata stretta collaborazione tra il mondo civile e (passami il termine) quello militare, intendendo per “militare” gli specialisti e i cultori della materia. Alcuni di quelli che oggi hanno provato ad essere sufficienti ed utili alla Repubblica, hanno mostrato tutti i loro limiti. Viceversa il Paese non verserebbe nelle attuali condizioni e non sentiremmo dire ancora corbellerie del tipo “ora sappiamo cosa fare e come farlo in Libia”. A dirlo, spero che ti sia chiaro, sono gli stessi che un tempo dicevano che Ben Ali era saldo in sella, così Gheddafi, così Mubarak o che in Siria si stava benissimo. Ieri si è visto, ancora una volta e in presenza dell’ennesima carneficina, quanto dobbiamo “stare sereni” nella terra dove abbiamo “confezionato e protetto” – per anni – il “tappo” Gheddafi. E dove, alla fine, abbiamo fatto prendere agli altri competitori internazionali la decisione che era arrivato il tempo di farlo saltare quel “tappo”. Ma i popoli non sono bottiglie di champagne (vino notoriamente francese) che si stappano per fare allegria e, decidere il quando e a che temperatura versare nelle coppe, è cosa delicata come si è visto proprio nella vicenda libica. altrimenti invece del nettare degli dei si versa copioso sangue degli incolpevoli umani. In Libia, in Nigeria, in Iraq. Lo dico perché, in queste faccende, il fattore tempo è tutto, o quasi. Il quando, ad esempio, anche nel nostro Paese, è una variante fuori controllo perché non si pre-pensa nulla e quindi il calendario/agenda sta sempre in mano ad altri. Sinceramente questa critica all’inadeguatezza ci saremmo aspettati di sentirla pronunciare, nel convegno del 18 u.s. con maggiore fermezza da parte del Movimento. Ci saremmo aspettati, almeno ventilandolo, l’annuncio/richiesta di quel cambio della guardia (non solo ai vertici) senza il quale nulla sarà possibile. Capisco la prudenza ma non sono tempi di timori reverenziali ne di contaminazioni tra il vecchio e il nuovo. Anche le scelte di “dove” si studia e con “chi” si studia, fanno parte delle volontà reali di cambiamento e di transizione a quella condizione di rifondazione del settore che si dichiara voler attuare.

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Gli Unni sono alle porte e non intendo riferirmi agli scontati seguaci del Califfaccio cattivaccio di turno. Gli Unni (o chiamateli come volete), mentre scrivo, sono ancora padroni delle sorti della Repubblica e agiscono a loro piacimento anzi facilitati nel compito dalle paure generate dalla crisi economica, etica, militare, politica e culturale che pervade il Paese. Agiscono a loro piacimento perché anni addietro si sono impadronirti di tutto il possibile creando intorno al “servizio” un effetto alone malsano che ancora perdura e incute in certi casi diffidenza/paura e non la doverosa istituzionalmente “sicurezza/rispetto”. In alcuni (spesso in imprenditori o mediatori d’affari) l’effetto alone di cui sopra addirittura suggerisce complicità e corsie preferenziali con gravissimi danni per la riservatezza delle trattative e degli interessi del Paese e spesso, se non sempre, per l’Erario.   Oggi senza saper mettere in moto un processo “cata-strofico” (che si deve sapere anche gestire nell’attuazione concreta  parlando di organici di migliaia di persone), rimarrà estremamente difficile “mandare a casa” (ma il Movimento non ha avuto un periodo fortemente caratterizzato da questa espressione di sintesi politica e culturale?) le “mele marce” e certamente non vedremo chi tale dovesse essere, spontaneamente fare un passo indietro. Anzi, fuori. Vizi (molti) e virtù (pochissime) dei “servizi segreti” italiani, a queste condizioni d’approccio un po’ timido, sembrerebbero destinati a essere protratti nel tempo. Anzi potrebbero divenire paradossalmente questi elementi quelli che guidano ad una transizione perché nulla cambi. Altro che quattro camorristi campani e le farneticazioni di Matteo Orfini. I pericoli, dietro la siepe, sono ben altri e spero che tu, in piena luce, non li stia sottovalutando. Ma la Repubblica, come sai, non ha più tempo. La situazione evolutiva dell’insorgenza (altra cosa dal terrorismo) jiadista e le attività di sabotaggio oggettivo messe in atto dai loro complici (anche italiani!), non consentono tempi lunghi per attuare il contrasto e dispiegare successivamente una necessaria e sovranamente elaborata, Strategia di Sicurezza (intanto) Nazionale. Come certamente saprai, quando non si ha tempo, in guerra, si devono necessariamente fare scelte di alleanze. Ma scegliere gli alleati è la vera arte della guerra. Scienza che non si apprende in una notte o mal consigliati.

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A questo proposito aggiungo una indicazione pratica (facendomi quindi impropriamente ma gratuitamente consulente che non sono) che non vuole avere certo altro peso se non quello di una piuma, e faccio notare che “vizio” è maschile e “virtù” è femminile. A questo proposito, se fossi in te, mi andrei a cercare una donna, intendendo Loretta Napoleoni (che mi sarei aspettata tra gli invitati o, meglio, tra i relatori del convegno/annuncio), studiosa competente e che, per di più, mi risulta volere molto bene al M5S, e a lei chiederei di prepararmi al Grande Gioco. Gioco a cui si aspira a partecipare non certo, come è ovvio per un “grillino”, per ambizioni personali ma per farsi scudo della collettività italiana a cui si appartiene e che lo ha espresso. La Napoleoni, di Intelligence, con annessi e connessi e con approccio culturale transdisciplinare, ne sa più di tanti maschietti italioti che ritengono di saper insegnare la materia ma che, da decenni, sempre negli stessi luoghi e sempre con gli stessi docenti recuperati tra quelli che spesso non hanno saputo agire nell’interesse della Repubblica, sfornano e legittimano, con il  loro scontati corsi di studio, personaggetti (come direbbe il sommo ibrido Crozza-De Luca) inadeguati alle complessità internazionali in essere se non, peggio, qualche furbetto carrierista o, ancor peggio, qualche utilizzatore, vano e inopportuno (se non illecito) dei soldi pubblici destinati alla sicurezza del popolo sovrano e quindi dell’Italia.  Mi cercherei delle studiose/i quindi e mi formerei uno staff appositamente dedicato piuttosto che ritenere formativi e taumaturgici i master che vengono offerti, da anni e senza risultati, sulla “pubblica piazza”. Altrimenti si vedrebbero cose diverse da quelle che connotano il campo da quarant’anni. Intendendo da quando “la cosa” si chiamava SID, Sismi, Sisde. Con il denaro a cui con grande senso civico avete rinunciato potresti suggerire agli organi del Movimento (fino ad una trasparente consultazione in rete) di  rilevare/garantire un piccola “fabbrica di idee” in difficoltà (e questo vi darebbe garanzie della sua indipendenza dagli attuali padrini del settore)  al suo interno dare vita ad un percorso formativo dedicato a te e a chi in futuro sarà chiamato a seguire il settore e ciò che è implicito. Dico questo nella speranza che scelte di questa natura siano già state fatte nel Movimento e che stia dicendo delle banalità che a te sembreranno ovvie in quanto già determinato in questa direzione: il mio maestro (sono un vecchio patetico repubblicano storico) Giuseppe Mazzini, lasciò detto che scuole e ancora scuole si dovevano fondare. Lo dico perché sarebbe bellissimo che tu ed altri non doveste andare in giro a formarvi nei luoghi che non hanno saputo farlo fino ad oggi (altrimenti non saremmo dove stiamo e come  stiamo) ma, con il denaro della collettività che viene legittimamente da voi raccolto e restituito, si potesse dare vita ad un motore di cambiamento e di garanzia  finalizzato a produrre interattivamente quanto culturalmente è necessario per la sicurezza dello Stato e quindi di tutti i cittadini che rappresenti. Un processo virtuoso ricorsivo che mi auguro tu voglia valutare.

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Certo così di essermi fatto ancora più nemici di quanti ne avessi prima di questo post (non parlo ovviamente di te e degli amici del M5S) saluto i miei dieci lettori e mezzo (prima eravate 4, poi 6, poi 8, ora dieci e mezzo chissà dove vogliamo arrivare?!?!) e invio queste riflessioni, certo che vorrai e saprai farne buon uso sempre ricordando, a te e a me, che il “datore di lavoro” (soprattutto il tuo), con contratto a tempo determinato, è la Repubblica Italiana e implicitamente il Popolo sovrano.

Con stima e affetto.

Oreste Grani che comunque continuerà a fare il tifo per un’Intelligence Culturale Ubiqua, partecipata, diffusa e strutturata, in cui, ogni singolo cittadino, facendosi Stato, possa concorrere, in modo attivo e responsabile, alla difesa della nostra comunità e dell’Umanità nella sua interezza.

P.S. Loretta Napoleoni non mi è parente e sono certo che non sappia della mia esistenza. Dico questo per evitare, essendo io un personaggio diciamo difficile e molto chiacchierato, accostamenti disdicevoli. Il che, vista come è entrata in funzione la macchina spara fango contro il Movimento 5 Stelle, è una precisazione che ritengo doverosa.