Genghi e Mori: ragion di stato e fini superiori

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Leggo nella mini recensione a firma di Antonio De Martini, analista di cose complesse e grande conoscitore, anche per tradizione familiare (il padre era la medaglia d’oro vivente del SIM,  Francesco De Martini) del mondo a cui ha appartenuto il generale Mario Mori che viene postata sul blog, alcune espressioni di commento allo sforzo letterario che il generale ha voluto fare per lasciare ricordo delle sue attività professionali al servizio del Paese. Tra pochi giorni esce Servizi e Segreti. Ho usato una frase ancora più contorta di quelle che solitamente uso non solo perché non sono bravo a scrivere ma in quanto ho necessità, anche in questo caso, di provare a farmi capire andando appunto oltre i limiti imposti dalla mia inadeguatezza culturale. Ognuno ha diritto a scrivere ciò che vuole fino a quando le cose che afferma non ledono gli interessi di qualcuno in modo specifico e della collettività nel suo insieme anche eventualmente mentendo o provando a ricostruire le vicende disinformando e, come si diceva dalle parti del maestri del Foro, Cicero pro domo sua, che sarebbe a dire che “Cicerone dice cose che possano tornare utili a lui e alla sua parte”. Ognuno ha diritto a scrivere, in una collettività organizzata, quello che ritiene opportuno e la legge, uguale per tutti, deve mantenere in ordine “il traffico” che si genera. Questa semplificazione si porta dietro la necessità di un complesso approfondimento rispetto ai termini “uguale” e “tutti”. Soprattutto quando non si tratta di far coesistere (anche li ci sono i birbanti), semplicemente, in una bocciofila un po’ di pensionati in attesa dell’ultima chiamata. A tal fine anticipando con una “sospetta” abilità il 1 dicembre 2015, abbiamo pubblicato un testo gentilmente concessoci dalla dottoressa Anna Pintore che poneva, con sensibilità e preveggenza, il tema del difficile equilibrio tra sicurezza e diritti. Cioè il cuore di tutto, oggi e soprattutto nei prossimi mesi.

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In calce ripostiamo il saggio non solo per pavoneggiarci ma perché in queste ore lo Stato ha offerto 45.000,00 euro per saldare il conto del comportamento disonorevole che alcuni suoi servitori, a Genova, durante la notte degli orrori, alla caserma Diaz, ebbero a tenere. Cose solo all’apparenza fra loro disorganiche che cito per chi dovesse avere memoria corta su cosa si sia detto e fatto durante gli inutili, farneticanti, egocentrici, sproloqui denominati G8. Dico questo senza tema di essere considerato un sovversivo rimanendo in serena attesa che qualcuno mi tappi la bocca enunciandomi qualcosa di “concreto” (uso io il termine che odio) uscito da quella ennesima costosissima riunione di inetti che invece tanto alla nostra collettività e al nostro decorò costò. Cosa servono, fatti con quelle modalità e in quello spirito vanesio, queste kermesse una volta chiamate G7, una volta G8, altre volte G20 e su su fino all’assemblea degli enuchi che si autodefiniscono Organizzazione delle Nazioni Unite. C’è chi si autoproclama Califfato e ISIS e chi racconta altrettante cazzate di se stessi spacciandosi per coloro che governano il Mondo.

Passiamo apparentemente ad altro. Sapete certamente che in queste ore Christine Lagarde, sorpresa della corsa al ribasso del prezzo del petrolio, starnazza di necessarie ricerche di altre strade per sopperire alla “fine formale” di tutte popolazioni africane che, lasciate nella povertà più assoluta, invece di accettare di morire di fame e di sete, cercano e cercheranno, via mare di arrivare dove le leggende narrano che si mangia e si beve.

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Castelbuono (Pa)

Vi sembra normale che Christine Lagarde stia dove sta – strapagata – perché trovi soluzione ai problemi che lei stessa con i suoi comportamenti pregressi ha concorso a determinare? Continuiamo a chiederle, oggi che ci sembra più ciarliero più del solito, caro Leo Rugens: che minchia c’entra in questo post abbinare Mori, il suo certamente bel libro e l’inadeguatezza di una intera classe dirigente mondiale? Il generale, nella sua vita professionale, sia pur interessandosi di criminalità, comune o politica, realtà internazionali come le Brigate rosse o la Mafia, quello poteva fare e quello ha fatto.

E chi dice di no!

Dicevamo invece che Christine Lagarde sta scoprendo l’acqua calda ma lo fa spupazzandosi da decenni (è vecchissima oltre che essere cattivissima)  maxxxxi stipendi che da qualche parte devono alla fine pur uscire. E se non sono usciti nella quantità che la signora riteneva consona sembra che abbia avuto la tentazione/tendenza ad andarsi a raccattare altri soldi, e altri ancora, altri ancora e poi altri ancora per vestirsi in modo acconcio e potersi continuare a preoccupare degli africanetti che non avendo più petrolio da bere o comunque avendolo ma ora dovendolo vendere a basso prezzo non sanno come riuscire a non morire. Ma grandissima inetta, se quando il barile è stato anche a 80/100 dolari sempre di fame li facevate morire che cosa dovrebbero fare gli africani di cui parli se non reagire e provare a non lasciarsi morire di fame ora che il petrolio sembra valere di meno? La verità che gli africani, di cui l’ipocrita mostra di interessarsi, non vedevano un becco di un quattrino né con il barile a 100 né lo avrebbero visto  se fosse arrivato a 700 dollari. L’importante era ed è il proprio stipendio e tirare a campare.  Cretini quelli che hanno ritenuto che il G8 andasse fermato e si sono esposti a fare e ricevere il male a Genova in quelle drammatiche giornate, durante le quali è morto Giuliani ma anche l’onore di non pochi ufficiali di Polizia, a Piazza Alimonda e nel resto della città, dove, da piccolino, andavo a prendere coni gelati da 10/20 lire. Ci andavo ingenuamente prima di arrivare a vivere a Roma dove, dopo pochi anni, avrei scoperto che è necessario apprendere l’arte del saper estrarre dalla realtà ciò che c’è ma non si vede o ti mangiano vivo. Per quello, così come qualcuno ha scritto in redazione, siamo tutti curiosi di leggere il libro del signor generale (avete visto che il nesso c’era?) per, anche in questo caso, estrarre dal volume ciò che c’è ma non si vede negli avvenimenti narrati e nelle modalità di racconto che immaginiamo molto interessanti. Saper quindi guardare oltre le generiche informazioni che siano attinenti i 45.000,00 euro per la Diaz, la preoccupazione di Cristine Lagarde o il libro di memorie di Mario Mori. Bene che sia arrivata l’ennesima “fonte aperta” di cui fare buon uso.  Ora potremo avvalerci anche del suo di racconto e non doverci limitare a leggere, esplicitamente e tra le righe, quanto di lui ha scritto, ad esempio, Gioacchino Genchi nella Bibbia (come la chiamiamo affettuosamente e rispettosamente noi) mai smentita o querelata, e folta come di più non potrebbe essere, di migliaia di affermazioni impegnative. Se vi devo dire la verità, a me Genchi mi ha dato sempre l’idea rassicurante di essere uno ben documentato e che quelle sue macchine auto-apprendenti siano in realtà non solo intelligenti ma molto di più al servizio della Repubblica di tanti altri “umani” che altrettanto dovrebbero curarne gli interessi. Amo, inoltre, quel suo definire e trattare gli algoritmi come esseri viventi. 

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Dicevamo che appunto Genchi dice la sua su alcune vicende complesse che riguardano Mori ed altri mille e mille personaggi ed in particolare quelle che hanno incrociato le attività “forensi” del super consulente siciliano quando si è interessato della maxi storia che per semplicità chiameremo Falcone-Borsellino. A proposito di questa relazione a distanza, tra il super tecnico e il generale, aggiungo e propongo che sarebbe estremamente interessante, nell’ambito del doveroso programma di lancio del volume in uscita che immagino qualcuno stia organizzando, provare a creare un evento (non certo per vanità di protagonismo di nessuno dei due personaggi ma figure, comunque, ormai, consegnatesi all’editoria e al grande pubblico) che vedesse lealmente incontrasi i due per affidare a ragionamenti pacati la possibilità di continuare a fare chiarezza su quei grovigli bituminosi come a noi profani alcune vicende appaiono. Una cosa sono le aule di tribunale e una cosa sono i momenti di contaminazione culturale. Mi spingo oltre: sarebbe interessante creare (ci vogliono 22 dollari per un anno!) un luogo telematico che desse inizio e continuità a quanto le due figure di natura solo apparentemente diverse per amministrazioni a cui hanno e ancora appartengono (Carabinieri e Polizia), per gradi e responsabilità di comando ricoperti, per nascita (Mori è triestino e Genchi è di Castelbuono-Palermo), uniti viceversa da momenti in cui si possono essersi sentiti entrambi (è un mio pensiero rispettoso) in balia di uno Stato ingrato, possano testimoniare in modo dinamico e costruttivo facendo nascere un servizio telematico (questo sì intelligente e culturalmente evoluto) capace di erogare, partendo dalla ricchezza che entrambi rappresentano e a cui altri potrebbero sentire il desiderio di aggregarsi, un “luogo mentale” capace di fornire  alla smarrita (forse ridotta ai minimi termini) opinione pubblica un punto fermo da cui ripartire nel momento in cui troppi provincialismi e rivalità personali hanno reso fragile (ed aggredibile!) il Paese e la sua collettività. Questo, uomini come Mori per un verso e Genchi e le sue macchine autoapprendenti, per un altro, lo saprebbero fare certamente. Spero di sbagliarmi ma leggendo le pagine che Genchi ha consegnato alle stampe in cui parla di Mori, sembrerebbero, viceversa, non lasciare dubbi sull’esistenza di ruggini, se non di altro. Anche questo potrebbe essere uno stereotipo da sconfiggere e intorno ad un’atto di reciproca generosità si potrebbe dare vita ad un luogo di libertà. In questo marginale ed ininfluente blog sapremmo anche da dove fisicamente far ripartire l’incontro, in che cornice collocare un gesto di questa atipicità che, eventualmente, dovrà saper andare oltre la presentazione dei libri. Sempre da queste parti avremmo chiaro, se Mario Mori e Gioacchino Genchi, ci stessero, come dare continuità informatica e mediatica a questo ragionamento.

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Oggi mi è presa così e invece di leccarmi le solite ferite aspettando passivamente tutte le ovvietà (anche qualche verità) che nei prossimi giorni sarebbero comparse  a commento dell’iniziativa editoriale di Mori, provo a prendere tutti in contro tempo, con effetto sorpresa, direbbero i militari sapienti, e lascio la mia proposta nella onesta rete.  Al tempo, tramite Antonio De Martini, faccio pervenire al signor generale la proposta che invio telematicamente contestualmente a Gioacchino Genchi. Il titolo dell’operazione, che non deve suonare sfottò per nessuno ma solo riportandolo al suo significato anglosassone originario, propongo che sia “Why not?”, con il punto interrogativo. Perché no, quindi. Sperando di aver fatto cosa gradita e mai come oggi in spirito di servizio e amore per l’Italia.

Oreste Grani