Fate i film, non la guerra!

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Tang Wei 

“Blackhat” è un bruttissimo film in cui un “american hacker”, aiutato dai servizi segreti cinesi (l’amico cinese era un compagno di università, guarda un po’), sconfigge un pazzo delinquente che causa disastri terribili alterando i programmi di gestione di dighe o di centrali nucleari (più o meno come fecero gli israeliani della Unità 8200 ex colleghi di Yoram Gutgel, con Stuxnet, senza causare un disastro nucleare ma indicando come si potrebbe fare…).

“The Martian”, protagonista Matt Damon, è un film un po’ più bello (variazione sul tema di Robinson Crusoe) dove l’agenzia spaziale cinese viene in soccorso della NASA nel recupero di un astronauta rimasto su Marte.

L’11 gennaio 2016,  Wang Jianlin Chairman di Dalian Wanda, ha acquisto la maggioranza della Legendary Entertainment per 3,5 mld di dollars (“Blackhat” è stato prodotto dalla Legendary, guarda un po’).

Dire “Hollywood” o più correttamente in questo caso Burbank, sede della Legendary e anche di molte aziende operanti nel settore del cinema e della televisione, tra cui la NBC, la Walt Disney e la Warner Brothers, e dire politica estera o politica in generale è la stessa cosa, non per i ben pagati consulenti di Finmeccanica, che davanti ad “Argo”, invece di leggere le scuse di “Obama” all’Iran lessero una elaborazione del lutto per la perdita dell’ambasciata a Teheran…).

Ne deduco che, mentre gli Strangelove abbondanti “sotto tutti i cieli” spingono per un futuro conflitto o confronto modello guerra fredda tra cinesi e americani, ci sono altri cinesi e americani che “copulano” con piacere e soddisfazione reciproca. Altro che Bollywood.
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E per finire un ottimo articolo che fa comprendere cosa ci sia in gioco e cosa sia la Dalian Vanda (a uso e consumo degli operatori di intelligence culturale e collettiva):
… Dal colosso cinese sono subito arrivate le dichiarazioni d’intenti di rito: la speranza di “aumentare le opportunità di mercato” facilitando l’entrata inCina di grosse produzioni statunitensi, come ad esempio la prossima pellicola – già in produzione – che vedrà Dalian Wanda e Legendary Entertainment in joint venture. Secondo Bbc, si tratterà di un kolossal sulla Grande Muraglia diretto dal celebre regista cinese Zhang Yimou(“Lanterne Rosse”) col ruolo di protagonista affidato a Matt Damon. Il film, ancora senza titolo, dovrebbe uscire nelle sale entro la fine dell’anno.

Il gruppo Dalian Wanda – una crescita esponenziale in meno di 30 anni grazie al boom del “real estate” della Repubblica popolare – è stato fondato da Wang Jianlin: ex soldato dell’Esercito di liberazione popolare e membro del Partito comunista cinese, a capo del Dalian Wanda dal 1989. Incidentalmente, le fortune della compagnia al di qua della Grande Muraglia sono coincise con quelle personali di mister Wang: con un patrimonio personale stimato a fine 2015 a 32,7 miliardi di dollari (dati Forbes), Wang Jianlin è oggi l’uomo più ricco di Cina.

Un’ascesa che, secondo il New York Times si sarebbe concretizzata grazie agli ottimi rapporti che intercorrevano – e intercorrono – tra Wang Jianlin e i pezzi grossi dell’establishment politico cinese. O meglio, con le famiglie di. Dopo un anno di ricerche, lo scorso aprile il New York Times ha pubblicato una corposa inchiesta firmata daMichael Forsythe in cui, dati alla mano, si svela un intreccio di investimenti incrociati che legano Dalian Wanda a una serie di holding controllate da parenti degli uomini più potenti della Repubblica popolare. Nello scoop firmato da Forsythe – che per una simile inchiesta sugli affari della famiglia dell’ex premier Wen Jiabao si era visto sospeso dal ruolo di corrispondente in Cina perBloomberg nel 2012 – sono saltati fuori i nomi di Hu Haifeng (figlio dell’ex presidente cinese Hu Jintao), Winston Wen (figlio di Wen Jiabao), Wen Ruchun (figlia di Wen Jiabao), Qi Qiaoqiao (sorellastra del presidente cinese Xi Jinping): tutti “figli di” seduti nei consigli d’amministrazione di holding poi acquistate da Dalian Wanda che, negli ultimi anni, hanno visto moltiplicarsi i propri investimenti iniziali fino al 1000 per cento. Tutto merito del “miracolo” di Dalian Wanda. Le accuse di commistione sospetta tra fortune di mercato – Dalian Wanda, tecnicamente, non è una partecipata statale – e fortune personali dei potenti del Partito si sono infrante contro il muro di gomma del gruppo, che si è rifiutato di rispondere nel dettaglio alle documentazioni fornite dal New York Times.

di Matteo Miavaldi

il Fatto Quotidiano 12.1.16
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