In casa mia oggi si mangia pesto. Alla ligure

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Dio li fa e poi li accoppia? Ieri, in Borsa (ma che cos’è ormai?) un disastro per il MPS e, a ruota, per la ligure CARIGE.

Cosa noi si pensi della dirigenza (intendendo l’espressione partitocratica che da vent’anni ne ha scientemente attuato il saccheggio) del Monte e inutile evidenziarlo. Meno noto è il nostro pensiero sui delinquenti della CARIGE. Per questo basta andare a leggersi il nostri post (Giovanni Berneschi: “Se parlo io viene giù il palazzo”. Accontentiamoci che ci parli delle 4 B: Berneschi, Bagnasco, Bertone, Burlando – In Liguria piove e si diffonde la povertà ma non per la criminalità che anzi è pronta a “usurare” i commercianti e gli imprenditori disperati.) e anche con questa vicenda della spazzatura bancaria ligure, ci sentiamo a posto. Oggi, per premiarci e consolarci, noi che abbiamo conosciuto e amato Genova, ci facciamo un bel piatto di trenette (quelle del supermercato) al pesto, non potendoci permettere di andare a comprare, in loco, la farinata di ceci ne, tantomeno, la “cima”. A Roma dicono che quando ci si trova in ristrettezze, ci si consola con l’aglietto. Noi che lo siamo in difficoltà, oggi facciamo eccezione e festeggiamo con il pesto. Che, per essere sapientemente preparato, oltre all’aglio, ha bisogno di basilico, olio extra vergine d’oliva, pinoli (carissimi), fagiolini (introvabili) e parmigiano. Come si vede, per essere  felici, serve più la borsa della spesa che quella di Piazza affari.

Alla faccia dei delinquenti che hanno diretto per decenni la CARIGE.

In chiusura dedico a tutti quelli che non ne possono più di leggere e sentire parlare di tonnellate di soldi che vengono ingurgitati e fatti svanire in questi buchi neri testardamente chiamati ancora “banche” quando, viceversa, si è in difficoltà per poche centinaia di euro e quando si ricevono solleciti a rientrare di sconfinamenti per 4/5 euro (ho visto anche in automatico arrivare solleciti per decimali!), l’apologo sull’onestà nel paese dei Corrotti di Italo Calvino:

C’era un paese che si reggeva sull’illecito. Non che mancassero le leggi, né che il sistema politico non fosse basto su principi che tutti più o meno dicevano di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (ne aveva bisogno perché quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si è più capaci di concepire la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente cioè chiedendoli a chi li aveva, in cambio di favori illeciti“.

Oreste Grani/Leo Rugens