Cassius Clay deve essere il modello per il M5S se vuole tenere a distanza Bisignani

ALI

Ho scritto in un post “Ancora ci devono dire perché gli Agnelli versarono 3000 assegni (15 miliardi) a Gelli, figurarsi se qualcuno ci dice cosa c’è dietro ai 2 milioni versati a Renzi” letto, a suo tempo, da due gatti e mezzo che, tra la P2 e la FIAT, girarono, per motivi ancora oscuri, tremila (3.000) assegni. Ovviamente è una di quelle panzane che immetto nella rete tanto per spararle grosse e per conquistarmi un posto al sole.

Il 14 gennaio, in altro articolo (Bisifango), ho fatto un’affermazione ancora più grave e diffamatoria (se non calunniosa) ipotizzando una regia bisignanesca all’origine dei pasticcetti che i 5 stelle devono affrontare nel momento in cui stavano crescendo a dismisura nei sondaggi e nel credito della maggioranza degli aventi diritto al voto. Sparo cazzate, che invento di sana pianta, per cercare di conquistarmi un pubblico di “gaggi” a cui rifilare bufale e poi vedere come trarne utile economico. Se lo fa Marchionne di dare informazioni false per far valere di più la sua FIAT/NON PIU’ FIAT e farsi così attribuire premi di produzione fantasmagorici, perché non posso farlo io che, per sopravvivere, mi accontenterei di un euro, ogni tanto, inviatomi dai miei fedeli lettori?

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Bisignani, in modo similare al Marchionne, fa salire le sue quotazioni facendo scendere quelle dei grillini, ingraziandosi così il mondo che – viceversa – dovrebbe renderlo innocuo spedendolo nelle patrie galere. Deve essere lo sport nazionale quello dell’agiotaggio:  Marchionne lo fa alterando i dati di vendita delle vetture; i dirigenti della BancaEtruria piazzando “spazzatura” nelle tasche dei correntisti e io inventandomi che sono tutti imbroglioni patentati. Vedrete che prima o poi mi arrestano e mi chiedono conto di ogni danno che ho causato a lor signori.

Cioè niente perché, se anche avessi migliaia di lettori al posto degli otto e mezzo che mi seguono, coloro che rappresentano i tre esempi che ho fatto se ne sbatterebbero i santissimi del mio “farneticare” in quanto fanno parte di un sistema che non prevede che nessuno degli affiliati paghi pegno.

L’unica preoccupazione che avevano/hanno questi mestatori associati, quale denominatore comune (meno Marchionne che ormai vi ha cucinato senza più possibilità di essere chiamato a risponderne a meno che abbia commesso delle leggerezze anche in USA e allora le speranze di vedergli fare la fine di Michele Sindona aumenterebbero di molto perché da quelle parti se ti prendono che inganni e truffi il mercato, il maglioncino, dopo averlo opportunamente arrotolato e “inamidato”, te lo ficcano su, su fino a fartelo uscire dalla bocca e dalle orecchie) è che vincano le elezioni i cittadini organizzatisi nel M5S.

A questo sta provvedendo Bisignani e la sua rete di relazioni.

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In cambio oltre al non appesantimento della posizione personale per tutte le biricchinate che ha fatto, il sussurratore chiede di poter continuare a piazzare persone di sua fiducia nei posti di maggior peso e dove ancora qualche osso da spolpare giri. Come la povera ILVA di Taranto. Vedremo se mi sbaglio quando emergeranno i nomi di chi dovrebbe guidare la transizione e il risanamento dell’impianto. Vedremo che razza di campioni verranno fuori. Anzi, vedremo se tra i campioni, tra i super manager, alla fine, non svetterà un bisignanista doc. Vediamo! Cercare il movente, cercare il vantaggio, cercare le complicità. Gli amici del M5S sono arrivati a questo punto della vicenda senza aver organizzato il “CS” che li avrebbe dovuti proteggere da tutta questa merda. Era quello che avevo sperato fosse implicito nella coraggiosa iniziativa di Angelo Tofalo che invece, sia pur piena di buone intenzioni, ha rivelato che i promotori sanno poco di informazione, disinformazione e controinformazione. I promotori del convegno, pur intuendo il senso “rivoluzionario” di un’Intelligence culturalmente diffusa e partecipata, avrebbero dovuto dedicare, alla data del 18 dicembre u.s., durante il Convegno/presentazione, almeno un intervento che mettesse in chiaro che ci si aspettava questa offensiva (o situazioni similari) e in cui si avvertivano i mestatori preposti ad organizzare ed eseguire la “misura attiva” che nulla sarebbe rimasto impunito. Faccio un esempio: immaginate cosa sarebbe successo oggi se in quel convegno qualcuno avesse detto che 4 giorni prima, era stato espulso dal Movimento tale Giovanni De Robbio in quanto ritenuto responsabile di collusione con la camorra facendo seguire a tale annuncio una riflessione su come l’intelligence deve saper difendere lo Stato e a maggior ragione una parte di fedeli servitori quali quelli che si sono organizzarti nel M5S. Punto.

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Oggi tutta questa canizza non avrebbe avuto possibilità di essere sollevata e il fango doveva essere riposto o per la rabbia mangiato. La magistratura faceva il suo lavoro e voi con una tale incursione nel futuro avreste prevenuto il tentativo di mettervi nella generica confusione dei “tutti uguali”. L’intelligence di Stato serve soprattutto in fase di prevenzione. Per quello è necessario che si sappia pre-vedere. Se è vero che il 14 dicembre 2015, come si dice, avevate già individuato la mela marcia e già sospeso/espulso Giovanni De Robbio, il gioco, a vostro favore, era fatto e chi era venuto per menare si sarebbe preso delle belle randellate. La verità, amici carissimi a me e ad altri milioni di italiani, avete dimostrato di non avere ancora una struttura capace di elaborare queste strategie difensive come, viceversa, ci si aspettava, visto l’ambizioso disegno di affrontare un argomento tanto complesso quale è quello dell’Intelligence. Senza Intelligenza, uno Stato non ha speranza di essere sovrano, figurarsi un Movimento. Ma Intelligenza non si acquisisce andando a chiedere formazione (e implicitamente “consiglio”) negli stessi luoghi dove hanno avuto origine (con gravi momenti protettivi) molti dei meccanismi che generano il doppio livello che affligge da sempre la Sicurezza Nazionale e la libertà di questo Paese. Non si va a cercare di essere formati dove, per decenni, il dominus e il modello di riferimento culturale è stato Giulio Andreotti, cioè l’uomo dell’Anello, amato sia da Licio Gelli che dal suo emulo Luigi Bisignani. Non si deve cedere alla dietrologia ma attenti anche a non andare ad abbeverarsi dove il gattopardismo si annida e si alimenta perché nulla cambi. Che minchia c’entra il gattopardismo post andreottiano con il M5S e la rivoluzione dei costumi e delle finalità che ci ha promesso quando ci ha chiesto i voti?

I ragazzi “troppo per bene” del M5S ogni tanto dimenticano che rappresentano quasi 9 milioni di aventi diritto al voto e che questa massa di volontà in Parlamento non pesa quanto dovrebbe, per una perversione pre-pensata della legge elettorale. Il gioco democratico non deve essere vissuto fino a subire violenze tipo quelle a cui assistiamo in queste ore dove dobbiamo vedervi stretti all’angolo a difendervi per cose che sarebbero state di nessun peso se fossero state opportunamente previste e simulate nelle possibili contromosse. I 9 milioni non vi hanno votato perché vi faceste invischiare in queste tele di ragni velenosi. I 9 milioni vi avevano votato perché, anche con qualche calcio in culo, questa teppaglia partitocratica fosse mandata a casa. Se giocate a ballare il minuetto, questi vi infilzano, davanti e di dietro. Volete essere rivoluzionari ma rimuovete che tale processo di cambiamento non ha le forme di un pranzo di gala. E questo non lo dico io ma è noto da tempo per bocca di ben altri.  E infilzando voi, questi spadaccini dell’illegalità, continuano a sodomizzare, a loro esclusivo piacimento, l’intero Paese. Qualche mattina addietro, ospite in tv, anche Vladimir Luxuria sentenziava che “i 5 stelle sono come gli altri”. Questo proprio non se lo meritavano quelli che hanno riempito per anni le piazze scandendo “Tutti a Casa!”,”Onestà, onestà!” e facendovi eleggere, con il proprio voto, al Parlamento.

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Questo momento (ormai arrivato e di cui si aveva, da mesi, sentore se non qualcosa di più) della disinformatio e del fango, non si doveva consentire che arrivasse. Non si è “democratici” se si consente ai mestatori di parlare e di agire. Questa della tolleranza nei confronti dei delinquenti è una pessima interpretazione delle regole democratiche. Anche per questo, il convegno del 18 dicembre  u.s., è stato un’ occasione mancata. E lo dico con l’imbarazzo sofferto di chi non avrebbe voluto scrivere parole come queste. Comunque, la maggioranza degli italiani troverà la forza per rimediare alle ingenuità commesse e si ingegnerà per sostenervi e vigilare anche se sarebbe stato opportuno farlo con voi più attenti ai segnali che alcuni, con grande affetto, vi facevano pervenire. Ma noi, come ci ha insegnato Antonio de Curtis, continueremo a volervi bene “a prescindere” dalla vostra “freddezza” perché, volendo bene all’Italia, non possiamo non considerarvi la sua ultima speranza.

Anche queste parole dure le scriviamo e ve le facciamo pervenire in spirito di servizio.

Oreste Grani