Ve la do io la Ferrari, la Monitoring-Carro-Co.Fi.To. e anche l’avvocato Edmondo Monda!

only4justice_Parte1 only4justice_Parte2 only4justice_Parte3 only4justice_Parte4 only4justice_Parte5 only4justice_Parte6 only4justice_Parte7“Sospeso il titolo per eccesso di ribasso!”

Sembrava uno scherzo e invece era tutto vero: messa sul “mercato” il giorno sbagliato, la Rossa di Maranello ha cominciato a perdere valore quando avrebbe dovuto fare sconquassi. Ovviamente la perdita di valore teorico non era ascrivibile a nessuna vera e propria manchevolezza contabile, né sui bilanci né, tantomeno sulle prospettive future. Il fatto è che Marchionne, oltre a non saper guidare (ha distrutto una Ferrari in un incidente), non era certamente informato a sufficienza che il giorno scelto per l’esordio era tra quelli meno opportuni, avendo il resto del Mondo deciso di giocare a ribasso sentendo i venti in arrivo, dalla Cina. Marchionne, come si è visto, naviga a vista, come molti altri. La verità e che pochissimi (e vai a capire chi sono) sanno cosa si prepara per il resto del Mondo.

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La Ferrari che ci piaceva comunque era quella dell’ingegnere Enzo di cui oggi, tristi per come la “Rossa”, in mano a Marchionne, potrebbe finire, raccontiamo un aneddoto.

La storia nasce in un complesso di ragioni che mi spinsero, oltre dieci anni addietro, a interessarmi del mondo complesso delle intercettazioni telefoniche ed ambientali, del “braccialetto elettronico“, della Carro/Monitoring, ed ad accogliere presso i miei uffici, Mario Traverso, Francesco Pirinoli e la super navigata (giudiziariamente) Antonella …. e, con loro, al seguito un bel giovane napoletano allocato, come  dipendente dello Stato, in Piemonte: Edmondo Monda, detto Eddy.

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Tutti si presentavano, non millantando, con un patrimonio di storia imprenditoriale e “patria”, soprattutto alla luce della spietata esecuzione di Giovanni Falcone, patrimonio “allocato”, in società di fatto, presso gli uffici allestiti scientemente (gente che lavorava da anni per le procure della Repubblica non poteva non sapere chi fosse il soggetto) ad Aprilia RM, a via Giovanni Rispoli, 190, con Carmelo Sparacino detto Manuel in veste di sostanziale padrone di casa (che fine hai fatto indignato e incauto sfottente?). Mi fu chiaro che tutti costoro non potevano essere lasciati alla mercé del primo che, accortosi della imbarazzante convivenza, avrebbe potuto screditare la Carro/Monitoring, società di fiducia  di non poche Procure della Repubblica, spesso nell’occhio del ciclone giudiziario italiano, a cominciare da quella di Milano.

L’aneddoto si inserisce nel racconto che per motivi di necessità relazionali e di mercato decidemmo di scrivere, il 25 maggio 2004, presso gli uffici della Kami Fabbrica di Idee che, nel frattempo, erano diventati a tutti gli effetti, sostanziali e legali, gli uffici romani della Carro/Monitoring, avendo io convinto i nostri eroi (Traverso/Pirinoli) dell’impossibilità di renderli presentabili se non avessero interrotto, senza ulteriori indugi, le attività truffaldine che da tempo (fatture e banche da spremere) mettevano in atto presso l’indirizzo di Aprilia dove agivano sotto la  copertura delle società messe in piedi in accordo con lo Sparacino e i suoi prestanome. Il racconto è riprodotto fedelmente nelle pagine introduttive. Come al solito da queste parti, carta canta.

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Mario Traverso e Francesco Pirinoli

Sparacino (un tipo in realtà – a detta di chi lo conosce – simpatico e “canterino”) usava delle teste di legno necessarie avendo lo stesso, come si evince da atti parlamentari inoppugnabili che oggi vi risparmio, precedenti che non gli avrebbero consentito di operare normalmente e certamente non nel settore più delicato della giustizia cioè le intercettazioni, telefoniche ed ambientali, e la sorveglianza, dal recondito, dei detenuti agli arresti domiciliari.

Queste parole le affido alla rete senza tema di smentita alcuna perché la storia della Kami Fabbrica di Idee non venga scritta solo da atti giudiziari legati alle difficoltà in cui fu lasciata prioritariamente dalle scelte ingannatrici di Mario Traverso, certamente consigliato in quel frangente ed altri  dal non ancora all’epoca avvocato Edmondo (Eddy per gli amici)  Monda, oggi affermato professionista in quel di Torino.

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Niente di illecito ti sto attribuendo, caro Eddy, anche se eri (così dicevi e mi risultava essere vero) un dipendente dello Stato e avresti dovuto, come tale, agire con altro codice di comportamento.  Ma questa, come è ovvio dal momento che sei ormai al sicuro, è questione che non riguarda più nessuno, tantomeno i tuoi eventuali informati/disinformati superiori  dell’epoca, su su fino a chi, in quegli anni, ti comandava o ti copriva durante le attività di servizio in quel Piemonte ancora cuore del Paese, viva come era la Fiat e forti, anche in quel territorio, come erano l’ingegnere Carlo De Benedetti, la sua Cofide, la Co.Fi.To dei Segre, la De Agostini e ultima (ma quelli ti stavano sul cazzo) la Banca Sella.

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Ho scritto la Banca Sella e non la Intermobiliare (che invece ti portava in palmo di mano) perché quei “montanari” (a uno di loro deve il nome il Monte Sella), comandati da Maurizio, non ti si “pensarono” in alcun modo, come forse avresti desiderato. Ma questo del desiderio di essere tenuti in considerazione dai cittadini-imprenditori che si ispezionano, a norma di legge, non è certo un reato, dal momento che gli eventuali sogni,  come è noto, non sono contemplati nei codici.  Soprattutto a distanza di anni nel Paese in cui tutti dimenticano tutto.  Ma non quel tipo strano che quel giorno, presso gli uffici della Addicalco, a Buccinasco, ti chiese con fermezza, ma “disarmato” e in assoluta trasparenza, di prendere le distanze dall’approccio che si intravedeva nella trama che Traverso (ho scoperto che è un seriale come doppiogiochista e traditore dell’amicizia che gli viene ciclicamente offerta, grazie ai racconti che mi fece a suo tempo Oreste Vincenzi e quanto ancora oggi dice di lui il buon Roberto Caretto, della AGENZIA INVESTIGATIVA PRIVACY, da Trieste) stava tessendo con quel tipo di abilità che sembra possedere solo chi può operare full time per il male contro chi può solo dedicare, alla propria difesa e a quella dei propri cari, dei risicati part time. Doppiogiochista e doppia carogna chi tradisce l’amicizia e l’ospitalità anche se, per necessità, fosse stata offerta a pagamento. Rimane il fatto che ritenesti opportuno – pur essendo un dipendente dello Stato e mentre ti affidavo la sorte della Kami sapendo chi eravamo e in che stato di bisogno ci trovavamo – comportarti, direbbe la parlamentare del M5S Paola Taverna, “come un uomo da niente”.

Non è un reato chiamare uno “verme” e se anche lo fosse me ne impippo. Avrai avuto i tuoi buoni motivi.

Montecarlini?

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Forse, fare allusioni di questo genere, è un reato penale e certamente “postale”, ma me ne frego lo stesso (non della Polizia Postale che rispetto quando stana i pedofili e i cazzari né del Codice Penale) ma di quanto considerassi necessario fare, da quel di Torino, per tutelare il tuo buon nome. Mi basta la pace interiore che mi ha dato, vecchio malato e povero come sono, averti scritto in modo indelebile queste parole di disprezzo. Parole che le tue entrature mi potrebbero costringere a ritirare. Cosa che farò, subito, con grande piacere, qualora arrivassi a chiedermelo: basterebbe che tu scrivessi ad A.P. alcune  sentite parole di scuse. A fronte di un tale gesto signorile (sia pur in grave ritardo) rimuoverei subito queste e le altre parole che in questo ininfluente e marginale blog ti ho dedicato con grande piacere, bastandomi averle dette e scritte, descrivendoti, più a me stesso che agli altri, per quello che sei. O come appari ai miei occhi un tempo solo miopi, oggi presbiti, come le persone della mia età non possono non avere. Ma non strabici tanto da sapere chi ha sbagliato in quella occasione.

Mentre Mario Traverso era ed è un gaglioffo senza  strumenti culturali per elaborare i suoi comportamenti amorali, tu per formazione, studi fatti e compiti a cui eri demandato (il fisco è o dovrebbe essere il cuore di uno Stato equo), hai responsabilità gravissime implicite nelle scelte che hai ritenuto opportuno fare favorendolo, dopo averlo visto da noi salvare e portare, giorno dopo giorno, fuori dal cul de sac dove si era messo, grazie ed esclusivamente all’intervento mio e di tutti i collaboratori della Kami.  Senza di noi nessun contratto con la Telecom sarebbe mai stato firmato e la Carro/Monitoring, carica di debiti, sarebbe saltata. Tuttavia hai scelto di organizzare il suo salvataggio con la vendita delle azioni Monitoring ad una realtà finanziaria che avevi conosciuto e frequentato per motivi di servizio.

Quando riuscì a convincere il giornalista Alberto Statera (mio compagno di liceo) ad avvertire l’ingegnere De Benedetti di quanto in Co.Fi.To. era accaduto scoprii, per le parole onestamente riferitemi, che alla Intermobiliare avevano risposto (a mio giudizio sorpresi che l’ingegnere sapesse di una cosa apparentemente di nessun peso) che l’operazione (delicatissima per la sostanza visto chi era la Carro/Monitoring) “l’avevano dovuta fare”.

“L’avevano dovuta fare”. E che risposta è? Queste mie sono parole che non hanno nessun valore legale e di cui te ne puoi sbattere i coglioni ma sentivo il dovere di dirtele qualora il Granchio d’acciaio mi dovesse ghermire. Nel 2015 se n’è andato il molto più giovane di me Fabrizio Sanna (tuo coetaneo però) che lavorava con noi alla Kami e che presenziava a tutte le  attività “intelligenti” con te, Traverso, Pirinoli e Romani di RESI Informatica.

Scrivendo e affidando questo post in un luogo che ha ricevuto solo 6 lettere di contestazione (su 383.036 accessi) alle affermazioni fatte, penso di aver fatto il mio dovere quale servo dell’amica verità e di quella Bandiera a cui ritenevo anche tu avessi prestato giuramento. A meno che tu non sia uno di quelli che nel momento solenne hanno gridato “l’ho duro” e, così facendo, ribadendo la loro maschia visione della vita e soprattutto non sentendosi impegnati a servire la Repubblica.

Questi tali infatti spesso preferiscono pensare solo alla fica (o al culo se sono gay) ma soprattutto ai soldi necessari a procurasi opportunità per soddisfare il loro fine ultimo. Primo, se preferisci. Spesso, ma sono certo che non sia il tuo caso, per procurarsi i soldi si deve tradire lo Stato. Ma se uno ha provveduto semplicemente a giurare di avercelo duro, si sente la coscienza a posto. E questo della coscienza a posto è determinante per vivere felici e contenti.

Dicevo che ho ricevuto solo sei lettere di richiesta di rettifica. Ora aspetto la settima avvertendoti  che quando è arrivata quella di Carmelo Sparacino gli ho fatto fare la fine che si meritava, rincarando la dose e cacciando, come si dice, le “carte”.

Le altre lettere erano di figlie affezionate che mi chiedevano di rimuovere affermazioni che riguardava i padri.

Cosa che, per rispetto ai defunti, ho sentito il dovere di fare. Altrettanto ho sentito il dovere morale di raccontare come mi ricordo siano andate le cose tra noi. Ad esempio mi chiedo da sempre perché ti avessero favorito dalle parti della signora Bruna Segre, quando guidava la Co.Fi.To., e della “sua banca”.

Perché eri un brillante giovane capitalista napoletano desideroso di investire o perché svolgevi una funzione di Stato, in Piemonte, alla data in cui fu salvata la Carro/Monitoring? Che i quattro lettori e mezzo (tranquillo, tanti sono e per quello, se uno digita Edmondo Monda, al primo posto nei maggiori motori di ricerca mondiali esce quello che Leo Rugens pensa di te e, dopo questo pezzo, gli algoritmi che sono più onesti di molti uomini, spingeranno ancora più in alto il nostro binomio ormai inscindibile) e lo fanno non solo basandosi su semplici numeri di afflusso ma, e questo mi piace ricordarlo, perché “noi” Leoni ruggenti, non siamo “spam” ma altamente attendibili.

E questo le macchine autoapprendenti, ormai vicine al limite dell’intelligenza artificiale, lo sanno.

Come  tu sapevi, per scienza diretta, che la Carro/Monitoring, senza il mio intervento personale sarebbe saltata. Si può consentire ad un uomo stanco e marginale di ricordare/rivendicare che negli anni 2003/2004/2005, nell’Italia berlusconiana, a saper andare contro i fratelli Dell’Utri eravamo in pochi e soprattutto ad avere ciò che era doveroso avere: quello che Giuseppe Mazzini chiamava il dovere dell’azione? Se lasciavo la Carro/Monitoring “a far telefonate ai marescialli” dal numero di telefono della Wea, nulla di quanto è poi accaduto sarebbe avvenuto. Tanto meno gli accordi con Resi che consentirono di vincere, a mani basse, la gara d’esordio a Campobasso per il nuovo sistema di intercettazioni telefoniche. Il tradimento a Radio Trevisan fu consumato nel mio ufficio e in mia presenza. Ritenni infatti che fosse opportuno avviare un percorso che portasse lo Stato, il mio Stato, a risparmiare denaro importantissimo passando da 47 euro linea giorno a costi, per l’Amministazione, di 17 euro linea giorno per ogni intercettazione su linee telefoniche. Con un fortissimo aumento della prestazione. Oggi i costi della prestazione sono finalmente bassi perché IN QUEL MOMENTO STORICO (DIECI ANNI ADDIETRO)  SI RUPPE IL TARIFFARIO, A SOLO ED ESCLUSIVO VANTAGGIO DELLO STATO. E’ PER QUELLO CHE MI PRESTAI ALL’ACCORDO CARRO/MONITORING-RESI INFORMATICA, A DANNO DI RADIO TREVISAN! E in più, grazie a quell’ibrido tecnologico, fu subito arrestato Angelo Izzo dopo l’ennesimo massacro perpetuato a Campobasso.

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Per non parlare di quanto feci, in accordo con l’Ambasciata di Israele a Roma, perché la società  Elmotech, coinvolta a pari condizioni della Carro/Monitoring, facesse un passo indietro rispetto alle richieste che ci rivolgeva di affidamento dell’intero business. Chiedevano il 100%, chiudemmo al 45% con l’impegno che scendessero nel tempo al 37%. Così Carro/Monitoring, lasciando una porzione (all’inizio il 10% a salire fino al 27%) del mercato a Finsiel non ancora acquisita dal gruppo Tripi/Almaviva.

Gente da niente, se non c’ero io, chi cazzo lo avrebbe fatto l’accordo con gli israeliani?

E per quanto riguarda il coinvolgimento Finmeccanica (Carlo Gualdaroni) nel business dell’intercettazioni telefoniche sarebbe stato mai possibile attuarlo presso la sede di Acilia (che era la vostra sede formale) con Carmelo Sparacino al seguito e l’ombra dei Dell’Utri di sfondo?

Tutto ciò che ho appena ricordato fu fatto per servire la Repubblica e non perché Traverso si potesse continuare a comprare delle BMW Z4 o altri potessero andare in vacanza a Montecarlo.

Vi ho trovato confusi e intrecciati con Carmelo Sparcino da una parte (ho deciso di chiarire alla rete ulteriormente in un apposito post di chi si trattasse e quali fossero stati i rapporti intercorrenti tra lo stesso e i Dell’Utri/Berlusconi in faccende di produzioni cinematografiche e di cortesie giudiziarie che lo stesso Sparacino aveva compiuto a discarico di quegli ambienti) e per “strecciarvi/liberarvi” ho dovuto mettere fantasia, coraggio, dedizione quotidiana per mesi fino a quando la questione dell’allontanamento dal “business” del braccialetto elettronico dei soci di fatto (i pregiudicati Alberto dell’Utri e Manuel Carmelo Sparacino con cui vi trovai in rapporto) non fosse stata risolta.

E queste affermazioni non sono un reato perché, semplicemente, non sono solo vere ma “autentiche”. Come diciamo spesso, siamo sempre pronti a cacciare le carte e le numerose disinteressate testimonianze.

Hai scelto a suo tempo la doppiezza di Traverso rispetto alle persone cristalline (non parlo certo di me che ero e sono ciò che sono) che ti avevano accolto e ti si erano affidate immaginandoti, servitore dello Stato ed  esperto in materia aziendale ed amministrativa, capace certamente di distinguere tra A.P. e Bruna Segre.

In questi anni mi sono chiesto se sotto al tuo agire ci fosse stata una qualche ragione di ordine superiore (se non di Stato) vista la materia e il tuo ruolo negli organici dell’Amministrazione che ricoprivi quando mi frequentavi. Visto il tanto lavoro svolto con amore e dedizione dalle donne e gli uomini onesti che avevi conosciuto in Kami, ritengo che sarebbe stato giusto, negli anni, che avessi fatto lo sforzo di rimettere le cose in ordine. Mi sarei accontentato di una lettera elettronica di scuse inviata “a chi sai tu” che ancora oggi, a distanza di dieci anni, vede il sistema bancario penalizzarla. Ora, dopo aver atteso in vano un gesto riparatore, non torno indietro e prima di morire, grande e grosso come sei, vecchio e malandato come viceversa sono ridotto io, augurati che l’imperscrutabile della vita non mi ti faccia incontrare.

Questo sì che, alla fine, è un reato perché questa parole contengono delle minacce, anche gravi, che nessuno, per nessun motivo, avrebbe diritto di proferire. A meno che le parti non siano Edmondo Monda, l’avvocato per bene che esercita a Torino e quel pendaglio da forca di Oreste Grani.

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Su come potrebbe andare a finire l’incontro casuale, tra Davide e Golia, eviterei di scommettere.

LEO RUGENS che tutti sanno essere ORESTE GRANI e che CON QUESTE PAROLE ULTIME lascia detto alla rete che le persone che ti incontrano ti devono considerare il massimo e astuto come pochi (per cui sceglietelo voi che ne aveste bisogno!) quando ti dovessero avvicinare sul piano professionale. Sul piano umano, ribadisco ritenerti “di cartone”, senza neanche essere un “guappo”. E da buon napoletano quale sei, questa volta, dovresti aver capito. A tal proposito e per ribadire come è piccolo il mondo ho sentito parlare di te, come uno che sapeva cosa fare, in un mondo viceversa di dilettanti allo sbaraglio, da tale Aurelio Voarino che cura (?) gli interessi di Ezio Bigotti.  Anzi, per la precisione, quel giorno, quando Voarino parlava con te a telefono, era in mia presenza, dal momento che Bigotti era/è anche Console onorario del Kazakhstan ed io, per diletto, da oltre due anni mi interesso del Caso Shalabayeva. Ecco perché, tra l’altro, non ho avuto il tempo che sarebbe stato necessario per prendermi cura di te e del tuo amico Traverso Mario, come era solito,– il baffuto un po’ lombardo e un po’ siciliano, in un evidente lapsus, firmarsi.

In quell’occasione, mi sono tolto lo sfizio, quasi fossi un tuo fans, di dire a Voarino che eri bravissimo e molto forte sulla piazza piemontese “per ovvi motivi di radicamento territoriale pregresso”. Per il resto, non gli ho ho detto che ti considero un uomo di niente. Anche perché lui non è certamente un capolavoro di Capodimonte. Comunque, nella Verità, la pace.

Ri-firmo, a scanso di equivoci: ORESTE GRANI quello di piazza San Lorenzo in Lucina se ti fossi scordato o si trattasse di un caso di omonimia e tu non fossi l’avvocato che opera a Torino. Nel qual caso mi scuso con tutti gli Edmondo Monda del Mondo.