Dalla sinagoga alla moschea, Bergoglio non lo ferma nessuno

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Per la prima volta un Papa visiterà la Grande moschea di Roma e ciò dopo avere visitato Gerusalemme, città sacra per le religioni del Libro, e la principale sinagoga romana.

Bergoglio lancia un messaggio chiaro e forte al partito della guerra e della morte nonché a quanti vaneggiano di un conflitto globale tra cristiani e musulmani che caratterizzerà il futuro.

Il dialogo, come insegnano gli psicoterapeuti e  i sei ex capi viventi dello Shin Bet, va perseguito con ostinazione, sempre e comunque, viceversa sarà inevitabile il conflitto.

Questo lo sanno benissimo gli Strangelove e le loro trombette prezzolate dalle aziende di morte.

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Indimenticabile fu la pubblicazione di un pazzoide piano di bombardamento dell’Iran da parte di Israele che avrebbe utilizzato basi aere prestate dall’Arabia Saudita, piano che era una risposta al film “Argo” e ai negoziati sul programma nucleare. È sotto gli occhi di tutti che mezzo milione di tonnellate di petrolio iraniano stanno per prendere il largo alla faccia di chi voleva la guerra.

E alla faccia dei fallaciani Papa Francesco si recherà nella stupenda moschea frutto del lavoro di Paolo Portoghesi, l’ultimo architetto barocco dell’Occidente, piaccia o meno.

Il Papa farà ciò che le élite intellettuali ed economiche fanno da sempre, le prime scambiando sapere, le seconde denaro con soddisfazione reciproca.

Il Papa venuto dalla periferia sa che nei ghetti le differenze si possono annullare nella povertà e che, se pure non ci si conosce, comunque ci si rispetta nel nome di una condizione che ci rende tutti uguali, a differenza della ricchezza.

Potete scommettere ciò che volete ma a questo atto dirompente corrisponderà una reazione isterica e forse anche pericolosa da parte di chi vedrà lesi i propri interessi (armi-petrolio-migranti–droga).

Dionisia

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