In morte di Ettore Scola e la sua/mia giornata particolare: un “6 maggio”

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Nel 1977, quando troppi giovani italiani, pieni di rabbia e di cattivi consigli, impugnavano le armi dirigendole contro coetanei quasi sempre innocenti di tutto, usciva nelle sale cinematografiche (è solo un ricordo di date ma nel cervello tutto si “confonde”) il capolavoro di Ettore Scola con Marcello Mastroianni, Sophia Loren, John Vernon, François Bard e una  giovanissima (14 anni) Alessandra Mussolini che recitava a fianco (penso prima e ultima volta) della zia Loren.

Il bellissimo film drammatico fu interpretato – come si dice – magistralmente dalla Loren (che tranne in questo film non mi è mai piaciuta troppo, né come donna, né tantomeno come attrice) e da Mastroianni. Lui, invece mi sempre piaciuto, invidiandolo come uomo e ammirandolo come attore. Film a cui sono legato particolarmente perché la “giornata particolare”, di cui si narra, è un 6 maggio (in questo caso del 1938) che è anche il mio giorno di nascita. Dicevo che le date si mischiano e trovano legami  che certamente non esistono ma rimane il fatto che un “6 maggio” per me non è come un “5 febbraio” qualunque.

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Il 6 maggio del 1938 la Roma fascista è in festa per l’arrivo del Führer in visita a Mussolini. Mi ha sempre colpito anche la coincidenza della partecipazione (minore) al film di Alessandra Mussolini per il segno indelebile che quel cognome le ha lasciato.

In un edificio popolare Antonietta, una bella donna segnata dalle gravidanze e dalle fatiche della vita quotidiana, moglie di un fanatico fascista come la maggior parte degli italiani nel 1938 (anno delle Leggi razziali!), conosce rincorrendo un pappagallo (che fu quindi “galeotto” o forse meglio, un alato cupido) scappato da una  gabbia, il coinquilino Gabriele interpretato appunto da Marcello Mastroianni oggettivamente molto, molto, bello.

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Gabriele è un ex annunciatore della radio di regime, rimosso dall’incarico perché omosessuale. Altro che le battute volate, in queste ore, sui campi di calcio e indirizzate a Mancini dall’allenatore del Napoli quale “frocio” e non in quanto allenatore dell’Inter! C’è omofobia e omofobia.

I due, quel giorno, fanno amicizia e si confidano i rispettivi problemi. Avranno anche una fugace esperienza amorosa, poi tutto tornerà come prima: lei riprenderà la sua vita da casalinga frustrata a fianco del fascistone, mentre lui, come si usava con gli omosessuali, sarà inviato al confine. Una giornata particolare quel 6 maggio del 1938 dove a troppi tutto sembrò emozionante e “facile” (l’amicizia del Führer con il Duce in particolare) e dove invece l’orrore di difficile/facile lettura era già delineato.

Scola ci lascia ma, come avviene con i Maestri, non i suoi insegnamenti.

Oreste Grani/Leo Rugens