Agente Carrai – Licenza di farsi i cazzi nostri

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The virtual condition is a Telegamble that always spins off

La condizione virtuale è una “ruota della fortuna” che è sempre in movimento

La natura del potere, anche in Italia  e con le dovute eccezioni, è fondamentalmente cambiata; anche un “cretinetti” come Renzi lo sa. Per questo ha deciso di occupare, tramite l’amico fidato Marco Carrai, il cyber mondo, con la scusa di doverlo sorvegliare e difendere.

Lo  spazio cybernetico quindi come territorio dove ci si arrocca dopo aver abbandonato il maggior numero di postazioni territoriali sottraendosi così alle complessità insite nella vastità e nelle distanze che comportano solo oneri di gestione degli umani, limitandosi a una concentrazione di attenzione sul tempo necessario per rimuovere il temporaneo aggregarsi e per eventualmente aggredire/inibire questo stazionamento a tempo determinato prima che diventi massa sufficiente per agire contro le volontà del potere autoritario di cui si ritiene di poter disporre.

Con l’emergere e il proliferare delle reti cyber, lo spazio autoritario può essere piegato e spostato, quasi divenendo invisibile e quindi, in quanto immateriale, anche sicuro, in ogni punto del rizoma elettronico. La macchina del potere, capace di fare guerre d’attacco o di difesa, ha spostato (o meglio tende a spostare) la sua strategia dalla fortezza centralizzata verso un campo fluttuante decentralizzato e soprattutto deterritorializzato. Per questo tra l’altro in modo marginale ma non incoerente con questa visione delle cose, l’esistenza di un partito con i “circoli o le sezioni” non interessa più a nessuno  e tantomeno a Renzi e ai suoi pupari. Il potere politico si disincarna e prova a trasformarsi in forma ideologica nemica della sedentarietà e della rintracciabilità (e quindi di una eventuale responsabilità in carne ed ossa) e per fare questo e soprattutto per difendere questa immaterialità si organizza con il controllo autoritario della rete.

Non c’entra niente l’ISIS, il cugino dell’ISIS, lo zio dell’ISIS e la guerra informatica che accompagna, precede, vigila, facilità le guerre convenzionali. Non c’entra niente il controspionaggio a difesa degli interessi nazionali. Renzi (o chi per lui) ritiene che sia opportuno controllare la vostra attività nella rete con ogni mezzo possibile e vuole organizzarsi, novello Ignazio La Russa, un servizio “segreto” altamente invasivo per perseguire gli avversari politici e tutti i cittadini che non la pensano come lui. E per far questo si organizza, a spese paradossalmente dei cittadini stessi, per coercirli e renderli meno liberi. Vuole entrare in “ogni casa elettronica” alla ricerca di armi (culturali) che anche minimamente possano sembrare brandelli (sospetti) di pensiero culturalmente contrario alla sua visione del mondo e della sua infinita bramosia di potere. Renzi si vuole organizzare una “sua” Gestapo, una GPU, un KGB, una CIA, un OVRA, una STASI o una Unit 8200, all’ennesima potenza e tutta tecnologicamente “invisibile”, capace dal recondito di spiare la vita e i comportamenti dei cittadini e per fare questo affida al fidato Beria/Himmler/Carrai la macchina persecutoria.

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Renzi, nel tentativo di mettere il fedelissimo a capo della Gestapo elettronica, consegna a lui e quindi ai padroni dello stesso, la frattalizzazione delle vite dei sudditi che ignari compiono i gesti che ritengono di libertà avendo, per qualche tempo, assaporato il piacere di postare la foto del proprio gatto, della faccina attonita del proprio pargolo, il frame di un film che si è apprezzato o la copertina di un libro che si è letto o una torta che si è infornata, o la richiesta di una carezza che si vorrebbe ricevere. Certamente in rete ci sono anche le trappole per irretire vittime da sodomizzare, derubare, far sparire mangiandosele.

Il crimine si contrasta con la professionalità e l’amore per la propria gente rafforzando lo spirito di servizio e di corpo e con l’uso sistematico della meritocrazia. Per vigilare sull’orrore c’è solo da rafforzare le strutture già esistenti (per prima la Polizia Postale o i reparti già esistenti dei Carabinieri) selezionando e pagando bene il personale, formandolo in modo costante e permanente, difendendolo dalle tentazioni della “concorrenza”. Ripeto, non frustrandolo con la prepotenza implicita nella mancanza della meritocrazia che, viceversa, è la prima amica e alleata della “sicurezza”. Non si difende la Repubblica cominciando col piede sbagliato di scegliersi l’amico da mettere al comando della “baracca”, sodale/complice che negli ultimi tempi appositamente è stato allevato perché, al momento opportuno, si impadronisse, a norma di legge, di ciò che, a norma di legge, non potrebbe mai essere svenduto o affidato a interessi estranei a quelli della Repubblica. Se la cantano e se la sonano. Atività  canterina che potrebbe essere divertente (quasi un peccato “veniale”) se non si trattasse della Sicurezza nazionale e del beni primari che soino la Libertà e la Democrazia.

Carrai viene da una scuola politica e culturale che ritiene che non essendoci più spazi da imperialisticamente occupare (o interessanti e profittevoli da sfruttare) sia arrivato il tempo di impadronirsi delle vite stesse delle persone controllandone l’uso del tempo. Carrai è espressione di ambienti che si oppongono a che le persone, durante il tempo che gli è rimasto e che ingenuamente ritengono loro, non pensino cose che siano in contrasto con la visione del gruppo di potere che ritiene viceversa di avere diritto di vita e di morte sulla razza altra da se. Razza da chiudere (nemesi paradossale) in un ghetto elettronico reso controllabile dal recondito. Carrai e quelli come lui ritengono che sia arrivato il tempo di superare una ideologia imperialistico vetero-capitalistica arroccata sulla concezione della difesa dei territori e dei beni materiali (non che non ci debbano essere per loro anche queste capacità di presidio e di violenza ma sono di minore peso) e di dedicarsi a controllare la frammentazione nel tempo e nello spazio, di tutti, in modo da non avere “sorprese”.

Si vogliono fare loro per primi “nomadi” nell’infosfera in modo da preparasi ad impallinare chiunque la volesse far crescere e strutturare a misura di libere intelligenze e al servizio dell’equità che amica della sicurezza e della felicità. Il Carrai appartiene ad un mondo che ragiona ormai da tempo di cyberélite. Carrai appartiene a una consorteria che vi distrae continuando ad alimentare i gioco ottocentesco della guerra e della pace, dei ricchi e dei poveri, dei sani e dei malati. Questa recita crudele andrà in scena fino a quando, i Carrai e quelli come lui, non saranno  pronti a fondere definitivamente macchine e contenuti certi di aver messo a punto la perfetta Gestapo sorvegliante e capace di individuare e stanare ogni vostro timido dissenso.

Altro che lotta al terrorismo o agli Stati aggressori sul terreno cybernetico! Se fosse stato così, ci sono decine di buoni italiani che avrebbero meritato per attività onesta già svolta, in modo riservato e senza i mezzi abbondanti che oggi avrebbe l’amico di Renzi, quella posizione di comando. Penso ad esempio al generale Umberto Rapetto.  Non è così! Si vogliono prendere le vostre vite (anche elettroniche) e, a norma di legge (la loro) vogliono farne ciò che è funzionale a soddisfare la smodata ambizione e sete di potere di cui sono portatori. Non ne verrà nulla di buono perché le “gestapo” chiamano sangue e in questo caso l’uso della forza in difesa del bene primario che è la Libertà, sarebbe legittimo. Anzi doveroso.

Se ravvisate una qualche forma di istigazione alla Resistenza contro quanto volete, con la violenza implicita nel fatto che siete illegittimamente alla guida del Paese, imporre alla mia gente (che è fatta di fannulloni e di stronzi ma che è anche – quando lo vuole – la mia meravigliosa Italia) sappiate che non vi state sbagliando e quindi, se avete coraggio, agite tempestivamente perché io non ho paura e il tempo lavora per la lotta di liberazione.  Anzi, a fronte di tanta protervia, sento il dovere di istigare al sabotaggio e alla rivolta contro il voler imporre Marco Carrai a capo della Gestapo elettronica spacciata per una necessaria difesa della nostra comunità.

Oreste Grani oggi più che mai Leone Ruggente