Il “caso Quarto” ha molto da insegnare a chi è stato eletto tra le fila del M5S incarnando una speranza di riscatto per l’Italia

testa-del-sapere

Il primo insegnamento è che l’onestà e la coerenza tra parole e azioni non sono sufficienti per governare la complessità di un Paese “unico” al mondo.

Unico perché contiene lo Stato del Vaticano; unico perché posizionato nel centro del Mediterraneo; unico perché occupato dalla più potente organizzazione criminale del mondo, la ‘ndrangheta, nonché dalle subordinate mafia e camorra; unico perché possiede la massoneria più sputtanata del pianeta; unico perché ha avuto il più forte e doppio partito comunista occidentale; unico perché il calcio è il principale antagonista culturale del cattolicesimo; unico perché del suo servizio segreto non si fida nessuno, essendo di volta in volta guidato da un Berlusconi o da un Renzi… per tacere di chi esattamente sia a servizio (fatti i debiti distinguo). Un Calipari non è un Broccoletti.

Il “caso Quarto”, sul quale non entriamo nel merito salvo avvertire che ne avevamo sentore un mese prima che scoppiasse, ci mostra una classe dirigente colta alla sprovvista nel gestire uno tsunami artificiale di fango. Perché?

Osserviamo che l’architettura del M5S è concepita in modo significativo per svolgere una funzione difensiva nei confronti di quanti avrebbero cercato di penetrarlo, mentre la componente offensiva è stata lasciata al vertice. Tuttavia, qualcosa non ha funzionato nel “caso Quarto” giacché le difese sono state travolte sotto i colpi da un lato della stampa, dall’altro da comportamenti interni poco razionali, a essere buoni.

Ciò che abbiamo capito dalla lettura e dalle parole della sindaco Capuozzo, vero falso autentico che sia, è che un allarme era stato dato e che delle azioni a sua difesa erano state intraprese con la rimozione dell’assessore malandrino, tuttavia ciò che è mancato è stato un intervento pubblico dei vertici che avrebbero dovuto rimuove il tumore prima che le metastasi si diffondessero. Perché?

Escludiamo la malafede del direttorio e della classe dirigente del Movimento, rimane allora come ragione un difetto strutturale dell’architettura nel Movimento ovvero la chiusura o impermeabilità alle voci che si levano onestamente dal basso. Tale chiusura si evidenzia essere frutto di una impreparazione a cogliere, selezionare e valutare l’attendibilità delle fonti che offrono le proprie analisi ai dirigenti del Movimento.

È evidente che un comune campano come Quarto sia abbondantemente inquinato dalla malavita organizzata – se lo sono un comune lombardo come Sedriano o numerosi altri in Piemonte e Liguria o il mitico Brescello… – ma allora era necessario che si istituisse un organismo di controllo capace di affrontare quel tipo di realtà; un conto è Livorno, un altro Quarto oppure una apparentemente tranquilla Pomezia, molto molto vicino alle terre di Camorra.

È evidente come non sia sufficiente il modello che ha portato in Parlamento decine e decine di cittadini onesti, al netto di quelli che hanno preferito tenersi i soldi o rivelarsi doppiogiochisti, per governare il locale.

Detto in altre parole, la complessità del paese richiede una capacità di analisi e di intelligence davvero collettiva, nei fatti; pazienza se ciò significhi istituire un “luogo” in grado di governare la complessità.

Per fare un paio di esempi, mi permetto di segnalare che i lettori di Leo Rugens sono informati dal 3 dicembre che “Carrai” rappresenta un problema per la sicurezza nazionale grazie ai poteri che gli verrebbero conferiti, eppure è mancata quella auspicata reattività, da parte del Movimento, che avrebbe creato all’aspirante spione o “agente segreto” ben altre difficoltà da quelle che non sembra incontrare.

Analogamente, per quanto riguarda la vicenda Alfano-kazaka, la casa editrice Adagio, di cui socio è Gianroberto Casaleggio, detiene addirittura i diritti di un esplicito atto di accusa: Shalabayeva – Il caso non è chiuso che anticipa di un paio d’anni le motivazioni culturali di Intelligence collettiva, di Angelo Tofalo, eppure anche da lì non provengono segnali chiari, anzi, non proviene nessun segnale.

È evidente che la massa di problemi e di attacchi cui i vertici del Movimento sono sottoposti avrebbero ammazzato chiunque non si fosse premunito a suo tempo, eppure ciò che oggi sembra mancare è la capacità di colpire i punti deboli di questo governicchio, ovvero la sua politica estera imbarazzante nonché l’incapacità di governare quegli apparati dello stato propensi a farsi i cazzi propri e di chi li paga (sempre fatte le debite eccezioni).

Infatti, il tentativo di nominare Carrai responsabile della sicurezza informatica del paese cos’altro è se non la dimostrazione della consapevolezza che gli apparati già esistenti e preposti non rispondono adeguatamente alla bisogna dei Renzi e dei suoi burattinai?

Questa potrebbe già essere una buona notizia o una buona analisi (?) decidete voi.

La redazione