Fiocca la neve fiocca … a Washington e New York

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L’East Coast degli USA è sotto la minaccia (in realtà il fenomeno è già in essere e si contano i primi morti, pochi rispetto a quelli che ci sarebbero stati se negli USA la prevenzione non fosse una cosa seria) di una tempesta di neve che potrebbe risultare essere la più estesa e “dannosa” degli ultimi 100 anni. Lo so che si dice sempre così ma questa volta potrebbe proprio essere vero in quanto Jonas (ancora un nome proprio per questi fenomeni che sembrano avere un anima tanto sono determinati nei loro comportamenti distruttivi) si presenta come un gigante terribile. Da Washington, Philadelphia,  New York tireranno venti gelidi che potrebbero soffiare a 80/100 km l’ora. La neve cadrà tanto fitta da determinare una visibilità prossima allo zero. Comunque, soprattutto a New York, tutti pronti. Questa reattività è dovuta alle attività di prevenzione e coordinamento di una autorità appositamente costituita per gestire le emergenze nella Città di New York guidata, da alcuni anni, dal dr. Joseph F. Bruno.

Ho potuto leggere, grazie ad un’amico attento (che ringrazio) che me l’ha consegnato dopo averlo conservato, del materiale relativo ad un incontro tenutosi a Roma il 25 marzo 2014 alla Sala dei Gruppi Parlamentari a via di Campo Marzio (di cui non avevo avuto neanche sentore) dedicato al tema della città come infrastruttura critica e come si ritiene negli Stati Uniti sempre più necessario sviluppare partnership tra pubblico e privato per addivenire ad una sicurezza integrata. Il relatore ospite d’onore di tale incontro era appunto il Dr. Bruno nella veste di commissario e direttore del Centro Operativo di emergenza di New York City. Nel marzo del 2014 il sindaco era Bloomberg ma in questo caso poco cambia rispetto a quanto cercherò di trasferirvi. In occasione dell’incontro fu distribuito del materiale che cercherò di riprodurre nel migliore dei modi nella speranza di farvi cosa gradita anche se penso che stiate in questo momento al calduccio nella vostre calde case europee. Ma avendo avuto il blog alcune decine di migliaia di accessi provenienti dagli USA, non si sa mai.

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Recitava il materiale illustrativo dedicato all’ipotesi di emergenze – sia naturali che causate dall’uomo – che a NY questi avvenimenti catastrofici sono piuttosto comuni. Non diventano ogni volta “guai senza fine”, solo e unicamente perché la città è preparata. La città negli ultimi dieci anni ha registrato un gran numero di crisi e tali eventi critici sono aumentati al punto che si è resa necessaria una risposta  significativa da parte di enti locali, dello Stato Federale e del Governo centrale, così come da parte di molti altri partner del settore privato e organizzazioni no-profit che operano nella regione metropolitana. NY è una  città (il dato è dello staff di Bruno) di 8,3 milioni di abitanti (io sapevo di più ma mi sembrano già tantissimi) stipati (e questo lo sapevo) in 302 chilometri quadrati su tre isole e una penisola. Questi numeri e questa concentrazione sono il vero problema che si pone nell’affrontare tifoni o grandi nevicate. La struttura diretta da Joseph Bruno ha il compito di riportare l’ordine nel caos che i disastri naturali (e non) possono causare. Durante il suo intervento in Italia, Bruno descrisse le attività dell’Office of Emergency Management come organizzazione in grado di coordinare la risposta alle crisi insorgenti ma soprattutto la raccolta e la diffusione di informazioni da indirizzare al Governo, ai servizi pubblici e ai privati. Il dr.Bruno, in quella occasione, ha parlato di casi concreti, prendendo spunto da eventi quali l’11 settembre 2001 o l’uragano Sandy del 2012 o il deragliamento del treno Metro-North a dicembre 2013.

La parte che più mi ha attratto della reazione/ragionamento è quella della mobilitazione dei canali di comunicazione utilizzati abitualmente dall’Office of Emergency Management compresi i social media, le chiamate in “conferenza” dei partner privati, le notifiche di emergenza attraverso automatismi elettronici e la creazione di una task force di carri attrezzi ideati per questo genere di evenienze e già di per se dotati di tecnologia per  il monitoraggio video di tutte le strade per verificarne le condizioni. Non basta quindi divulgare attraverso i mass-media tradizionale per fare sistema contro le crisi. Se penso a quattro gocce di pioggia o pochi centimetri di neve che normalmente paralizzano Roma o cosa mai potrebbe succedere a Napoli se il Vesuvio si incazzasse, provo imbarazzo e sconcerto.

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Riproduco il racconto di cosa ha saputo fare la struttura diretta da Bruno e immaginate quanto ci sarebbe da fare per adeguarsi al concetto di essere pre-parati. Certo, a Roma, non nevica come a New York e non arrivano uragani devastanti ma comunque mi sembra che ci sia molto da imparare.

Sperando di aver fatto cosa gradita nel pubblicare la mappa di New York con le zone a rischio.

Oreste Grani

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