La Spagna e il Mediterraneo – Pompeo de Angelis

El Oro y La Sangre Maurin Defrance Fabien Nury Fabien Bedouel Chabane Merwan  (1)

La Spagna e l’Italia, nell’epoca del colonialismo ottocentesco, hanno esercitato un ruolo secondario nel Mediterraneo, cedendone l’egemonia alla Francia e all’Inghilterra. Eppure la Spagna ha inventato l’africanismo europeo sulle coste del Nord Africa, nel XV secolo e l’Italia navigò da padrona dalla Crimea alle Baleari con le repubbliche marinare nel medioevo e con le galee di Venezia, di Genova, di Livorno, di Civitavecchia, di Napoli e di Palermo dal XV al XVI secolo. La tradizione spagnola e italiana è mediterranea, ma questa vocazione fu soffocata, nel XIX secolo, dall’espansionismo dell’esagono francese che ha tentato di fare del mare nostrum un transito di truppe per assoggettare i territori nordafricani e, da parte loro, gli inglesi controllarono le porte di Gibilterra, di Suez e dei Dardanelli con presidi e trattati, tenendo le chiavi del mare interno.

oro-y-la-sangre-i1fs-komic-libreriaoro-y-la-sangre-i2fs-komic-libreriaoro-y-la-sangre-i3fs-komic-libreriaoro-y-la-sangre-i4fs-komic-libreriaoro-y-la-sangre-i5fs-komic-libreria

Il ruolo spagnolo merita un racconto a vaste linee. Dopo la cacciata dei mori, l’attenzione della Castiglia e dell’Aragona si rivolse alla sponda sud del Mediterraneo, nei cui anfratti si erano sistemati i pirati, che disturbavano, con la patente da corsaro rilasciata dal sultano turco, i viaggi delle navi del commercio millenario e predavano le popolazioni rivierasche delle terre cristiane. Dalla Libia al Marocco i semi regni ottomani vivevano con i ricavi della guerra di corsa a danno delle nazioni europee. Il vescovo di Toledo e cardinale Francisco Jimenez de Cisneros, tutore di Giovanna d’Aragona e reggente di Castiglia prese l’iniziativa di stanare il nemico, portando la guerra contro le città costiere turco-magrebine. Il cardinale spagnolo aveva maturato una certa idea del Nord Africa attraverso i racconti di Jerome Vianel, un viaggiatore che sapeva descrivere e disegnare i luoghi dei suoi itinerari. L’umanista Alvar Gomes de Castro, nella sua opera De las hazanas de F. J. Del Cisneros del 1569 (1), ci tramanda la descrizione del porto di Mazalquivir (Granporto) fatta da Vianel: “In nessuna altra parte della costa africana le imbarcazioni potranno essere sistemate in modo più sicuro e conveniente.” Dal Granporto, situato nel golfo di Orano, iniziò l’azione di Cisneros, nel 1505. Il quale propose alla corona di fondare un impero a sud di Granada in alternativa al buscar el levante por el poniente di Cristoforo Colombo. Presa Mazalquivir, il cardinale comandò personalmente una spedizione, nel 1509, che conquistò Orano dalle grandi muraglie e consacrò le moschee del luogo a Santa Maria della Vittoria, a San Giacomo e a San Bernardino. Orano venne rifondata come una città castigliana, frontale a Cartagena: fu la Spagna sulla sponda opposta del Mediterraneo. L’anno dopo, gli spagnoli occuparono l’isoletta che chiudeva il porto di Algeri e vi costruirono un forte che puntava i cannoni sul palazzo del reggente, sulle case della collina e sulle barche alla rada. Venne chiamato el Pegnon de Argel. Poi cacciarono il re di Bougie, capitale della Cabilia.

El_oro_y_la_sangre1

L’africanismo di Cisneros fu proseguito da Carlo di Gand, che, nel 1516, ereditò i regni di Spagna, e le terre scoperte al di la dell’Atlantico, la corona d’Austria, dei Paesi Bassi e dei possedimenti italiani con il titolo di Carlo I. Nel 1519, a lui, rampollo degli Asburgo, fu affidato, dagli elettori tedeschi, lo scettro imperiale di Carlo Magno e, con l’assenso del papa, divenne “Imperatore Romano Eletto”, con il titolo di Carlo V. Lo slogan dell’epoca diceva: “sull’impero di Carlo V non tramonta mai il sole”. La sua preoccupazione principale non fu il Nuovo Mondo, da cui prendeva l’oro, l’argento, le spezie e nuove preziose specie botaniche, ma il vecchio mondo in conflitto con l’impero di Solimano l’ottomano. Nel 1534, il sultano di Istanbul, con le navi del suo corsaro Khizir di Lesbo, detto Barbarossa, conquistò Tunisi ed elesse il suo ammiraglio beylerbey di Barbaria. L’imperatore cristiano armò una grossa spedizione e tolse al Barbarossa il principato appena preso. Le battaglie contro il predone del Mediterraneo si svolsero a Prevesa, a Santa Maura e Castelnuovo nella parte di levante del mare interno. Poi, Carlo V tralasciò il confronto con gli ottomani nell’Egeo e nell’Adriatico e si accorse che la penisola italica rappresentava una specie di muro tra due parti di mare. Considerò che a est poteva essere lasciato lo spazio ai turchi, mentre a ovest affermò il dominio della Spagna. L’imperatore non poteva sbagliare di più. Deludeva il papato che non poteva più liberare la Terrasanta, lasciava sola Venezia nell’Adriatico, concedeva a Francesco I di Francia di trescare con Solimano e con Barbarossa, permetteva al sultano di volgere la propria flotta contro il Portogallo nel Mar Rosso e nel Golfo Persico. Nel 1540, uscì in Spagna una piccola enciclopedia intitolata Silva de varia leccìon di Pedro Mexia, che esaminava le caratteristiche dell’impero ottomano e concludeva dicendo che il mondo mediterraneo era stato diviso dal Creatore in due parti e che Carlo V non doveva essere il liberatore di Costantinopoli, ma lo scudo delle coste spagnole, attraverso la fortificazione della barriera in Italia. Gli scettri erano provvidenzialmente due, lontani e distinti. (2) Spinto dalla sua ideologia cisneriana, Carlo V cercò di prendere Algeri governata da Hazan Aga, figlioccio di Barbarossa, nell’autunno del 1541, ma la spedizione fu un clamoroso insuccesso. Dopo il disastro di Algeri, l’imperatore rinunciò del tutto a contendere il Mediterraneo agli ottomani e ai pirati barbareschi. Bisognerà aspettare il 1571 per uno scontro navale fra cristiani e musulmani nelle acque di Lepanto, ma la vittoria cristiana non mutò l’egemonia turca nel Mediterraneo. Anzi, nel 1577, la Spagna firmò una tregua con l’impero turco, rinunciando alla politica di conquiste nel Nord Africa. Rimase una modesta attenzione verso il Marocco in cui conservò le sue posizioni marinare di Ceuta e di Melilla. I trattati con il bey del Marocco del XVIII secolo riconobbero il diritto spagnolo sui due presidi occupati. Infine la Spagna visse il mutamento “decimononico”: l’impero coloniale in America e nel Pacifico scomparve. Nel 1898, le ultime perdite riguardarono Cuba e Port Rico nel Caribe e le Filippine, le Carolina, le Marianas, le Palaos non furono più difendibili con una marina da guerra esigua come quella spagnola. La Spagna ultramarina si ridusse alle piazze del nord marocchino, della fascia litorale sahariana, delle Canarie e di alcune isolette nel golfo di Guinea.

Sin título-1

Quando la Spagna si trovò ridotta alla propria penisola, alcuni generali dell’esercito, la Liga Africanista, i Centros Comerciales Hispano-Marroquics e la Sociedad Geografica y Colonial posero la questione marocchina, con l’idea di superare il disastro del 1898 creando una” Espana en Africa”, seppure limitata al paese dirimpettaio nel Mediterraneo. L’Ateneo di Madrid lanciava questo manifesto: “ Prendere il Marocco per riprodurre lì i caratteri della nostra patria, facendo, in un certo modo, di quell’impero una Spagna africana.” Dopo la orgogliosa espansione coloniale la presunzione spagnola si limitò ai presidios di Ceuta e Melilla, per ricominciare una avventura ultramarina sotto casa. Il Marocco era povero di risorse e viveva una crisi finanziaria, fiscale e monetaria che lo palesava debole e pertanto apparve destinato all’annessione da parte delle nazioni europee in gara nella conquista di frammenti in ogni parte del pianeta. Intorno alla esangue monarchia marocchina si riunirono quattordici nazioni europee (3), per concertare lo strangolamento del potere politico del monarca. Nel 1906, i quattordici indissero la più cinica delle conferenze, la Conferencia de Algeciras, durante la quale inventarono lo strumento per scarnificare il Marocco. Quattro nazioni (Spagna, Francia, Inghilterra e Germania) raggiunsero un compromesso che escludeva le altre dieci e dava mandato alla Spagna e alla Francia (le due nazioni più in lizza sul Marocco) di istituire il Banco de Estado de Marrocuecos, quale strumento per catturare la indipendenza di una delle più antiche nazioni del mondo. Dopo sei anni, la banca colonialista raggiunse il risultato senza dispiegamento di forze militari e, nel 1912, la convenzione franco-spagnola stabilì che la Francia esercitava il suo protettorato nella parte centrale del paese moresco e la Spagna nella parte nord e sud. Durante i quattro anni della Prima Guerra Mondiale, in cui la Spagna rimase neutrale, i generali di Madrid tentarono un accordo con il capo tribù Ben er-Raisuni ai danni della Francia, ma nel 1919 il guerrigliero marocchino fece un voltafaccia e iniziò a combattere le truppe del commissario generale Berenguer e del generale Silvestre, che furono sconfitte a Sidi Idris, nella battaglia di Anual del 1921. Il disastro di Sidi Idris, che comportò la morte di 17.000 soldati spagnoli, fu un segnale di riscossa per le tribù del Rif, che erano state intimidite dalla superiorità d’armamento e di organizzazione degli europei. Con la vittoria in campo, gli uomini in rivolta poterono valersi di un bottino di armi e munizioni e trovarono un capo in Abd el Krim.

El Oro y La Sangre Maurin Defrance Fabien Nury Fabien Bedouel Chabane Merwan  (5)

Il racconto cambia senso a questo punto e la svolta deriva dall’azione e dal carisma di Abd el Krim, un eroe tipico del Novecento. Era nato ad Axdir tra il 1880 e il 1883. Si istruì nella scuola spagnola di Melilla, studiò diritto islamico nella Università di Qarawiyyin a Fez e per poco tempo frequentò la Università di Salamanca. Fu immesso nell’amministrazione spagnola del Marocco come traduttore e fece il giornalista nel periodico “El Telegrama del Rif”, dove scriveva in arabo. Nel 1915, fu imprigionato dai francesi, che scoprirono in lui un partigiano contro il regime coloniale. Dal carcere di Rostrogordo tentò di fuggire, ma fu ripreso e tenuto ancora per un anno. Quando tornò libero salì sulle montagne dell’Atlante da dove cominciò a organizzare, insieme a Ben er-Raisuni, la ribellione delle tribù del Rif. La vittoria contro gli spagnoli di Sidi Idris lo rese popolare e gli consentì di radunare una banda composta di giovani rivoluzionari e di soldati indigeni che abbandonavano il servizio nell’esercito coloniale spagnolo. I combattenti cabili scesero dalle montagne i costrinsero i colonialisti a ritirarsi a Melilla e a Ceuta, lasciando libero il territorio del Rif, dove Ab del Krim istituì una repubblica, con capitale Axdir, di cui divenne il sultano. La repubblica durerà quattro anni, durante i quali fu riorganizzata l’economia agricola, battuta moneta e ordinate le capacità combattenti di un esercito di liberazione. L’esperienza della Repubblica marocchina e della sua bandiera ebbe un una risonanza mondiale. Nella lontana India, il Mahatma Ghandi, leader degli anticolonialisti inglesi, salutò la vittoria dei combattenti del Rif. Nella primavera del 1925, nel pieno delle sue forze, il sultano di Axdir attaccò i francesi, verso i quali l’avversione era maggiore, sconfisse il maresciallo Louis Hubert Lyautey e giunse alle porte di Fez. Il “Time” del 17 agosto 1925, mise in copertina il ritratto di Abd el Krim. Francia e Spagna rinunciarono alla rivalità fra loro e armarono una enorme spedizione repressiva nel protettorato marocchino, con truppe comandate dal generale Primo de Rivera, capo del governo dittatoriale del regno di Alfonso XIII e dal generale Philippe Petain, stratega del fronte di Verdun nella Prima Guerra Mondiale. In un mese, i due grandi capi liquidarono la repubblica del Rif, non con la schiacciante superiorità numerica, ma con l’aviazione francese che effettuò un bombardamento chimico con gas hyperite detto gas mostarda, che soffocò la rivolta e la popolazione moresca. Tra gli ufficiali spagnoli della feroce campagna del 1925 ci fu il colonnello Francisco Franco a cui il governo francese, per le sua prima impresa marocchina, concesse la Legione d’Onore, nel 1926. Il futuro caudillo de Espana, giovane ufficiale “africanista”, aveva guadagnato il grado di colonnello combattendo contro i guerriglieri del Rif, nell’inverno del 1924, quando comandò la ritirata dalla città di Xuaen. Abd el Krim si consegnò ai francesi che lo esiliarono nell’isola di Réunion nell’Oceano Indiano. Nel 1947, l’ex sultano marocchino riuscì a fuggire, dopo vent’anni di confino, raggiungendo il Cairo dove Faruk I gli concesse la qualifica di rifugiato politico. In Egitto rimase fino alla morte, che avvenne nel 1963. Il culto del guerrigliero Abd el Krim si era radicato in Indocina e a Cuba. In Indocina, il leader antifrancese Ho Chi Min riconobbe in lui un fratello d’arme. A Cuba, il generale Alberto Bayo, generale spagnolo di origine cubana, veterano della guerra del Rif del 1921-1925, si affiancò ai guerriglieri di Fidel Castro spiegando loro le tecniche del combattimento. Fidel Castro ha raccontato: “Bayo ci insegnava come stabilire una guerriglia per rompere una difesa secondo le usanze marocchine di Abd el Krim contro gli spagnoli.” (4) Un anno dopo la vittoria castrista, nel 1959, Che Guevara andò a visitarlo al Cairo per rendergli omaggio. Definì il leader marocchino “fondatore delle tecniche della lotta di guerriglia.” El Krim seguitò a essere odiato nella Spagna franchista. Il quotidiano Alcazar del 6 febbraio 1963 in occasione del suo presunto ottantesimo compleanno scrisse: “Abd el Krim non fu il capo di un potere nemico, né di un esercito organizzato. In linguaggio moderno fu un criminale di guerra.” I bombardamenti chimici sulla popolazione del Rif erano dimenticati. Dopo il franchismo alcuni storici spagnoli sono riusciti a dimostrare la falsità dei delitti che i fascisti spagnoli gli avevano attribuito.

Mai più il Marocco ebbe la luce innalzata da el Krim. L’armata marocchina di Franco, divenuto generale nella colonia, fu determinante per abbattere la repubblica nella sua patria, dove instaurò la sua dittatura da generalissimo. Il Marocco francese rimase fedele a Petain, dopo l’occupazione tedesca della Francia, e rimase sottoposto al governo di Vichy, fino allo sbarco anglo americano nel novembre del 1942. La Spagna franchista fu escluda dall’ONU dopo la Seconda Guerra Mondiale. La Francia “libera” venne combattuta da Ho Chi Min in Indocina e dal Fronte di Liberazione Nazionale in Algeria e dovette, nel 1956, abbandonare il protettorato del Marocco a causa di questa guerre. La Spagna rimase isolata a Ceuta e a Melilla. Seguita a conservare ancora le due città, che distano 225 km fra loro in linea d’aria, contornate da una duplice barriere di filo spinato di 3 metri d’altezza, che ostacola l’emigrazione africana verso il territorio metropolitano. La barriera dotata di rete di sensori acustici e visivi, illuminata di notte, è stata finanziata dalla Comunità Europea con 30 milioni di euro. Attualmente è in opera l’innalzamento della barriera a 6 metri con i soldi di Frontex. Arriba Espagna y Europa.

Pompeo de Angelis

(1) Alvarez Gomez de Castro: De las hazanas de Francisco Jimenez de Cisneros, edizione recente Madrid 1894.

(2) Pedro Mexias, Silva de varia Leccìon, edizione recente, Madrid 1990.

(3) L’Italia era rappresentata dal ministro degli esteri Emilio Visconti Venosta e dall’ambasciatore Giulio Malmusi.

(4)  Ignacio Ramonet, in Cien horas con Fidel, La Habana 2006.

Annunci