Un generale a sindaco di Roma?

Domenico Rossi

Che il generale Domenico Rossi cominci la campagna elettorale in quelle che chiameremo primarie e poi, eventualmente, per la corsa vera e propria a sindaco di Roma, è cosa ormai certa. Altrimenti dovremmo immaginare che si indicono cene non tanto per legittimamente raccogliere fondi (comunque consigliamo al signor generale visto le figure barbine fatte da altri che non si sono accorti che tra i commensali c’erano personaggi alla Buzzi, Casamonica, Alemanno di essere prudentissimo nella selezione dei “contribuenti”) ma per far bere, a fina cena, gratuitamente, raffinate grappe al super intenditore Bruno Tabacci che, comunque, non dovrebbe essere estraneo alla scelta della candidatura del militare, in una città dove le stellette le portano, nel bene e nel male, decine di migliaia di aventi diritto al voto. Candidatura, quindi, meno “ingenua” o “fragile” di quello che si potrebbe superficialmente valutare.

Il generale, inoltre, è romanista, di quelli sfegatati e quindi meno antipatico che se fosse laziale.

sanza

Ho detto di Angelo Sanza nel post “Da un generale all’altro passando per Mani Pulite” e oggi aggiungo il nome di Bruno Tabacci. Ambienti che con i numeri (intendendo elettoralisticamente parlando) hanno poca dimestichezza muovendosi sempre intorno a percentuali a un solo numero ma non per questo personaggi meno “pesanti” nella scena politica e lobbistica del Paese. Tabacci, pur ormai anziano (anche Sanza lo è), lo trovate sempre in mezzo, nel grosso business e nelle pieghe della partitocrazia che si chiamino Prima, Seconda o Terza Repubblica. Per fortuna che la numerazione non riguarda le varie “P” possibili. Almeno fino a prova contraria dal momento che qualche frequentazione con para-massoni entrambi i saggi esperti del Centro Democratico le annoverano. Anche su questo fronte il signor generale è opportuno che sia prudente perché per la legge di contiguità ed osmosi, con pochi passaggi, potrebbe ritrovarsi dalle parti di un Denis Verdini o di un Luigi Bisignani qualunque e rispettive compagnie cantando. E non intendo riferirmi alla formazione politica neonata ALA, stampella renziana o altro che sia, ma alle consorterie (non solo toscane) scaltramente frequentate dal ex (?) banchiere di Aulla o altre ancora ad oggi alimentate dalle relazioni di potere dell’ex capo ufficio stampa di Gaetano Stammati.

tabacci

Il generale potrebbe, con il cursus fatto, sembrare un ottimo stratega (che certamente è) ma su questi terreni tattici non è detto che non si trovi impantanato e poi, nel momento cruciale dello scontro, tradito/barattato/sacrificato per “ordini superiori”. Soprattutto se la sua candidatura dovesse incominciare a piacere a tanti romani, con stellette o senza, che ne dovessero apprezzare le qualità organizzative, di comando e di onestà, tutte peculiarità che dovranno convivere nella personalità di chi dovesse avere tanto sprezzo del pericolo da osare farsi sindaco di Roma. Ci siamo permessi di evocare il lontano episodio di Franco Angioni maturato, non a caso, nel cruciale ’93 anno dove lo scontro si fece terribile e sanguinario. Siamo lieti che il signor generale ci provi ma siamo preoccupati, come si diceva ai tempi di mio nonno, di chi lo accompagna in questa folle impresa. “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”, appunto si diceva a meno che uno non lo debba fare, questo accompagnarsi inopportuno, per motivi di servizio e sotto copertura. Cosa che io non credo, direbbe il sommo Crozza-Razzi.

Tabacci_Benedetto_Sanza_a_potenza

Oreste Grani/Leo Rugens che tra le 5 stelle dei cittadini prestati a tempo determinato alle istituzioni repubblicane e qualcuno che si porta a tavola Bruno Tabacci, Angelo Sanza e gli avanzi dell’API, sceglierò sempre i “penta stellati”, non fosse altro per un problema di chi è gerarchicamente più alto in grado anche nel mondo di provenienza del signor generale che, a cinque stellette, non ci è mai arrivato.