Cosa lega Dorina Bianchi ad Aurelio Voarino? Niente, se non che entrambi hanno avuto a che fare con Leo Rugens

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A Roma (e io sono romano non di nascita ma d’adozione), nelle difficoltà (e io sono in difficoltà), si suggerisce di “consolarsi con l’aglietto”.

L’aglio, usato con sapienza, è anche (e non solo) un potente antibiotico/antinfiammatorio per cui, con tutte le “pestilenze” che ci/mi circondano,  consolarsi con lui e il suo eventuale uso (ottimo con le bruschette e gli spaghetti a saperli veramente fare) culinario può solo che fare bene. Baciare è altra questione.

In più, per antica credenza, l’aglio, a trecce, allontana quei vampiri che di questi tempi trovate dietro ogni angolo, anche di giorno, a discapito di quanto eravate abituati a ritenerli persecutori notturni.

Per cui, non potendoci permettere altro, oggi, alla tavola frugale di questo marginale ed ininfluente blog, ci consoliamo “con l’aglietto”.

Il menù è, una volta tanto, abbondante.

Primo, spaghetti aglio, olio e peperoncino:

si tratta di aver segnalato, dal 24 gennaio 2015 (370 giorni), chi fosse Dorina Bianchi e quale la sua pericolosa peculiarità.

Dal racconto autobiografico offerto a suo tempo (…) e in più puntate (cercate pigroni nel blog che troverete non poche chicche e conferme), poteva sembrare una storia di disistima personale condita da un sentimento “rancoroso” per un offesa e un danno professionale a suo tempo ricevuto. Ma così non era, come non è mai nel caso di questo blog.

Questa mattina, in prima pagina del quotidiano Il Giornale, se avete tempo, andate ad approfondire la personalità e il legami della dottoressa Bianchi, laureatasi giovane in medicina e nell’arte del doppio/triplo gioco, con successivamente un dottorato conseguito nel mestiere più antico del mondo che non è la prostituzione – come si ritiene – ma lo spionaggio. Così definisco l’attività politica della Bianchi nel suo gironzolare. Così penso e così dico in attesa della solita diffida o peggio.

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Finalmente, quindi, se ne sono accorti anche a Il Giornale dove avrebbero dovuto sapere da tempo chi fosse la signora, avendone noi segnalato per tempo le frequentazioni negli ambienti riservati, altrettanto cari a Silvio Berlusconi, vero padrone di Il Giornale. Ma, evidentemente, in quella redazione non ci leggono. Bastava chiedere riservatamente a Farina/Pompa/Mancini/Pollari chi fosse la signora e non si avevano cattive sorprese. Ma quando lo dicevamo noi, evidentemente anche Il Giornale usufruiva dei “toccamenti” e “ambigue frequentazioni” della parlamentare di Crotone con amicizie fin nel Trapanese.

La prossima volta, se potete, aprite gli occhi prima o mandateci qualche euro che ve lo diciamo noi chi sono questi politici “peripatetici” (che girano intorno) e quale mestiere, per piacere o per dovere, facciano.

Libro Shalabayeva

Così come non dite, nel futuro prossimo, che non vi avevamo detto cosa ci fosse di ulteriormente grave sotto il “Caso Shalabayeva” (anche in questo caso di cose alfaniane stiamo parlando), come, da anni, in solitudine, Alberto Massari (autore del e-book Shalabayeva il caso non è chiuso) e questo marginale e ininfluente blog sostengono, indicando in tale Aurelio Voarino (vedi Aurelio Voarino (e non solo) al centro di una vicenda italo-kazaka Occhi elettronici in Kazaksthan si sono accorti del post “Chi è il torinese Aurelio Voarino e perché si interessava della sorte del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov?”Chi è il torinese Aurelio Voarino e perché si interessava della sorte del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov?) qualcuno che, ascoltato, potrebbe dire a che fine e per conto di chi, a tutti i costi, nei giorni successivi alla figura di merde (in francese) cercava qualcuno che riuscisse a rintracciare, dopo il contro effetto sorpresa (i bravi ragazzi della Digos irruppero e rimasero gabbati), il dissidente kazako, latitante, e abilmente e fortunatamente più volte scampato a tentativi di ucciderlo, Muxtar Ablyazov.

Non dite che non vi avevamo avvertiti anche sul direttore (?) del consolato onorario di Torino e Piemonte della Repubblica del Kazakhstan.

Secondo, spaghetti aglio, olio e peperoncino:

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l’UBI compra il MPS?

Dalla padella nella brace. Cortesemente ora che in troppi scoprono come stia messa l’UBI, andate a vedere da quando (3 ottobre 2015) vi abbiamo segnalato il groviglio bituminoso (anche lì e, comunque, sempre, l’impasto putrescente lo troverete quando girano soldi “bancari”) di quel gruppo (di malfattori) Che fine hanno fatto quelle indagini dedicate all’UBI Banca?

Il dolce, il caffè e l’ammazza caffè, non ve li diciamo perché sono per pochi intimi.

Comunque oggi, dopo tanti sacrifici e “pranzi saltati”, ci sentiamo satolli.

Come vedete, noi ci sappiamo consolare con l’aglietto.

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.

Non è vero che non leghi niente Dorina Bianchi ad Aurelio Voarino come recita il titolo (ma voi sapete che io sono una persona pericolosa e inaffidabile) se non che entrambi, in tempi diversi, abbiano avuto a che fare con il sottoscritto.

C’é altro. Sono legati da fili sottili, che solo con occhiali ad infrarossi si vedono, che li riportano, ambedue, ad attività riconducibili ad Angelino Alfano e ai suoi compiti istituzionali. La dottoressa calabrese (Bianchi) per i motivi ampiamente ormai a tutti noti, grazie al tardivo ma esaustivo articolo oggi comparso su Il Giornale; per il dottore piemontese (Voarino), perché il giocatore di scacchi kazako Ablyazov, tanto agognato (dopo l’abile fuga da Casal Palocco “valeva” ancora di più), era sfuggito al signor Ministro dell’Interno, facendogli fare una figura di merde (sempre rigorosamente scritto in francese), quasi procurandogli la “perdita della poltrona”. Al servizio (!?!?!?!?), quindi, entrambi, di Angelino Alfano, per finalità e con modalità diverse, ma al servizio. E poi, ambedue, ritenevano di potersi avvalere, del sottoscritto, alle loro condizioni e fino a quando gli avesse fatto comodo. Leo Rugens, come e noto a chi mi conosce e mi rispetta, non fa il cameriere di nessuno. A volte, se si compiace di farlo, e perché servendo, riesce a dare consigli opportuni e così facendo mette a punto strategie, sempre ed esclusivamente, come recitano i documenti che io stesso redigo e faccio sottoscrivere, “In particolare si conviene, senza eccezione alcuna, che nell’agire dovranno essere prese decisioni perché prevalga, sopra gli interessi dei singoli, gli interessi della Nazione.

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Sono gli altri che alla mia tavola devono apprendere l’arte di servire la Repubblica. O andare a rosicchiare ossa da qualche altra parte. Perché anche fare il sottosegretario alla cultura (aiuto!) o pavoneggiarsi nella hall (quasi fosse un lobbista statunitense/russo/kazako/congolese) dell’Hotel Baglioni Regina è in realtà “rosicchiare ossa”. Noi, ci consoliamo con l’aglietto che portiamo sempre nella giberna dell’umiltà, del rispetto del dettame costituzionale, dell’amore per l’Italia. E con il piacere di aver ideato un articolato percorso culturale perché il dissidente Ablyazov non fosse banalmente e con crudele inutile cattiveria catturato per essere consegnato alle autorità kazake ma potesse un giorno, (intelligente come è e sofferente in esilio) tornare, a testa alta, ad Astana riabbracciato, figliol prodigo, dal padre Nazarbayev che aveva certamente gravemente offeso, sottraendo anche soldi (tantissimi!) dal cassetto di casa. Ma chi non ha notizia di ragazzi che, sbagliando, hanno rubato “soldi” in famiglia? Ablyazov era il “figlio” (anche perché, come tutti i ragazzi troppo vivaci e un po’ delinquenti, era anche il più intelligente di tutti) prediletto di Nazarbayev ma, come spesso succede nelle migliori famiglie, questa predilezione potrebbe aver suscitato invidie e spinto alcuni ordito complotti

Su questa storia del figliol prodigo e di chi non volesse il lieto fine kazako implicito, ci torneremo.

C’è un tempo per ogni cosa ma evidentemente non solo non tutti lo sanno ma rimuovono, sia pur avvertiti con rispettoso anticipo, l’altra affermazione che da queste parti va di moda: nella Verità, la Pace.   

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