“Nemesi”, ovvero come la Città di Siena (novella Ipazia), viene, quotidianamente, scarnificata viva dagli speculatori del mercato azionario

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Contro ordine, compagni: ieri sembrava l’UBI destinata a “beccarsi” la vecchia baldracca appestata, oggi le Poste Italiane. Ma che hanno fatto di tanto male i piccoli risparmiatori che ancora tengono, “semi al sicuro”, gli ultimi soldini nei caveau elettronici dei vecchi fidati (?) uffici postali? In queste ultime ore di apertura del mercato azionario, un altro pezzo delle carni della Banca più antica del Mondo (e quindi della Città di Siena) è stato fatto a brandelli. La speculazione continua a scarnificarli vivi (Banca e Città), quasi fossero – appunto – “un’Ipazia alessandrina” nelle mani dei fanatici seguaci di Cirillo. Per essere venduta, una volta profanata e oscenamente posseduta da mille infoiati speculatori, per quattro miseri baiocchi.

Negli anni, abbiamo dedicato – in questo marginale ed ininfluente blog – alcune riflessioni/previsioni sulla fine che avrebbe fatto il MPS (e di conseguenza la città di Siena), certamente anche animati da un sentimento (che non ci ha fatto onore) di ostilità nei confronti di alcuni senesi vigliacchi, doppiogiochisti e immemori. Ora, dopo aver apprezzato la possibilità di un colloquio a “distanza” con alcuni di voi (anche grazie e tramite i blog http://www.ereticodisiena.it/http://www.scoop.it/t/monte-dei-paschi-di-siena), teniamo a rendere pubblici, fuori dal perimetro entro cui furono distribuiti, testi che ingenuamente pensammo facessero la differenza tra le chiacchiere farneticanti della foglia di fico del “Governo del Malaffare” rappresentato da Franco Ceccuzzi, i balbettii del povero finto oppositore impersonato dal verdiniano Alessandro Nannini, una Lega fotografata nella sua incapacità a riconoscere qualunque valore del “genius loci” senese e, viceversa, un impegno etico indirizzato a creare i presupposti perché Siena, vincendo la competizione, divenisse, ad esempio, la Capitale della Cultura europea, nel 2019.

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In quella primavera del 2011 (con largo anticipo quindi come si intraprendono le imprese strategiche) speravamo che qualcuno ci rispondesse su temi di riflessione culturale posti in migliaia di copie di una rivista appositamente da noi ideata e redatta e distribuita a mano a cittadini che, nella nostra ingenuità, pensavamo fossero liberi di pensare. Scoprimmo (ma questo è un’altro discorso che prima o poi faremo) che gli elettori senesi, peggio che se ci fossimo trovati nelle tanto vituperate Madonie palermitane o nei comuni della Locride calabrese, mentre noi “ipaziani” gli affidavamo stimoli e tessere di un mosaico strategico per provare a ricomporre un’identità della città perché non fosse solo schiacciata sull’immagine della giostra stordente, venivano contattati, uno per uno, “da chi di dovere” (gli ambienti della Banca e della Mens Sana soprattutto oltre che del “partito”) e ricattati perché non provassero, non diciamo a votare ma neanche a pensare di non votare Ceccuzzi, arrivando a intimare ad esponenti della nomenclatura culturale della città di interrompere contatti ed amicizie che, in alcuni casi, erano pluriennali. Da veri mafiosi, scaltri e “ben documentati”, entrarono in azione e resero vani tutti i nostri tentativi di dialogo civile. Come al solito, se provocati, “cacceremo carte e testimonianze”. Se ne dovesse ancora valere la pena. Funzionari di partito (come non pensavamo più esistessero) si fecero “picciotti allusivi” per ordine e per conto della “cupola affaristico pseudo-massonica” che controllava ogni attività burocratizzata della Città, sentendo gli ultimi “giorni di Pompei” avvicinarsi. I mafiosi-partitocratici non lasciarono nulla di intentato per perpetuare la propria genia di parassiti scarnificatori della povera “Ipazia/Siena”. Spero che oggi, a massacro crudele avvenuto, qualcuno riconosca, nel racconto metaforico che mettemmo in scena per prefigurare gli avvenimenti futuri, quanto puntualmente è accaduto e quanto avevamo, con lucidità, previsto. Ecco la “preveggenza di Ipazia, su cui in tanti avete ironizzato e che avete in ogni modo vigliaccamente contrastato. Ogni giorno pubblicheremo un testo che avevamo appositamente fatto scrivere per omaggio alle tradizioni culturali di Siena e per instaurare quel dialogo che consideravamo indispensabile per predisporsi e mobilitarsi a dare spessore alla candidatura per il 2019. Così come ha saputo fare la gente di Matera, città che oggettivamente partiva da una situazione di fragilità atavica e senza le mangiatoie diffuse sul territorio di cui disponeva la superba, arrogante, autolesionistica Siena. 

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Altro che stanziare, come in quelle stesse ore (primavera 2011) fece la Giunta uscente (che fine ha fatto il saccente barbuto Marcello Flores D’Archais?), centinaia di migliaia di euro per non fare nulla e ri-pagare non si sa chi di non si sa quali ovvietà! Che fine hanno fatto le strategie consulenziali di Pier Luigi Sacco? Ve lo dico io: sono finite, mal digerite, in un cesso e nessuno ne ha contezza se non per eventualmente andare a scopiazzare quattro riferimenti per imbastire programmucci di politiche culturali da far ritenere elaborati dagli avanzi della politica senese e dalle amministrazioni preposte. Tanto come drammaticamente sappiamo, a  Siena leggono in pochi e male.

sacco

Forse, con Ravenna impegnata in una altrettanto velleitaria corsa in solitudine, come suggerimmo più volte, si poteva predisporre un piano comune. A cosa servivano altrimenti i rizomi con il ravennate Gustavo Raffi se neanche un semplice tavolo intelligente era insediabile a vantaggio di un ruolo nuovamente egemone di una roccaforte culturale quale Santa Maria della Scala? Ve lo dico, con assoluta semplicità: l’asse Siena-Ravenna, serviva a dare incarichi all’avvocato Gustavo Raffi riguardanti causette, contenziosini, vessazioni che uscite come grovigli bituminosi dal mal gestito Monte, facevano girare soldi, intasavano i tribunali repubblicani e, con gli opportuni ritorni, alimentando lo stile di vita dei dispensatori di tali incarichi. Se la cantavano e se la sonavano. Come i budget della comunicazione (centinai di milioni per raccontare che il MPS era fico e affidabile) che il povero David Rossi dispensava a mani basse, mentre il sottoscritto, arrivando a Siena e scoprendo che anche in quella città c’erano i poveri (e quanti!), si sentì in obbligo di far pervenire, in una parrocchia della periferia (provate a smentirmi!) un carico di pannolini assorbenti per infanti ed altri beni di conforto, spinto dall’imbarazzo (anzi, dalla vergogna!) del aver scoperto il vero volto dei “compagni” che troppo impegnati a sbevazzare, pippare cocaina, darselo nel culo, correre dietro a fantini doppio giochisti, “lasciavano indietro” (come i valori massonici intimano di non fare mai!) troppi “altri da se”. Amici senesi (se mai ne fossero ancora rimasti), brutta gente vi governava, vi vessava, vi corrompeva, si divertiva con i vostri lombi, vi concentrava, due volte l’anno, in Piazza del Campo, facendovi ritenere, per poche ore, poveri fessacchiotti, il centro del globo.

Per qualche anno, tramite l’insana Mens Sana, vi mandavano anche negli stati, nei palazzetti, nelle palestre a sentirvi primi nei “giochi”. Tanto, i soldi per fare tutte queste attività  ludiche, erano i vostri (geniali questi amministratori partitocratici)!

Eravate voi, vasellinati e inebriati, a cacciare i “piccioli” che avevate messo, quali vostri risparmi, nella banca più antica e solida del Mondo. Come l’asse degli compari Rossi-Mussari-Bisi-Raffi, vi aveva convinto che fosse.

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In fine una considerazione amara più che sfottente:

se Elisabetta II, regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, Capessa (di fatto) della Massoneria anglosassone, si era fatta l’idea che potevate andare, a “dare spettacolo”, a Londra, per il suo piacere, ci doveva pur essere un motivo.

Così vi hanno ridotto e così gli ipaziani non volevano che finiste. Ma, come è stato autorevolmente detto e come si dice, “chi è causa del suo mal, pianga se stesso”.

Oreste Grani/Leo Rugens e la redazione

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