Jammer, ‘nduja e cannoli siciliani alla milanese

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Milano, un chirurgo plastico e un carrozziere ai vertici della ‘ndrangheta lombarda: arrestati
L’inchiesta del procuratore aggiunto Ilda Boccassini. Il medico avrebbe svolto anche attività di recupero crediti per due cugini in carcere
26 gennaio 2016
Un chirurgo plastico di 42 anni e un carrozziere quarantenne di Desio: secondo l’ultima indagine dell’antimafia milanese i due, arrestati all’alba dalla polizia, sarebbero ai vertici della ‘ndrangheta lombarda, capace di infiltrarsi negli istituti ospedalieri del capoluogo e di interloquire con Cosa Nostra. Il tutto in costante rapporto con la casa madre in Calabria. Si tratta del chirurgo plastico Arturo Sgrò, incensurato ma con parenti condannati per associazione mafiosa, e Ignazio Marrone, con precedenti per armi e ricettazioni: entrambi sono accusati di 416-bis. Secondo le accuse, sarebbero affiliati al clan Iamonte Moscato della locale di Desio…

Il carrozziere. Marrone era già stato coinvolto nell’inchiesta ‘Infinito’ che nel luglio 2010 portò in carcere 300 affiliati tra Lombardia e Calabria, tra cui il temuto e rispettato Pio Candeloro. Dalle intercettazione telefoniche è emersa la sua disponibilità di armi, alcune delle quasi sequestrati in due sopralluoghi della polizia: una Mauser, arma da guerra, e una Beretta clandestina, quest’ultima custodita da un dipendente della ditta di autorimessa di Marrone, assieme a un disturbatore di frequenze. A Desio l’impresa del carrozziere era un vero e proprio fortino, sorvegliato da telecamere. Qui, dicono gli investigatori, avvenivano gli incontri tra affiliati, punto fisico di riferimento sia per Sgrò che per Marrone.

I rapporti con Cosa Nostra. Quest’ultimo – nato in Sicilia – era autorizzato dal clan a risolvere i contrasti tra gli affiliati di ‘ndrangheta calabrese e Cosa Nostra. Era in contatto con un membro della famiglia Molluso che ha parenti imputati per mafia a Corsico, con i Mancuso, i Limbadi e il clan siciliano Rinzivillo di Gela. Era inoltre in rapporti strettissimi con Giuseppe Pensabene, capo della locale di Desio, attualmente detenuto. Repubblica.it 26.1.16

Molto ci sarebbe da dire sulla Lombardia e la ‘ndrangheta, tuttavia ci vogliamo soffermare sul “disturbatore di frequenze” sequestrato. Anche il Carminati ne possedeva uno e i giornalisti di Lettera 43 ci hanno fatto su un pezzo che definire pubblicità è poco (leggete qua).

A quanto pare, tanta “tecnologia”, superata, non è servita a “fregare” gli sbirri, i quali siamo certi abbiano avuto più difficoltà confrontandosi con il metodo dei “pizzini”.

Un disturbatore di frequenze, o jammer viene utilizzato nel tentativo di isolare le microspie GSM, che sono oramai quelle più utilizzate, in quanto economiche e semplici da installare, sfruttando la rete capillare dei cellulari.
La normativa italiana ne vieta il commercio e l’utilizzo per motivi di interruzione di pubblico servizio; facciamo un esempio: se in un appartamento devi fare una riunione e attivi un dispositivo jammer per impedire una intercettazione e al piano di sotto il vecchietto ha un infarto e non può chiamare l’ambulanza perché il cellulare non “prende”, sei responsabile della sua morte.
Tuttavia quasi tutte le microspie GSM hanno una scheda microSD di memoria interna, così se attivi il jammer, il sistema se ne accorge e inizia a memorizzare tutto l’audio nella memoria interna, così, quando spegni il disturbatore, la microspia si collega in rete e invia all’ascoltatore tutto “on demand”.

Alla fine, il jammer risulta forse ancora utile solo per i furti in appartamento, di automobili, o nei concorsi pubblici, per evitare a suggeritori occulti di comunicare con chi fa i test…

Il jammer si immette in onda sulle frequenze utilizzate dai cellulari o dai ricevitori GPS, contro i tracker, trasmissioni di buona potenza, in modo tale da disturbare il regolare funzionamento degli apparati che utilizzano le frequenze radio. Ovviamente tali apparecchi sono VIETATI anche se chi li vende non dice nulla a riguardo.

Pensare che un chirurgo e un carrozziere, a meno che siano degli appassionati della materia, capiscano qualcosa di jammer e microspie senza un esperto che glie le illustri è da matti, altrettanto che flussi di denaro immensi possano circolare indisturbati nelle banche di mezzo mondo senza la protezione delle intelligence planetarie.

Insomma, sarà come dice Andrew che il problema dell’intelligence del XXI secolo è il dialogo con la politica, ma a mio modestissimo avviso lo è altrettanto il dialogo con la malavita organizzata, narcos o ‘ndrangheta che sia.

Dionisia

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