Rangeri e Rights Reporter uniti nella lotta: Regeni era un idealista un po’ terrorista

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Norma Rangeri fronteggia Leo Rugens

La verità si può cancellare in tanti modi: a) negando la realtà; b) confondendo le tracce.

a) Norma Rangeri: “nulla, purtroppo, può sfamare gli avvoltoi che hanno infierito in queste ore su Giulio Regeni. Quegli avvoltoi che vivono nella Rete e che lo hanno arruolato nei servizi segreti italiani coprendo la sua vita di fango, come a giustificare la sua morte. Purtroppo a questi bassifondi dell’informazione siamo abituati perché, come abbiamo scritto, siamo un giornale di frontiera che ha già vissuto sulle sue povere ma robuste spalle altri drammi e tragedie…“.

b) Bianca B. Rights Reporter: “Come del resto giovano le polemiche innescate in Italia da quella stampa che da per scontato che a uccidere Giulio Regeni siano stati i servizi egiziani, tanto che pur di vendere qualche copia in più [il Manifesto] gli sciacalli non esitano ad andare anche contro le volontà della famiglia di Giulio Regeni“.

Se è possibile Norma Rangeri ha ucciso un’altra volta Giulio Regeni dandogli dell’idealista implicitamente coglione.

Ergo, Leo Rugens è uno degli avvoltoi da bassofondo della rete, dato che considera, basandosi sulle intuizioni e valutazioni, Regeni un servitore dello Stato.

Per Rangeri, affermare che Regeni appartenesse al servizio equivale a buttargli fango addosso! Perché? Perché?

Era “fango” Nicola Calipari caduto per riportare a casa la sua collega del Manifesto Giuliana Sgrena? Era fango per il fatto che appartenesse al servizio, anzi, ne fosse il numero due?

Come cazzo ragionano al Manifesto, come? Cosa dovete difendere? Pensate che un giovane come Giulio Regeni non potesse essere un idealista e al contempo un uomo del servizio? Perché, di grazia. Calipari cos’era nella vostra testa, un “servo” dello Stato o un innamorato della Repubblica e della Costituzione che ha difeso con la vita una cittadina italiana? Un servitore, non un servo, mettetevelo bene in testa.

“Idealista” per Rangeri, “terrorista” per Rights Reporter, “eroe” per Leo Rugens, che ha il privilegio di non dover rispondere a nessuno.

A differenza di tanti coetanei, Regeni non ha un profilo su Facebook, a meno che l’avesse chiuso tempo fa, quindi non ha lasciato tracce di sé; questo è un problema giacché o non gli piaceva frequentare un social network tanto amato da una Chaouqui e un Lanino o non poteva farlo, nemmeno quando studiava a Cambridge; che bello sarebbe conoscere qualche suo amico cantabrigense.

La redazione

P.S. Regeni alla fine era solo un bravo ragazzo, un idealista, uno studioso e noi ci siamo sbagliati, ma di certo non lo abbiamo trattato da coglione, come Norma Rangeri, o da terrorista, come Rights Reporter.

Quando gli estremi si toccano è sempre uno spettacolo rivoltante.

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