Luttwak, il gigante dai piedi d’amianto

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Poltrone in eternit

Era un po’ di tempo che non ci occupavamo di E. Luttwak, il grande studioso dei colpi di stato, della destabilizzazione nonché specialista nell’intossicazione dell’informazione.

Apriamo una parentesi; Yale, la prestigiosa università americana, possiede una biblioteca con 22 milioni di volumi aperta 365 giorni l’anno 24 ore al giorno a disposizione di 4.700 studenti e relativi professori.

Che centra? Centra.

Vent’anni fa, la prestigiosa università americana di Yale conferì a Stephan Schmidheiny la laurea «ad honorem», riconoscendogli meriti personali nell’impegno profuso per l’ambiente… l’imprenditore che, tramite la sua Fondazione Avina, aveva stanziato milioni di dollari per sostenere lo sviluppo di piccole imprese ecocompatibili in America Latina. Ben fatto. Però, non si comportò in egual modo a Casale Monferrato e negli altri luoghi dove la «sua» Eternit ha causato migliaia di vittime.

Si accorse di quella laurea – un titolo equivalente a un’offesa per i casalesi – l’insegnante Assunta Prato, vedova dell’amianto e membro dell’Associazione famigliari e vittime. L’Afeva, indignata, si concentrò anche su questa battaglia, coinvolgendo Barry Castleman, consulente americano nelle maggiori cause mondiali nella lotta all’amianto. Fino a ora, però, Yale si era dimostrata sorda a ogni istanza di ripensamento.

Non più: domani, alle 18 ora americana, nell’aula 129, si discuterà sull’opportunità di revocare la laurea ad honorem a Schmidheiny. L’iniziativa, promossa e sostenuta dal Centro per i diritti umani di Yale, porta in cattedra quattro relatori di spicco: lo stesso Castleman, Martin Cherniack, docente universitario di medicina, Christophe Meisenkothen, avvocato (anche in rappresentanza dell’Afeva) e Thomas Pogge, docente di filosofia e affari internazionali.

Parliamo dell’assassino di migliaia di lavoratori intossicati dall’amianto utilizzato nella produzione  dell’Eternit, incriminato per disastro ambientale dalla Procura di Torino grazie al tenace lavoro del magistrato Raffaele Guariniello. Yale, davanti a tanto orrore pare si sia sentita presa un po’ per i fondelli e questo non se lo può permettere.

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Ma veniamo al nostro agente d’influenza preferito, E. Luttwak; nel 2015, il 14 luglio, rilascia ad Affari italiani la seguente dichiarazione, con il solito stile sobrio da cecchino da guerra psicologica:

“Sono stato coinvolto in questa vicenda molti anni fa. Ancora adesso quando vedo come va avanti mi sento schifato”. L’ideologo americano Edward Luttwak attacca duramente in un’intervista adAffaritaliani.it la vicenda giudiziaria legata al caso Eternit. E racconta: “Sono un consulente d’azienda e anni fa un mio grande cliente giapponese voleva investire in Piemonte dopo il declino dell’indotto Fiat. Così mi hanno assunto come consulente ma poi è cominciato il caso Eternit. Quando hanno capito che il tribunale stava facendo un processo penale e non civile contro l’azienda si sono spaventati”.

“Si è aperto un processo contro i vertici di un’azienda straniera che funzionava in Italia gestita da italiani e controllata da ispettori italiani”, afferma Luttwak. “Il problema dell’amianto esisteva in 40 paesi ma solo in Italia si è scelta questa strada. Altrove ci sono state gigantesche cause civili che hanno portato anche al fallimento delle aziende che hanno pagato tutto quello che dovevano pagare per cancellare i danni fatti e riparare almeno pazialmente alle sofferenze causate alle vittime. In Italia invece si fa un processo infinito che non porta nessun risultato”.

Dove vuole arrivare il nostro? Semplice, vuole difendere Stephan Schmidheiny, quel figuro cui Yale ha deciso di staccare la spina.

Vediamo come va a finire ma, a prescindere, un pernacchio al nostro mastino del Capitale non glie lo leva nessuno.

La redazione

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