Morire da spia

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È stato torturato ed è morto come una spia, ma non è una spia: è un “allocco”, uno che “ha messo il naso dove non doveva”, “fonte certe interna qualificata” dice che “non aveva niente a che fare con gli 007”. Tuttavia è morto come un William Francis Buckley qualsiasi con la differenza che la sua prigionia è durata pochi giorni. Pochi come i suoi anni.

Forse siamo innamorati dell’idea che fosse un agente in servizio perché questo deve essere il profilo dell’agente del futuro: colto, studioso, appassionato, amante dei gatti, schierato con i deboli.

Alla fine sarà la maggioranza a stabilire la verità: “non è una spia”; dirlo pregiudicherebbe gli affari dell’ENI o di qualche impresa di costruzioni o di qualche armaiolo o di qualche “tour operator”.

Viceversa continuiamo a ritenere che fosse un agente di “nuovo conio”, interessato a comprendere i fermenti dell’opposizione ad al-Sisi, l’eroe degli affaristi e degli amici degli affaristi nostrani. “Capire” è la vera arma per combattere la conservazione, la superstizione e per abbattere i gattopardi, questo faceva l’uomo torturato a morte come una spia.

Perfino l’amministrazione americana è impressionata da tanta stupida ferocia e ha promesso che al primo incontro ne discuterà con gli egiziani: Italian Student’s Brutal Killing May Be Issue in Egypt-U.S. Meetings (NYT). Ciò che il governo italiano non osa fare per un proprio figlio lo farà lo zio Sam, presso il quale, molto probabilmente la non spia si è perfezionata. Che ci sarebbe di strano? Carrai va a Tel Aviv e nessuno ha da ridire.

Mi soffoca pensare al dolore per le unghie strappate, per le ossa spezzate della non-spia; certo questo patiscono anche gli oppositori di tanti regimi, ma questo italiano non era un oppositore, frequentava gli oppositori, com’era suo diritto fare in un paese libero. O forse l’Egitto delle piramidi e delle immersioni sulla barriera corallina non è un paese libero? O forse se l’è cercata frequentando i nemici di Antonio M. Suarez, collaboratore del sito Rights Reporter.

R.R. chi è costui? Shalom vorremmo dire se la nausea che provocano le parole di Suarez non ci ricacciasse in gola una parola spesso usata con affetto e reciprocità.

Ma al-Sisi è uomo d’onore ed è grazie a lui che sono state trovate le spoglie di un idealista, uno “attivista” che aveva ne “il Manifesto” un giornale di riferimento; ma non si può essere spie ed essere idealisti per Norma Rangeri, tuttavia. Certo puoi essere democristiano ed essere fondatore del Manifesto, ma non puoi essere una spia, questo infangherebbe la redazione.

“Spia”, brutta parola, meglio “agente dell’intelligence.

Non credo sia un agente dell’intelligence“… “Non vorrei scoprire che hanno mandato appositamente un ingenuo a morire“… ah! ma allora qualcuno dell’ambiente ce l’aveva addosso questo “allocco”; doveva morire perché lo scoprissimo, proprio come una spia.

E allora, fuori i dossier, fuori le prove delle sue illecite attività caro Martinez, fantasma della rete. Potremmo chiedere alla Csy4 chi sia l’editore di R.R., ora che ci penso, o all’Hacking Team, tanto non avranno niente da fare.

Già, questa era una non-spia tipo quelle che stanno dietro a una tastiera e che con un algoritmo fanno saltare una centrale nucleare o svuotano un conto in banca o si impossessano dei vostri file o ve ne depositano qualcuno per il quale vi trovate a essere dei mostri da un giorno all’altro. Era una non-spia che costava poco, con un budget troppo basso per rubare.

Era umano, non digitale, per questo hanno infierito, non per carpirgli segreti, quali che già non conoscessero i suoi astuti aguzzini, bensì per terrorizzare altri esseri umani.

Dormirete più tranquilli, ora, pensando che un italiano, un uomo è morto da spia senza esserlo?

La redazione

P.S. Poteva essere una buona idea mandare i “rapporti” attraverso “il Manifesto” senza così dover ricorrere a sotterfugi informatici o di altro genere facilmente intercettabili. Forse è stato questo agire atipico, alla luce del sole o quasi (lo pseudonimo era davvero una foglia di fico) ad avere disorientato i carnefici. Rangeri ci può dire come le sono arrivati gli articoli che non voleva pubblicare? Via mail o via posta?

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