L’Intelligence o sarà culturale o non sarà

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Nel L’Intuizione (che titolo eccezionale!) di Giorgio Bertani (chiederemo a chi ne ha la capacità professionale di scriverci un pezzo su questo libro) c’è un accenno a tale Henri Curiel. Dedico a tutti i semplificatori delle cose che non lo sono, a quelli che se ne vengono in Tv a dirci che i dietrologi sono tutti cazzari, a quelli che cercano sempre di allontanare da una lettura complessa degli avvenimenti storici e geopolitici l’attenzione dei cittadini, a quelli che pur avendo radici simili (famiglie ebree nate una a Il Cairo – Curiel – e l’altra – Mieli – ad Alessandria d’Egitto) tendono a fare pubblicamente gli scettici rispetto ai mondi invisibili che invece guidano il mondo (Straziante (e pericoloso) vedere Paolo Mieli, in tv, negare l’esistenza di un potere para-massonico e la macelleria sociale che sta attuando).

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Oggi, per cominciare a fare i conti con tali mistificatori e intossicatori della convivenza civile, pubblico una scheda dedicata Henri Curiel che, come si vedrà non è per niente un personaggio di fantasia come si sarebbe potuto pensare leggendo solo il libro che cito, tanto che i suoi comportamenti operativi segnarono il nostro Paese e in particolare il Mediterraneo ma non disdegnando il resto del Mondo. Così come quelli di Renato Mieli, alias Ralph Merrill padre dello scettico Paolo allievo a sua volta di Renzo De Felice, storico non casualmente interfacciato e briffato da uno scaltro e precoce agente della CIA quale era ed è Michael Ledeen. Altro che il non esistere degli intrighi massonici!  Anzi, ne parliamo troppo poco e ora, ucciso barbaramente Giulio Regeni è tempo di rimettere mano alla lettura della complessità della guerra tra la gente (guerre, guerriglie, terrorismo, veleni culturali, intossicazione delle fonti, disinformazione) soprattutto quella che insanguina il Mediterraneo come, in tempi non sospetti, ha cominciato a fare la nostra Dionisia ponendosi, per prima, il problema dell’influenza di Ledeen su Renzo De Felice e di Ledeen su Matteo Renzi. E di Marco Carrai su Matteo Renzi.

Partiamo con questo post a parlarvi di Henri Curiel e poi passeremo a Renato Mieli. Poi, giù-giù, fino a Marco Carrai. Con le dovute proporzioni essendo, Curiel e Mieli, due giganti dell’Intelligence Culturale. Ora, adorabili fessacchiotti, avete capito a quali profili ci riferiamo quando parliamo di modalità culturali con cui si determinano gli avvenimenti geopolitici? Avvenimenti che la gente, nella semplicità forzata di una vita segnata dai troppi ascolti dei Festival di Sanremo e delle sfide Juventus-Napoli, non sa neanche che “avvengono”, credendo che “avvengano” come gli raccontano che stiano “avvenendo”.

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Henri CURIEL nasce a Il Cairo il 13 settembre 1914 da una famiglia ebrea di nazionalità italiana (il padre Daniel era uno stimato banchiere), in un Egitto ancora occupato dagli inglesi. Formatosi in un collegio di gesuiti francesi, poco dopo aver compiuto i vent’anni decide di abbracciare la causa e l’ideologia comunista, mantenendosi fedele all’ortodossia e alle direttive di Mosca.

Nel 1942, nel pieno del conflitto in Nord Africa, fonda il Partito Comunista egiziano. Al termine delle ostilità, verrà catturato e imprigionato su ordine di re Faruk (salito al trono d’Egitto nel 1936). CURIEL restò in carcere fino al 1948, anno in cui riuscì ad uscire di galera e trasferirsi in Europa. Per tutto il 1951, rimase in soggiorno in Italia dove, a quanto sembra, ebbe stretti contatti con Pietro SECCHIA, con Giangiacomo FELTRINELLI e con altri esponenti di rilievo del Partito Parallelo. Quando la monarchia egiziana venne rovesciata – il 23 luglio 1952 – da un putsch guidato dai membri di un’organizzazione segreta sorta in seno all’esercito (denominata gli ufficiali liberi, i quali dopo la guerra di Palestina del 1948 avevano dato vita ad un gruppo dalla fisionomia ben definita) e re FARUK fu costretto a riparare all’estero, Henri CURIEL fece un improvviso ritorno in patria. Il suo soggiorno in terra d’Egitto, tuttavia, fu alquanto breve. Questi i fatti: il 7 settembre di quell’anno, il colonnello Mohammed NEGHIB, cioè colui che ufficialmente aveva diretto il colpo di Stato, assunse la carica di primo ministro e dal 1952 al 1956, il Paese fu governato dal Consiglio del Comando Rivoluzionario, formato in origine da tredici ufficiali che avevano organizzato il colpo di mano di luglio e che costituivano il nucleo-base degli ufficiali liberi. Il loro capo – il vero leader del movimento rivoluzionario egiziano – era il colonnello Gamal Abdel NASSER.

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Fu proprio NASSER ad ordinare l’immediata espulsione all’estero di CURIEL e dei sui seguaci, quando – il 17 gennaio 1953 – in qualità di capo di Stato Maggiore, diede notizia dell’arresto di quanti notoriamente aderivano al Partito Comunista, nonché di Rashid MEHANNA, il potentissimo capo dei Fratelli Musulmani, una setta integralista che si proponeva di imporre una costituzione rigidamente basata sul Corano.

Ebbe inizio così la misteriosa carriera internazionale dell’esule egiziano.

«Fu durante questi anni confusi in Europa – scrive Claire STERLING – che la polizia francese scoprì la prima prova consistente dei suoi legami con l’Unione Sovietica. In quel raid in una villa di Casablanca, appartenente al segretario del Partito Comunista marocchino, furono scoperti i verbali di un incontro segreto avvenuto nei pressi di Algeri il 5 novembre 1951, al quale avevano partecipato parecchi leader comunisti del Nord Africa e lo stesso Léon FEIX [membro del POLITBURO francese, presente alla Conferenza Tricontinentale dell’Avana del gennaio 1966, nda] di Parigi. La riunione era stata presieduta da un certo “Monsier Marcel” per conto di Michail SUSLOV, capo della quarta divisione del COMINFORM, che si occupava dei Paesi arabi. Il tema della discussione era stato l’addestramento speciale di ufficiali e studenti anticolonialisti in Algeria che, tre anni dopo, sarebbe entrata in guerra con la Francia per la conquista dell’indipendenza. L’organizzatore di quell’incontro era stato Henri CURIEL».

In seguito a quelle delicate indagini, la DST (Direction de Surveillance du Territoire) francese schedò l’esule egiziano come agente straniero nº S 531916. Poco dopo il summit di Algeri, CURIEL si stabilì in pianta stabile a Parigi. Assimilate le tecniche e le logiche dell’agire in clandestinità durante la guerra d’Algeria (1954-1962), CURIEL fu un uomo chiave per le attività illegali e occulte del Fronte Nazionale di Liberazione algerino (FLN). Tant’è che, forte ormai della sua esperienza, nell’autunno del 1963 decide di fondare nella capitale francese l’organizzazione internazionale Solidarité, che più tardi verrà ridenominata in Aide et Amité (Aiuto e Amicizia). Nel suo statuto c’era scritto: «L’esperienza prova che operazioni clandestine di una certa importanza non possono essere svolte se non da un’organizzazione segreta». La struttura di assistenza e supporto messa in piedi da CURIEL iniziò ad attirare esiliati politici, ricercati e disertori da tutto il mondo. I primi ad essere ospitati negli ostelli di Solidarité furono proprio i militari disertori dell’esercito americano provenienti dalla guerra del Vietnam. Anche il fronte guerrigliero sudafricano veniva regolarmente aiutato e rifornito di fondi dalla struttura clandestina di CURIEL.

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Amici di Solidarité erano anche Madeline REBEIRIOUX, Georges MONTARAN e Robert DAVENZIES, direttore dell’organizzazione parigina Amici della Repubblica del Sahraoui. Luogotenente di CURIEL era tal Joyce BLAU.

«Per quanto riguarda l’America Latina – aggiunge la STERLING – sembra che CURIEL non abbia offerto solo dei servizi personalizzati, ma anche una sistemazione complessiva. Nel 1976, in un covo del gruppo troskista ERP, in Argentina, la polizia trovò documenti che rivelavano una strategia della tensione in Europa e sponsorizzata da una Giunta di Coordinamento Rivoluzionario (JCR), formata da Tupamaros dell’Uruguay e da compagni terroristi dell’Argentina, della Bolivia, del Cile e del Paraguay».

Nell’ambito della indagini condotte sullo scontro a fuoco avvenuto il 27 giugno 1975 in un appartamento di Rue Toullier fra il noto terrorista venezuelano Ilich Ramirez SANCHEZ (detto Carlos) e la polizia, che provocò la morte di due ispettori dell’antiterrorismo francese nonché del responsabile del Braccio della Rivoluzione Araba in Europa (organizzazione all’epoca facente capo a Wadi HADDAD), Michel MOUKARBEL, è emerso che anche vari assistenti di Carlos a Parigi avevano avuto contatti con la rete facente capo a Solidarité. Raymond BIRIOTTI e Bernard RIGUET, due stretti collaboratori di CURIEL membri del direttivo di Solidarité, erano, rispettivamente, fondatore e direttore commerciale della Societé d’Echange et Représentation: una ditta di import-export con sede in Rue Colonel Driant nº 2 a Parigi.

La loro società aveva intestato un conto corrente presso la filiale parigina della Banca Commerciale dell’Europa del Nord (BCEN), istituto di credito controllato dalla Banca Centrale dell’Unione Sovietica. La BCEN, presso la quale risultava correntista anche il Partito Comunista francese, era la maggiore e più importante banca sovietica all’estero, nota fra l’altro per essere stata uno degli strumenti più efficaci del POLITBURO per elargire fondi neri in tutta l’Europa occidentale.

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Henri CURIEL viene ucciso a colpi di pistola da due sicari – il 4 maggio 1978 – nell’ascensore del palazzo dove abitava, in Rive Gauche.

L’attentato verrà rivendicato alla stampa da un imprecisato Gruppo Delta.

Questo il criptico testo del messaggio: «Henri CURIEL, agente del KGB, ha cessato la sua attività alle due di oggi pomeriggio». In una nota dell’Ansa del 6 marzo 1981, si aggiunge che il fantomatico Gruppo Delta ha rivendicato la responsabilità del fallito attentato contro Jacque FAUVET, direttore del quotidiano parigino Le Monde. FAUVET, infatti, aveva ricevuto pochi giorni prima un pacco contenente una pila elettrica. Gli artificieri appurarono che era un ordigno esplosivo fabbricato con una cartuccia di dinamite e un detonatore. L’uomo che telefonò all’agenzia France Presse a nome del Gruppo Delta aveva fornito particolari molto precisi sul pacco esplosivo, indicando persino il colore degli elastici che tenevano chiusa la scatola di legno nella quale era richiusa la dinamite.

Il Gruppo Delta, che riprese il nome di un’organizzazione clandestina legata ai partigiani dell’Algeria Francese e dell’OAS negli anni 1960-1962, si era manifestato per la prima volta proprio con la rivendicazione dell’eliminazione del militante comunista ebreo terzomondista Henri CURIEL.

Sempre un anonimo portavoce del Gruppo Delta – il 24 aprile 1982 – parlando questa volta anche a nome delle «Cellule Rivoluzionarie Henri CURIEL e degli amici di Carlos», in una telefonata alla sede di Beirut dell’agenzia France Presse, metteva in guardia le autorità francesi «contro qualsiasi male o umiliazione che possa essere inflitta a cittadini arabi residenti in Francia». L’anonimo – che nella telefonata nominò in particolare, quali destinatari del messaggio, il presidente Francois MITTERAND, il primo ministro Pierre MAUROY, il ministro degli Interni Gaston DEFFERRE e il consigliere personale del Presidente Jacques ATTALI – sottolineò che se restava «alla Francia qualcosa della sua grandeur» essa la doveva «ai soldi arabi, al sangue arabo e ai lavoratori arabi».

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Sulla rete internazionale facente capo ad Henri CURIEL emergono ulteriori dettagli in un rapporto elaborato dal CESIS (sulla base di informazioni attinte sia dal SISMI che dal SISDE circa le implicazioni internazionali del terrorismo italiano), datato 31 marzo 1983 e destinato all’allora ministro dell’Interno, Virginio ROGNONI:

«Soprattutto francesi anche le numerose “strutture” di collegamento internazionale attivate e frequentate da Toni NEGRI. Tra esse è venuta assumendo particolare rilievo il CINEL (già Comitato di Intellettuali per Nuovi Spazi di Libertà, ora Centro Internazionale per i Nuovi Spazi di Libertà), che risulta a sua volta collegato con il Consiglio Mondiale della Pace e l’Associazione Henri CURIEL di Parigi, organizzazioni notoriamente controllate dall’Unione Sovietica. Il CINEL, che sembra disporre di larghissimi mezzi, promuove in tutta Europa iniziative nell’ambito dell’ideologia di estrema sinistra, che si prestano ad alimentare tensioni sociali e assicura sostegno legale e materiale agli arrestati o latitanti accusati di reati eversivi. Altre “strutture” e/o gruppi eversivi con i quali NEGRI ha avuto rapporti in Francia sono:

– il già noto HYPERION;

– Materiaux pour l’Intervention, ora Coordination Autonome cui sono collegati anche gli attuali organismi estremisti che coagulano immigrati e studenti;

– NAPAP (Nouveaux Armes pour l’Autonomie Populaire) fino al suo scioglimento nel 1979;

– CRISE (Centre de Recherques et d’Investigations Socio-Economique) dal 1978 denominato TRI (Società di Traduzione, Redazione e Stampa)».

Antonio (Toni) Negri che cercai in tutti i modi (e lo posso dimostrare) di non far fuggire perché ci raccontasse di Hyperion, del NAPAP, del CRISE dal momento che , su queste sigle, quei “cazzi d’acqua” (non dite così dalle vostre parti del nostro onesto, dedicato e abile Rosario Priore) degli investigatori francesi, volenti o nolenti, non ci hanno mai fatto sapere niente di risolutivo.

L’Egitto che torna, l’Intelligence di natura culturale che la fa da padrona, le morti violente e, soprattutto la politica. Oggi ci sono alcuni degli elementi presenti allora ma manca completamente la capacità politica di stare in rapporto con la complessità degli avvenimenti umani. E questo è l’aspetto che ci rende deboli e destinati alla sconfitta. Torno a scrivere, come trovò il coraggio di gridare Curzio Malaparte, Viva Caporetto!  Abbasso i semplificatori! Soprattutto quelli in malafede.

Le informazioni su Curiel sono tratte da archivi delle Istituzioni preposte della Repubblica Italiana.

Oreste Grani