Dentro e fuori,visione obsoleta di un mondo (la sicurezza e l’intelligence) che viceversa ha bisogno urgente di cambi culturali paradigmatici

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Lo studio degli scambi fra l’interno e l’esterno di un organismo vivente, nel caso specifico di una cellula, è una delle moderne branche della biologia.

O, almeno – da profano della materia – così penso che sia.

La struttura intelligente che deve provare a superare la dicotomia “dentro-fuori”, “sicurezza esterna-sicurezza interna”, a cui da anni penso, si ispira ad un modello, bioemulativo, capace di raggiungere l’indipendenza partendo da una vita limitata, senza vera sovranità e mobilità, in un habitat intrinsecamente ostile. Questo è l’oggi e chi dice il contrario, mente sapendo di mentire. Penso, quindi, ad una struttura intelligente capace, grazie a un adattamento progressivo e intelligente, di operare una continua selezione tra quanto si genera dentro e fuori.

Questo processo di selezione può solo avvenire, come nei fenomeni cellulari che aspirano ad una maggiore complessità, tramite la presenza in ogni membrana (tessuto vivente che delimita e unisce – in un tutt’uno – il dentro e il fuori) di molecole “proteiche” capaci di riconoscere e di “far passare”  grazie a trasportatori e canali (per continuare nella metafora) alcune sostanze e non altre.

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L’Intelligence di Stato che sogno vedere prendere forma è questa membrana, tessuto poroso e al tempo stesso impenetrabile a seconda delle necessità e dei bisogni dell’organismo nel suo insieme.

Altro che stupide, cieche, sorde strutturine (ma pletoricamente infestate di migliaia ben pagati inutili parassiti) “dentro e fuori”, divise per rigide sorde, cieche e mute competenze e permanentemente facilmente “influenzabili” dal virus delle autolesionistiche rivalità.

L’evoluzione, e quindi la crescita e il rafforzamento dell’uomo come lo conosciamo, non ci sarebbe mai potuta essere senza la membrana, l’epidermide, saggiamente informata, direi consapevole, dei bisogni di ciò che costituisce il “dentro” rispetto a ciò che viene offerto/richiesto dal “fuori”. La rottura dell’equilibrio di questi scambi, se non l’inadeguatezza della membrana di per se alla sua funzione vitale, fa sorgere la malattia.

Ciò, continuando nel gioco metaforico, può avvenire soprattutto per un’alterazione o una inadeguatezza di quell’organo (che continuiamo a chiamare membrana) visto nel suo insieme o per un’alterazione delle singole proteine di membrana che costituiscono i “canali” che uniscono “il dentro e il fuori”.

Non sempre quindi, per tornare alle “mitiche agenzie” e all’ambiente della sicurezza, continuando a fare metafora, le cose vanno malissimo non perché ci si trovi di fronte a “mele marce”  ma perché i canali, inadeguatamente predisposti, non riescono a far fronte ad un carico di lavoro che, dal fuori, si presenta al dentro in continuo ed evoluto aumento. I canali risultano essere oggettivamente e necessariamente portatori di questa macroscopica dimensione del carico informativo in cui compare non solo di tutto anche sostanze abnormi e pericolose, per aggressività o in rappresentanza di finalità/bisogni di altri organismi, a loro volta in evoluzione, che circondano il nostro che, immerso in questa overdose potrebbe essere colto da malattia se non dalla morte stessa. In altra sede (“Shalabayeva Il caso non è chiuso”, e-book di Alberto Massari per la Adagio editori di G.Casaleggio) troviamo scritto (e lo condividiamo) che il nostro Paese ha ormai “perso conoscenza”, quasi fosse “svenuto”. L’incipit del volume citato recita:

“L’espressione del subconscio di una nazione è il suo servizio segreto”, scrive John Le Carrè nel suo romanzo più noto La Talpa. Il subconscio è una delle peculiarità dell’intelligenza umana. L’assenza (di questo si tratta) di un servizio segreto “intelligente” rende l’Italia una realtà storica-culturale-giuridica senz’anima, senza sovranità, incapace di riconoscersi. Quando un individuo sviene o, addirittura, muore, si dice che “perde conoscenza”. Così è ridotta l’Italia.”

Questo oggi ribadiamo, messi alla prova dal sacrificio del nostro intelligente compatriota caduto al Cairo mentre era certamente  impegnato a ragionare di cose complesse e in insorgente trasformazione. Giulio Regeni era comunque al Cairo a tentare di informare (o vogliamo anche negare questa meritoria attività?) perché altri da lui, in futuro prossimo, potessero consapevolmente decidere sulla complessità geopolitica mediterranea e partecipare, da edotti, a decidere delle sorti delle genti che sul Grande Lago si affacciano e hanno diritto a vivere rispettate e garantite come chiunque altro al Mondo.

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Che almeno l’esempio/sacrificio di Regeni, sia taumaturgico e di stimolo “formativo”.

Nel mio ragionamento (sperando che non spunti qualcuno/a a dirmi che anche questo era frutto della sua e non della mia scienza), l’architettura della sicurezza della Repubblica è necessario che ruoti intorno a questa membrana che è terza includente e non limite o confine escludente, quasi fosse una “frontiera/muro” come ormai in troppi cominciano a desiderare che le frontiere tornino ad essere. La membrana intelligente a cui penso deve essere  tessuto che ha il compito di proteggere la vita stessa dell’organismo/Stato tenendolo in rapporto con l’universo intero, consentendogli di farsi informare e formare proprio dall’ambiente circostante, anche qualora fosse ostile. La struttura dedicata alla Sicurezza della Repubblica, durante questa indispensabile osmosi, deve avere intelligenza tale che non cessi di esistere come autonoma realtà, soppressa da altre che si organizzano, legittimamente o meno, pacificamente o meno, nello spazio esterno.Tutti questi avvenimenti, anche drammatici, li chiamo “convergenze evolutive” che solo una membrana straordinariamente intelligente può favorire che avvengano, impedendo che prevaricazioni e parassitarie fagocitazioni abbiano il sopravvento. Senza un tale organo elastico, ogni rigida, fobica, paranoica difesa, sarà vana. Altro che fili-spinati, muri, frontiere al Brennero (ma vi rendete conto che cazzate dobbiamo risentire dire?) o Slovenie che pensano di essere diventate l’ombelico del Mondo.

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Questo penso e perché questo organo intelligente un giorno prenda sostanza, opero. Da sempre e in spirito di servizio.

Oreste Grani

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