Qualcuno – da alcuni giorni – digita nel cyber mondo, “aurora bolici”

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Qualcuno – da alcuni giorni –  digitava, nell’infinito mare magnum della rete, “aurora bolici” e i rizomi informatici lo portavano fino a Leo Rugens.

La rete, come sapete (io lo so bene), può essere diffamatoria, calunniosa ma, a volte, preveggente di novità (anche  spiacevoli) per i “digitati”.

Aurora Bolici, dicevamo, quindi. Chi è costei, mi chiedo esaminando le “richieste” che il text mining mi evidenzia? Non mi sovviene alcun ricordo, eppure devo averla citata negli articoli, altrimenti non potrebbe accadere che gli algoritmi conducano i richiedenti fino al sottoscritto. Vado a verificare e trovo la signora, abbinata al coniuge Roberto Caltagirone, in un post (DE LUCA SINDACO DI SALERNO – A CORRENTE ALTERNATA – È ORA CHE VENGA SOSTITUITO DA UN ESPONENTE DEL M5S) che ho dedicato ad un groviglio curioso di inquisiti/rinviati a giudizio in una vecchia (dieci anni!) questione di giustizia che, para-para, vi ripropongo. In quella vicenda non ero certamente stato attratto dalla signora (che all’epoca non avevo mai sentito nominare) ne, tantomeno, da quello del marito (sia pure cognome notorio in Italia) ma dalla presenza, tra gli imputati – che mi sembrò anomala – di un personaggio che invece ritenevo di aver già conosciuto, o di persona o per avvenimenti divenuti tragicamente notori: Gianni Ciliberti. Il tutto condito nel lungo elenco dei sospettati da un ulteriore cognome famoso da quelle parti  (solo omonimo, ovviamente) il  notissimo – all’Universo intero – ex sindaco di Salerno, oggi Governatore della Campania, Vincenzo De Luca. Ero certo di conoscere quel cognome (Ciliberti) ma per motivi altri che quelli di cui si ragionava nell’ipotesi criminale salernitana. Il mio ricordo lo ricollegava a cose più complesse e delicate di quelle di cui si leggeva nelle carte giudiziarie dell’epoca. Il nome era quello di un dirigente (un civile) dei nostri servizi segreti che rimase coinvolto nelle avventure di quel grande criminale che fu Felice Maniero e che, da tale vicenda, non ne era uscito benissimo. Inoltre, sempre il Gianni Ciliberti, mi sembra che fosse alla Digos felsinea quando scoppiò la bomba, a Bologna, il 2 agosto 1980.

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Ben altro quindi che truffe finanziarie e “pacchi immobiliari”. Ma mi sbagliavo. Tra il buon Gianni Ciliberti (forse solo abile e intelligente ma certamente sfortunato funzionario oggi in pensione) e la signora Aurora Bolici, se capisco ancora qualcosa, la persona complessa che continua a compie scelte intriganti, internazionali, con alla base il comprensibile interesse per il dio denaro, potrebbe essere la seconda. Facevo male quindi, il 15 febbraio del 2015, ad incuriosirmi di Ciliberti come nome eccellente in quella lista: il nome di rilievo era Aurora Bolici (con Roberto Caltagirone al seguito coniugale). Sarebbe interessante capire (in questo la Provvidenza che tutto può – se vuole – potrebbe darci una mano) perché persone così diverse (ma lo erano/lo sono tali?) per percorsi umani, professionali, giudiziari, alla fine, si sono trovate coinvolte (entrambe innocenti?), nella stessa vicenda salernitana.

Diremmo noi oggi, in chiave investigativa, ricalcando una battuta del dialogo del film “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” magistralmente interpretato da Gian Maria Volontè (ma i libri con le bombe che minchia c’entrano?) che “minchia” c’entrava la signora Bolici Aurora con Gianni Ciliberti e perché, ancora ieri, in rete, qualcuno chiedeva di lei?

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Inoltre, se fossi in voi, mi chiederei, questo sì, perché Leo Rugens si interessa a vicende umane e professionali così marginali quali possono apparire quelle della signora Bolici e di suo marito Roberto Caltagirone. Ed io potrei suggerire, a voi e ad eventuali altri curiosi, che “ogni promessa è debito” e che è difficile pensare di minacciare, sia pur a distanza (“mi rivolgo al generale vattelapesca. Conosco questo e quell’altro”, facendo anche nomi di ufficiali superiori dell’Arma facenti capo alla mitica sede di via in Selci, a Roma), un uomo, non minacciabile, quale penso – ormai – di essere arrivato ad essere. Ma forse, stanco per l’età che ho, con i malanni che mi affliggono, nelle estreme difficoltà economiche in cui mi barcameno, confondo nomi, vicende, massoncelli con delinquentelli, amministratorini imbraccialettati con vissuti bulli romani già frequentatori gelliani (che fa anche rima!), signore lontane (ad un provincialotto sedentario, quale sono, la Spagna sembra, come dire, Plutone) con delle Mata Hari in organico a chi sa quali servizi segreti o strutture investigative benemerite.

Il sottoscritto potrebbe vaneggiare (anzi certamente lo fa) per cui, scusandosi anticipatamente per queste insinuazioni, si dichiara pronto a rimuovere ogni riferimento a persone e cose che nulla hanno fra loro a che vedere o con quanto, biecamente, viceversa, tendo a voler far credere. Così, tanto per fare, donchisciottamente (Cervantes era spagnolo!) e non perché un amico “di quando eravamo ragazzi ferventi pacciardiani”, certamente anche sbagliando, ha visto svanire (in un solo momento) tutti i risparmi di una vita per essersi fidato delle persone che rizomi “segreti” (come servizi) gli avevano  offerto: gli “esperti” che lo dovevano salvare finanziariamente, lo hanno definitivamente messo sul lastrico. Un classico.

Forse, torno a dire, farnetichiamo in più persone: l’amico ipoteticamente raggirato; il sottoscritto che gli crede e che non si accorge di trovarsi di fronte ad un calunniatore (il mio amico) di onesti professionisti finanziari e, soprattutto quelli che pensavano di poter minacciare (senza conseguenze future) un uomo pericoloso quale altri dicono che io sia.

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Comunque, come per Carmelo Sparacino detto Manuel, Massimiliano Miletti, Claudia Gioia, Dorina Bianchi, Mario Traverso, Francesco Pirinoli, Marcello Caruti Antonelli, Edmondo Monda, la new entry Aurelio Voarino, Paolo Pasi, Claudia Gioia e tanti altri che mi sfuggono, rimango in attesa di smentite (mai arrivate) e di richieste (mai pervenute) di rimozione elettronica, anche da parte della signora Aurora Bolici. O, viceversa, come mi è successo altre volte, l’arrivo di segnalazioni di lettori/vittime che, nel recondito e nell’anonimato, mi suggeriscano chiavi interpretative di un tale groviglio. Persone che, conoscendo i fatti, forniscano elementi di conferma alle mie ripugnanti ipotesi. In quel caso, deciderò, solo in accordo con le autorità repubblicane preposte, se potevo o non potevo fare le odierne gravi affermazioni o le farneticanti insinuazioni. Rimango in attesa.

Oreste Grani che, per questo post, torna il Leone Ruggente, nulla tenente e in quanto tale difficilmente vessabile.

P.S.

E se l’Aurora fosse al Tramonto?

Qualcuno potrebbe dire: da che pulpito!

Ditelo pure ma vi sbagliereste. Buona domenica.


DE LUCA SINDACO DI SALERNO – A CORRENTE ALTERNATA – È ORA CHE VENGA SOSTITUITO DA UN ESPONENTE DEL M5S

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Se tre indizi fanno una prova, come cita Dionisia nel post Se tre indizi fanno una prova, a New York tira aria da guerra fredda, figurarsi che cosa possono fare tre sindaci del M5S eletti in tre città (sede di porto) dislocate lungo la costa tirrenica della nostra bella Italia. A Civitavecchia alle ultime elezioni comunali è uscito il rass Pietro Tidei ed è stato eletto, inaspettatamente (?) Antonio Cozzolino del M5S; Livorno, attualmente, si gode come sindaco il cittadino Filippo Nogarin anch’esso espresso dal M5S; ora si tratta di vedere come può andare a finire la sempre più ingarbugliata situazione di Salerno e la vicenda (anche personale/familiare) di Vincenzo De Luca.

Sarebbe di buon auspicio, per l’Italia futura, se si andasse alle elezione e venisse sconfitto, anche a Salerno, quel sistema trasversale PD/Forza Italia (lasciate perdere il Nazareno, io parlo della “ciccia” gestita localmente) rappresentato dal “Comitato d’affari”, in seduta permanente, di cui si circonda l’immortale Vincenzo De Luca, oggi renziano di ferro.

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Tengo ad una precisazione: l’on. Girolamo Mimmo Pisano non sa neanche che esistiamo, noi di Leo Rugens. Ne sono certo. Altrettanto sono certo che nulla di “materiale” possa essere riconducibile da me a lui e da lui a me. Viceversa, a lui ci avvicinano le parole che ha voluto affidare alla stampa per descrivere il senso di quanto sta avvenendo a Salerno in relazione alla ennesima diatriba politico/tecnico/affaristico che ruota intorno all’operato di Vincenzo De Luca. Pisano del M5S di Salerno, si capisce che sa cosa deve fare e come sia pronto a farlo, nel migliore dei modi. nell’interesse dei salernitani e implicitamente per tutti gli italiani.

A noi, che siamo fissati dell’importanza di una attenta valutazione della “centralità periferica” dei porti e della loro sana amministrazione quale una delle condizioni per provare a realizzare un progetto che abbia a cuore la sovranità nazionale, il compito minore di evidenziare tracce di rizomi che potrebbero essere sfuggite al sia pur bravo e attento Mimmo Pisano che, a differenza di quanto suggerisce il cognome (Pisano), ci sembra tutto meno che l’ennesimo “ladro di Pisa”, impegnato ad impadronirsi di poltrone nell’amministrazione della cosa pubblica.

Gli indicheremo indizi, sia pur minori, che ci hanno, a suo tempo, messo in allarme, rivelandoci l’esistenza di percorsi carsici capaci di unire ambienti apparentemente tra loro lontani. Questa attenzione ai “tunnel” – in particolare – va posta nelle città sede di porto, dove massimamente si gioca la partita della legalità e del contrasto alla criminalità organizzata.

Il primo indizio che forniamo all’esponente del M5S, è un lungo elenco di persone, giovani e meno giovani, donne e uomini, in attività o pensionati, tutte fra loro legate da un’indagine che la magistratura avviò, alcuni anni addietro, relativamente a questioni di edilizia proprio nel territorio del comune di Salerno. La rete/ragnatela ci ha attratto (nella più assoluta casualità) perché trovammo, tra gli inquisiti, il nome “Vincenzo De Luca” e ci chiedemmo se si trattasse di una omonimia. Poi trovammo un altro nome che catturò la nostra attenzione perché era quello di un ex appartenente ai Servizi Segreti (Sisde/Sismi) che ricordavamo in servizio a Bologna, negli anni ruggenti, sia del terrorismo (e che terrorismo!) che di quella criminalità organizzata (e che criminalità organizzata) che operava a nord di Bologna, su su, fino in Veneto (nella regione del Brenta) e, in particolare, nelle zone dove il re incontrastato era Felice Maniero che quando si “arrese” fece arrestare più di cento persone di cui raccontò vita morte e miracoli. Quando li sapevano fare.

Parliamo del dott. Gianni Ciliberti, ai suoi tempi esperto, sia di terroristi che di criminali comuni.

Continuando a scorrere i cognomi della lunga lista, andando a memoria, ci fermavamo a valutare perché tante altre personalità complesse dal punto di vista delle scelte professionali e, in alcuni casi, dei comportamenti illeciti, fossero così concentrati in un solo in un luogo geografico e in un solo elenco attinente ad un fatto giudiziario. Oltre a tutto in un territorio per alcuni di loro lontano dalle residenze naturali. Tra gli investigati in alcuni casi intercorrevano legami di parentela: c’erano dei padri con dei figli, e qualche moglie e marito come nel caso di Aurora Bolici coniugata con Roberto Caltagirone. Non dico che qualcuno fosse colpevole di qualcosa: dico solo che 32 persone così assortite, attirarono la mia attenzione:

Gianni Benetti, Barbara Ciliberti, Gianni Ciliberti, Maurizio Vezzoli, Osvaldo Brusinelli, Angelo Tiefenthaler, Giovanni Petrali, Giovanni Paolo Santopietro, Massimiliano Santopietro, Luigi Mellone, Raimondo Mellone, Ferruccio Santini, Aurora Bolici, Roberto Caltagirone, Antonio Sebastiano, Vincenzo Grieco, Pietro Fortunato, Giovanna Rovello, Mario De Biase, Felice Marotta, Francesco Mari, Bianca De Roberto, Alberto Di Lorenzo, Giovanni Rocchino, Giovanni Rocchitto, Vincenzo De Luca, Karl Keller, Alfonso Gallo, Immacolata Gallo, Laura Bozza, Giovanni Esposito, Mario Galeone.

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Agatha Christie (non solo quindi quegli arroganti di Leo Rugens) sostiene la teoria dei tre indizi sufficienti per fare una prova. Qui, di indizi, ce ne erano più di tre. Comunque, le questioni in ballo (i fascicoli si chiamavano Energy Plus e Sea Park) non so neanche che fine abbiano fatto e perché tanta gente secondo i magistrati avessero agito, a Salerno, illecitamente. Si trattava di 31 persone più un signore chiamato “Vincenzo De Luca”, che man mano che scrivo, escludo che fosse l’integerrimo, super votato, neo renziano, un po’ sindaco e un po’ sottosegretario, Vincenzo De Luca. Certamente, si trattava di un omonimo e io sarò costretto a scusarmi quanto prima.

Ora, finiamo qui ed affidiamo questi rizomi e che fine abbiano fatto (forse non sono mai esistiti e potrebbero in realtà essere abbagli presi da una magistratura troppo solerte che non sta a noi giudicare) ai giovani e meno giovani esponenti del M5S di Salerno. Ricordando loro che sarebbe buona cosa e giusta che tre città sede di porti (Civittavecchia/Livorno/Salerno) fossero in mano a cittadini per bene, senza se e senza ma e, soprattutto, mai comparsi in liste tipo quella che ho pubblicato.

Orteste Grani/Leo Rugens

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