Si stanno di nuovo per vendere bilioni di dollari in armi

proiettili

Tre lustri addietro (sarebbero quindici anni) l’Onu, con un suo ufficietto, semplice-semplice, calcolò che il numero delle armi (da guerra) in giro per il mondo erano, pezzo più, pezzo meno, 550 milioni. Il traffico legale di queste macchine atte ad uccidere, per solo i 4 anni che precedono l’inizio della guerra irakena, conflitto che si è portato dietro quello siriano e tutto il Circo Barnum che ancora replica per il sollazzo di donne, vecchi e bambini, quotava 8 bilioni di dollari. Attenti agli zeri voi che non siete abituati – come me – alle grosse cifre. Con le guerre scoppiate e rinfocolate in questi 15 anni, potete immaginare a che cifra è arrivata questa super pappata di “cannoli”. In Italia, come nel resto del Mondo, esiste una “pasticceria” che fornisce il mercato clandestino che nessuno è in grado di capire quanto fattura. Ci sono dolci siciliani e calabresi ma non si disdegnano neanche struffoli pugliesi, visto la dislocazione geografica antistante i Balcani.

Ora che con Sigonella, centro di un Mediterraneo nuovamente in guerra aperta, i pericoli aumenteranno, gireranno più armi e munizionamento, acquisite per difenderci o per attaccare ma soprattutto per rifornire la criminalità organizzata internazionale. La Ruota della Fortuna (quella che a suo tempo lanciò il giovane toscano) gira e a volte ti premia e a volte ti penalizza criterio valido per i comuni mortali ma non per i criminali italiani che non sconfitti in questi 15 anni (anzi!) ora se la godranno alla grande. Viceversa, ricorsivamente, il cetriolo di una lotta  impari e di un contrasto sempre più difficile andrà, ancora una volta, a piantarsi tra le natiche delle Forze dell’Ordine e di quei pochi italiani rimasti estranei a tanti traffici illeciti. Italiani che ormai potrebbero essere la minoranza come evidentemente spera questa classe dirigente partitocratica.

Oreste Grani

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