Vendola cosa ha in comune con Verdini oltre che la V iniziale del cognome?

Chi sia Nichi Vendola lo abbiamo scritto il 6 gennaio 2013 Nichi Vendola è, in realtà, una foglia di ficoNichi Vendola è, in realtà, una foglia di fico. Se n’è accorta anche Valentina La TerzaNichi Vendola è, in realtà, una foglia di fico. Se ne sono accorti anche i marchigiani del SELNichi Vendola è in realtà una foglia di fico. Lo dice anche “Il Foglio”.

Lo abbiamo scritto quando, come spesso ci capita, era difficile dire le cose. Vendola il riccastro (evidentemente fare la professione del politico rende) non è solo da sempre una foglia di fico come lo definimmo ma arrogantemente ora si è fatto “altro” coniugandosi al “femminile”.

Complice della peggiore specie di manipolatori dei lavoratori, della povera gente ingenuamente “di sinistra”, dei risparmiatori vessati dal MPS e dalla cricca dei massonelli organizzati intorno ai Mussari Giuseppe, ai Bisi Stefano, ai Ceccuzzi Franco, il vertice del SEL fu determinante, con il suo appoggio elettorale, nella primavera del 2011, alla vittoria di Denis Verdini, vero demiurgo di quel “Patto del Nazareno ante litteram” che si consumò appunto alle elezioni Comunali di Siena perché la banda Mussari ed altri non fosse scoperta e arrestata troppo presto. Doveva vincere l’inutile Ceccuzzi perché nulla cambiasse a Siena e fosse consentito ai malfattori di operare nel tentativo di coprire le tracce del saccheggio ormai attuato della Banca più antica del Mondo. A quello serviva la foglia di fico “Franco Ceccuzzi sindaco” e quello fece in modo che accadesse Vendola, il doppio.

Quando arrivò a Siena ad infervorare i giovani di “sinistra” e a convincerli che Ceccuzzi era “er meglio” da votare mi fu chiaro che quel 4/5 % che il SEL controllava avrebbero impedito il ballottaggio dando a Ceccuzzi la vittoria. Dove sia oggi Ceccuzzi nessuno lo sa, dove sia finita la “sinistra” a Siena e nel Paese è a tutti chiaro. È nelle mani abili di Denis Verdini, spegiudicato mossiere anche a Siena in quei giorni. Sotto la regia di Verdini, Vendola appoggiò Ceccuzzi, Veltroni appoggio Ceccuzzi, Di Pietro appoggio Ceccuzzi e così facendo fecero vincere il vero candidato di Denis Verdini che “a perdere” aveva scelto per Forza Italia/PDL il povero ex comunista Alessandro Nannini. Ma un paese di merda, così ridotto, dove uno scaltro “mossiere di canapi” fa ballare tutti i “cavallini storni” perché si meraviglia che uno come Vendola si vada a comprare un bambino cresciuto per nove mesi in osmosi con una donna tanto povera, di soldi o di spirito, da decidere di consegnare ad altri parte della propria stessa vita?

Vendola era un verme (non è reato dare del verme ad uno come l’insulto non querelato rivolto da Salvini a Renzi dimostra) da anni e quindi come un verme ricco si è comportato. Vi rimando al post in calce (Ida Magli ovvero la fine del sogno europeo e la simultanea erezione omosessuale, pene su pene) che in tanti avete già letto con preghiera di ri-leggerlo alla luce dell’episodio del bambino comprato, sperando che la tesi in esso sostenuta sia figlia del pensiero paranoico di un vecchio omofobo (quale da oggi siete autorizzati a chiamarmi) avvertendo che, in chiave criptica, interro, a mia futura difesa una cordata di cognomi “Giovannini/Palleri/Bellagamba/Grani” che quando saranno eventualmente evocati vi faranno scoprire un episodio della mia vita politica e professionale che in pochi conoscono.

Oggi ribadisco: è giusto che il giovanissimo Tobia  sappia che razza di verme sia stato suo padre, senza se e senza ma, non perché lo ha voluto far nascere ma per come, prima di questo atto, si era comportato a Siena e a Taranto. Due tra i tanti episodi gravissimi che, entrambi, con il sesso, i sessi, gli embrioni comprati, nulla hanno a che vedere. Ma con l’inganno del popolo sovrano, da cui papà traeva sostentamento e il denaro per comprarlo, certamente sì! Mi dispiace per Tobia ma questo è quanto, senza equivoco alcuno, è accaduto. Questo è suo padre come io sono il padre di mio figlio, con annessi e connessi e altrettante imbarazzanti e dolorose verità comprese.

Una volta per uno, non fa male a nessuno.

Oreste Grani


IDA MAGLI OVVERO LA FINE DEL SOGNO EUROPEO E LA SIMULTANEA EREZIONE OMOSESSUALE, PENE SU PENE

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L’Europa senza una bandiera (lasciate perdere quella che ha, straccio “stellato” di nessun significato recondito), senza un inno cantabile (splendida musica ma senza un testo emotivamente forte) e senza un esercito (non credo che i “comandi”, un po’ NATO e un po’ di chi ci mette qualcosa, possano essere considerati un’armata se non degna del Grande Brancaleone da Norcia), mi dite perché dovrebbe sopravvivere? Perché, se non lo avete capito, ve lo confermiamo noi, l’Europa, come l’avete conosciuta, non solo non esiste più ma, di ora in ora, ciò che ne resta  (moneta e burocrazia strapagata), tende a creare nuovi problemi, più che a risolverne. Decisioni prese di “comune accordo” e per il “bene comune”, dopo il “mercato comune”, non sono mai arrivate. E allora, alla luce di tale sfacelo, doverosamente, facciamo un po’ di percorso a ritroso.

Certamente vi torno a parlare del divertente anche se amarissimo libro, L’insostenibile pesantezza dell’Euro, scritto con ironia e preveggenza dal noto analista finanziario Antonello Zunino, per la Sperling & Kupfer Editori, Milano 1999, dove, raccontandolo come contenuto di un sogno, descrisse quali sarebbero state le strade segretissime che avrebbero preso i politici, ma soprattutto i banchieri e i loro complici che avevano voluto a tutti i costi creare la moneta unica, per sfuggire alle ire e alle vendette dei popoli al momento del crac dell’euro.

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Il 26 gennaio e il 12 luglio 2015 vi ho già parlato di Zunino e del suo intelligente e profetico divertimento letterario (VALENTINA NAPPI È PERENTORIA: “SO IO PERCHÉ AMATO, FINOCCHIARO, PRODI NON DEVONO PRENDERE IL POSTO CHE FU DI SANDRO PERTINI. TANTOMENO GIAN CARLO PADOANDELITTI ECCELLENTI OVVERO QUANDO IL PRIMO PRESIDENTE DELLA BCE (WILLEM F. DUISENBERG) CI RIMISE LE PENNE). Oggi, confermate le decisioni di molti autorevoli inglesi di dare al simulacro di questa Europa un definitivo colpo in testa il 23 giugno 2016 giorno del previsto referendum, vi riapro la ferita dolorosa di quanto non può non aspettarvi stretti tra l’insorgente ISIS (solo ieri 200 morti negli attentati attuati e rivendicati  in Siria) e una assoluta impossibilità (prima è stata incapacità mista a viltà) a evolvere verso gli Stati Uniti d’Europa.

Tra pochi mesi dietro, sotto, sopra, a lato di questo referendum si delineeranno complessità che sono state fatte “venire avanti” senza un ben che minimo rispetto di cosa si portavano dietro. Forzare senza approfondimenti culturali, senza grandi dibattiti, ben organizzati e prolungati nel tempo, utilizzando giornali, tv, scuole di ogni grado e soprattutto posti di lavoro le resistenze di chi (sbagliando o avendo ragione) ritiene che l’immigrazione snaturi l’identità (così molti hanno in testa) del proprio Paese, della sua arte, della letteratura, della musica fino al rispetto (quando c’è) della natura e delle scelte ambientali nazionali, è stato il più tragico degli errori. O altro. Giulio Valli nel lontanissimo 1993, scrisse un libro (Il vero volto dell’immigrazione) sostenendo che l’immigrazione era stata programmata e che l’ordine di favorirla creando le condizioni – guerre comprese – era partito da ambienti che del mondialismo avevano fatto la loro filosofia e ragione di vita stessa, evocandolo come elemento di confusione e di complessità che avrebbe favorito il governo planetario da parte di oligarchie illuminate (loro stessi) con forte vocazione tiranniche.

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Non credo che le cose possano essere così semplicisticamente indirizzate ma certamente scatenare le guerre, non solo genera il “tradizionale” business dell’industrie belliche e delle ricostruzioni dopo le generalizzate distruzioni (nei prossimi anni anche quello delle pandemie) ma destabilizza, nell’era dei grandi possibili spostamenti, il mondo intero che si trova di fatto con le mani e i piedi legati ad un carro lanciato a folle corsa su un piano inclinato. Secondo i complottisti, queste élite mirano a disgregare il tessuto culturale principalmente delle Nazioni europee (gli Stati Uniti sono già così dal punto di vista delle etnie che si chiudono in ghetti urbani dove sembrano sopravvivere le loro peculiarità ma in realtà non appartengono più a nessuna tradizione culturale, per preparare, con un primo mescolamento dei popoli, la futura omogenizzazione mondiale). Condizione senza la quale il cercato dominio planetario risulterebbe più difficile. Teorie complottistiche al limite del “paranoico”. Comunque non si può negare che siano alimentate da strazianti violenze in atto in mezzo mondo, guerre di cui si perde il senso e le finalità ultime. Sembra che i conflitti vengano fatti scoppiare con il solo scopo di spingere milioni di disperati dentro al miscelatore di etnie, razze, popoli. Vengono spinti a muoversi anche le genti più stanziali. Un vero frullatore è stato predisposto e acceso e nessuno sa quale sarà la “poltiglia” che ci verrà offerta da bere.

I paranoici che ritengono ci sia in essere una congiura, si spingono oltre e descrivono i loschi figuri impegnati a scalare le vette (metaforiche perché in realtà questi personaggi hanno altro da fare che darsi all’alpinismo sportivo) che gli consentiranno di dominare dall’alto il mondo intero, determinati a utilizzare, contestualmente a questa leva dell’immigrazione, anche quella dell’omosessualità quale acceleratore dell’uguaglianza in  una condizione di apparente libertà e democrazia.

Su questo terreno spinoso dove beccarsi un’accusa di omofobia è dietro l’angolo, mi faccio soccorrere da una pagina scritta da un’antropologa  discussa, amata o odiata, ma, scientificamente, persona di grande valore: Ida Magli.

Dice la studiosa di quella disciplina complessa che che l’antropologia:

“Non dobbiamo però trascurare un “indizio” importante  per cercare di capire quali siano gli scopi del “Laboratorio” (è la struttura segreta che i complottisti dicono essere all’opera per mondializzare le Nazioni e con esse i popoli. ndr), e la strategia che ha deciso di adoperare. Lo scopo è evidente: giungere a quella nuova strutturazione della società di cui il “modello mondiale” ha bisogno. La strategia consiste nell’uso dell’omossesualità come fattore attivo. “Fattore attivo” significa che può funzionare, e funziona, sia in senso positivo sia negativo come tratto culturale normalmente presente nella dinamica sociale. Sottolineo il “normalmente presente” dato che l’omosessualità non lo è stata mai fino ad ieri, né nella nostra società, né in nessun altra.”

Come vedete, parole forti e che non lasciano spazio ad ambiguità.

“Non si tratta – prosegue Magli – qui di discutere di un argomento così vasto che è stato affrontato innumerevoli volte dagli antropologi, dai sociologi, dagli psicologi, dagli storici, per non parlare dei sessuologi e dei teologi. Per quanto si possa accapigliarsi su questo problema all’infinito, rimane inamovibile il fatto che l’omosessualità è sterile.” E fino a qui non ci piove. Riprende Magli: “Come tale non può essere considerata normale (capite quanto sia impegnativa la tesi? ndr) in nessuna società, visto che il primo compito, sia naturale sia culturale di un gruppo, quali che siano i suoi ideali, le sue mete, i suoi strumenti tecnologici e scientifici, è provvedere alla propria sopravvivenza nel tempo. È evidente, invece, che nella società odierna l’omosessualità è stata “spinta” a emergere, a diventare, come dicevo, fattore attivo, normale, della dinamica sociale, con dispendio di enormi forze in tutti i campi per capovolgerne il generale giudizio negativo: pubblicità, moda, mezzi di comunicazione, spettacoli televisivi e cinematografici, leadership politica, consenso morale, matrimonio (e ora figli ndr).

Il fenomeno parte come omosessualità maschile (poi e in misura minore diventa anche tra donne ndr) ma la “potenza” è quella del pene.

Gli omosessuali ne rivendicano (silenziosamente ma con energia sostanziale) con la loro emersione al massimo livello di guida della società (la politica questo dovrebbe essere ndr), la funzione primaria di fondazione della società stessa. Si capisce bene, adesso, quello che è sempre rimasto oscuro: agli inizi, in quel tempo mitico di organizzazione del gruppo umano di cui storici, sociologi, antropologi, hanno tentato di immaginare le forme, passando da un ipotetico matriarcato al matrimonio di gruppo, alla famiglia allargata fino a quella monogamica (che oggi va per la maggiore ndr)  il primo coito è stato quello fra maschi. L’iniziazione, dunque, che ammetteva i giovani nel gruppo degli anziani, nel potere del gruppo degli anziani, si fondava su questo primo rapporto, sul “segreto” di questo primo rapporto sessuale. Il “potere” (cosa non da poco ndr!!!!) nasce da qui, dalla potenza che sprigiona una doppia, simultanea erezione: pene su pene.”

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Ho scelto questa pagina perché contiene l’affermazione incontrovertibile relativa alla questione della “sterilità” delle coppie omosessuali che si porta dietro tutta la battaglia della possibilità di fare figli “artificialmente”. Sono arrivato al punto: per i complottisti (paranoici?) non c’è nulla di spontaneo in quello che accade, da settimane, anche al Parlamento italiano, paralizzato intorno alla questione divenuta centrale dell’omosessualità. La pagina che vi ho segnalato affronta, con grande coraggio, lo svelamento delle finalità (sempre secondo i paranoici complottisti) implicite a queste battaglie che viceversa dovrebbero banalmente riguardare applicazione di diritti. Queste battaglie combattute con le estreme forme a cui assistiamo, in alcuni momenti possono apparire incomprensibili quasi come la caccia agli Yezidi, piuttosto che la persecuzione dei Curdi o la destabilizzazione di intere aree africane. Invece c’è chi dice che tutto questo non è casuale e che i mondialisti sostengono, finanziano, favoriscono sui loro media queste spinte al cambiamento perché questo clima che si genera, favorisce la confusione e la distrazione dai problemi centrali del vivere quotidiano: il lavoro, l’alimentazione, l’inquinamento, il potere e il condizionamento della convenzione denominata denaro, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, le ricchezze smodate e le povertà mortifere.

Sono, lo confesso, attratto dallo spunto che Ida Magli offre alle nostre menti rese stanche da tanto clamore organizzato proprio per disinformarci. Nelle sue parole emerge questa questione degli omosessuali che, scientemente o meno, scelgono una strategia intelligente, in alleanza stretta con il “Laboratorio” (banchieri ur-lodgisti), per arrivare al potere culturale, economico, politico convinti di aver ereditato, con la storia della doppia simultanea erezione, l’originale potere maschile. Certamente l’antropologa si riferisce ad una élite che comunque potrebbe essere animata da questo sofisticato progetto.

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Sarà questione di gusto che nei secoli si seleziona, individuo per individuo ma, alla simultanea potentissima erezione di due peni, continuo a preferire la diversità e la complementarietà implicita tra toppa e chiave, tra vuoto e pieno, tra femmina e maschio.

Oreste Grani che questa sera rischia di vedere aumentare la schiera dei nemici e dei detrattori. Ma questo pensavo  e questo ho sentito il bisogno di dire, libero di sentirmi “diverso” dalla massa degli ossequiosi e degli omologati che non osa più dire ciò che, viceversa, forse pensa.

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