Dialisi non deve essere sinonimo di un’anticipazione dell’Inferno

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Con il post “Dialisi 3”, Leo Rugens cambia passo. Lo fa grazie ad una corrispondenza dal mondo della Sanità e della vita vissuta da migliaia di cittadini “malati” di quello che, in altro momento del blog, ho definito il “Ribot” degli analisti politici: Pompeo De Angelis. Dico che cambia passo perché chiunque si può accorgere di quale livello informativo/formativo è imbevuto il pezzo e di come, nel pubblicarlo, abbiamo deciso di dare sostegno alla necessaria “azione di contrasto” a quanto De Angelis denuncia. A prescindere da quanto già siano state rese edotte le autorità competenti.

La prima richiesta esplicita che facciamo, inviando il post al cittadino pentastellato Davide  Barillari che nella regione Lazio ci rappresenta a nome e per conto di chi ha votato M5S, è che questo ragionamento sia inizio di una campagna che non molla il tema fino ad un cambiamento sostanziale delle condizioni in cui le difficoltà di molti stanno diventando ennesima occasione di arricchimento e di cattiva amministrazione per pochi. Ci aspettiamo rispettosamente dall’attento e intelligente Barillari una robusta attività politica sul tema specifico. Da voi tutti la cortesia di far circolare quanto più possibile il post “Dialisi 3”.

Con oggi quindi inauguriamo Minima Methodica, una rubrica che affronta problemi di metodo e di concetto, e intende stimolare nella cultura medica e nei cittadini lettori di questo blog una riflessione “di fondo”.

Aggiungo una nota personale: vivo da anni con un solo rene e dover immaginare, se mi si danneggiasse l’altro, di entrare a far parte della schiera degli eroi che vengono vessati da tanta incuria e disonesta amministrazione mi appare l’anticipazione dell’Inferno che per altri comportamenti tenuti forse mi aspetta. Inferno che vorrei scontare nell’aldilà e non su questa Terra.

Grazie ancora a Pompeo e al suo lucido, documentato reportage.

Oreste Grani


DIALISI 3 – POMPEO DE ANGELIS

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Esemplifico con alcuni casi di malasanità, un fenomeno vasto, in parte messo in luce dalle Procure, dalla Guardia di Finanza e dai Carabinieri, che hanno indagato e denunciato cooperative, associazioni, medici e politici i quali hanno rosicato le cifre del SSN destinate al trasporto dei dializzati. La zona d’ombra è molto vasta in Italia e non si chiarirà se non a forza di denunce e di inchieste della magistratura, la quale è obbligata a garantire la regolarità del servizio in luogo delle ASL, che sono le responsabili vere. Sotto accusa è gran parte del sistema, anche se sono emersi soltanto alcuni casi di cui offro una sintesi.

LOMBARDIA

Dagli anni Novanta, il diritto al trasporto dei dializzati da casa al reparto di cura e viceversa è incluso nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Questo diritto può generare la corruzione. Dice Valentina Paris, direttrice nazionale dell’ANED (Associazione Nazionale Emodializzati):Un businnes: solo in Lombardia abbiamo 7mila pazienti, la metà dei quali deve essere trasportata tre volte a settimana in ospedale. Una autoambulanza costa 300 euro a viaggio. Da tempo c’è una lotta senza quartiere tra le varie “croci” per garantirsi il servizio. Alcune croci sono disposte a tutto.

Mario Mantovani, vice presidente della Regione Lombardia, chiama “le nostre croci”, le varie cooperative o aziende di pubblica assistenza, che cercano di impadronirsi dei 11,3 milioni di euro erogati con bando il 24 febbraio 2014 per trasporto dei nefropatici lombardi sottoposti a trattamento dialitico nelle ASL di Milano, Milano 1, Pavia. Il vice presidente Mantovani per favorire le “croci” operanti nei suoi territori, dove riceveva il consenso politico, ha bloccato la gara di appalto vinta da Croce Amica One, CTS Onlus, Soccorso Cormano, che escludeva la Croce Azzurra Ticinia onlus. Si è cioè attivato per impedire il corso di un appalto nato per razionalizzare il servizio e per uniformare e contenere le tariffe nelle tre ASL in questione. Grazie alla frenata, le ditte del passato seguitano ad operare e a fatturare alla Regione in prorogatio, eludendo il bando. In quanto promotore della truffa Mantovani è stato arrestato. A Brescia la Procura ha iscritto nel registro degli indagati i legali rappresentanti di 22 associazioni non profit e di 2 società. Il procuratore aggiunto Sandro Raimondi sostiene che le associazioni coinvolte hanno gonfiato la quantità di chilometri percorsi per i dializzati per un totale di 1 milione e 400 mila euro, aggiungendo 2 milioni di chilometri a quelli reali, nel periodo tra il gennaio 2011 e il 30 giugno 2013. Nei conteggi, i chilometri dalla sede delle associazioni alle case dei pazienti sarebbero stati inclusi, anche se espressamente negato dal capitolato d’appalto. L’ipotesi di reato è di abuso d’ufficio, truffa ai danni dello Stato e falso ideologico. ABergamo, venivano utilizzate auto o furgoni al posto di autoambulanze dove i dializzati venivano raggruppati in quattro o cinque, mentre la convenzione con la ASL prescrive un malato alla volta nell’autoambulanza. Il trasporto in gruppo si è tradotto in moltiplicati rimborsi in luogo di uno e per di più su mezzi non idonei. Come se non bastasse, la “Noi per Voi” di Acquafredda fatturava anche un congruo numero di viaggi non effettuati.

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SICILIA

La situazione più grave in Italia per gli emodializzati è quella della Regione Sicilia, dove c’è da dividere un budget di 110 milioni di euro l’anno per circa 5 mila persone, che vengono dializzate in 88 centri ambulatoriali accreditati e in 33 unità degli ospedali pubblici. Le cliniche private rappresentano il 78% e gli ospedali il 22%, in Sicilia.

In Italia, la media degli ambulatori privati si aggira sul 15%, mentre in Campania sono il 60% e nel Lazio al 45%. L’assessore regionale alla salute della Sicilia, Lucia Borsellino si è messa a disposizione dell’autorità giudiziaria per far luce sulle distorsioni del sistema. Il presidente della Commissione Sanita dell’ARS, Pippo Digiacomo, ha denunciato: “Sprechi per centinaia di milioni per cliniche e strutture non sempre all’altezza, con la connivenza di pezzi del servizio pubblico” (interviste del 14 luglio e 24 agosto 2013 sui giornali siciliani). La Procura di Palermo ha aperto, in base a queste preoccupazioni, una inchiesta sulle infiltrazioni mafiose nella catena delle cliniche private, alle quali, in gran parte, non è stata chiesta la certificazione antimafia. È in fase avanzata una indagine coordinata dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dal procuratore capo Francesco Messineo per individuare l’infiltrazione della mafia tra gli imprenditori, i professionisti e i funzionari regionali del settore sanitario. Una decina di persone sono iscritte nel registro degli indagati. Costoro sono detti “i signori della dialisi” e sono sospettati di essere nel giro di Matteo Messina Denaro, capo di Cosa Nostra, latitante dal 1933, che usa dei prestanome per gestire le cliniche private convenzionate per gli emodializzati.

LAZIO

La regione Lazio è intervenuta con il decreto 441 del commissario ad acta per la sanità del 22 dicembre 2014 che impone l’elenco delle organizzazioni che operano sul territorio e la vigilanza affinché i servizi di trasporto siano effettuati con mezzi adeguati, collaudati e con autisti idonei. Inoltre il decreto prescrive il DURC (Documento Unico di regolarità Contributiva) in cui si attesta la situazione contributiva degli operatori nei confronti dell’INPS, INAIL, ecc. La necessità del decreto è stata motivata dal caos esistente in tutte le ASL della regione, in cui la trasparenza viene ignorata, mentre nella clandestinità operano le malversazioni. La Guardia di Finanza di Rieti ha scoperto, a settembre del 2015, che il servizio di accompagnamento dei dializzati all’Ospedale Camillo De Lollis anziché essere eseguito con autoambulanza, come da prescrizione medica rilasciata dal Centro Dialisi, era effettuato da normali autovetture, che venivano però rimborsate alla tariffa più alta delle autoambulanze. Per questa truffa, sono agli arresti domiciliari un medico, amministratore di una ditta di trasporto e un suo collaboratore.

PUGLIA

Un caso emblematico: una “croce” denominata “La Croce di Santa Rita” del comune di Monopoli ha avuto disdetta la convenzione con la ASL perché coinvolta nel grande scandalo della USL di Bari, ma ha mantenuto i fregi seguitando a trasportare privatamente i dializzati. A Fasano, il sostituto procuratore Antonino Lupo ha iscritto nel registro degli indagati l’amministratore di una “croce” e di quattro funzionari della Asl di Bari. Le accuse sono tre: l’amministratore ha dei precedenti penali che la Asl ha volutamente ignorato; le autoambulanze non avevano i requisiti certificati solo sulla carta e trasportavano tre dializzati, invece che uno alla volta. La ASL rimborsava all’azienda sulla base di moduli di trasporto in bianco.

MARCHE

La cifra per il trasporto dializzati nelle ASUR Marche si aggira sui 20 milioni di euro su cui è ipotizzata una cresta di migliaia di euro per i soli dializzati. Le aziende trasportatrici hanno operato sotto la tutela di un appalto fantasma che risale al 2003, che si è mantenuto in vita con proroghe su proroghe. La trasmissione TV “Le Iene” del 12 ottobre 2015 ha sollevato lo scandalo del gonfiamento delle fatture nel trasporto sanitario nella provincia di Pesaro. Le ditte si fanno pagare il doppio del dovuto e utilizzano abusivamente le lenzuola dell’ospedale invece che proprie. In queste circostanze, gli ispettori dell’ASUR hanno riscontrato che ogni dializzato viene a costare 8.844 euro in più l’anno, a causa dei gonfiamenti. In compenso i militi delle croci non vengono regolarmente pagati e hanno rivolto appello alle prefetture.

ABRUZZO

Sono imputati due ex presidenti della cooperativa “Croce d’Abbruzzo” (Stefano Starinieri e Manuel Castellano) che registravano percorrenze gonfiate dei dializzati diretti agli ospedali di Chieti e di Ortona. L’importo contestato è di 256mila euro.

IL CASO DI TERNI

Trascrivo una denuncia personale inviata, tramite Facebook, ad amici, che ne hanno condiviso il testo in centinaia di post. Il tono è autobiografico.

“Fare la dialisi mi prolunga la vita. Senza il rene artificiale a cui vengo attaccato per quattro ore per tre volte a settimana sarei morto quattro anni fa. Invece riesco ancora a scrivere. Scrivere è il mio ultimo atto vitale. Una volta mangiavo, bevevo, amavo, mi muovevo, andavo in biblioteca, a teatro, viaggiavo, visitavo i parenti, come può farlo un vecchio in discreta salute. Vivevo da solo. Mi facevo il caffè o mi cucinavo gli spaghetti al burro e parmigiano. Adesso, ho una persona che svolge le mansioni domestiche. Io non riesco a stare in piedi per più di un minuto e non riesco a far altro che stare a letto o seduto davanti al computer, resistendo al dolore che ho al cervello, ai nervi, alla colonna vertebrale, mentre la pressione sanguigna si riduce a settanta di massima o improvvisamente schizza a duecento quaranta. Non soffro soltanto di insufficienza renale, ma ho in aggiunta una cardiopatia, una ischemia cerebrale, annovero tredici ernie alla colonna e mi affligge un tumore alla prostata. Inghiotto venti pasticche al giorno e faccio il tra tran della dialisi, tanto per resistere.

Parliamo di terapia. Dodici ore di dialisi e centoquaranta pasticche a settimana sono la mia terapia attuale. Lo Stato, a cui verso tante tasse, paga questa enormità di cose per mantenermi in vita. È enorme l’umanesimo cristiano che prolunga il soffio di Dio sulla creta che si animò in Adamo. La vita appartiene al Creatore e gli uomini, in segno di reverenza verso Dio, garantiscono che il soffio duri il più possibile, con l’opera dei medici e dei custodi della salute individuale e pubblica. Non sarebbe meglio morire, prima del cedimento immane? Anche i medici, non solo i malati, costano molto. Ma questo è quello che accade nel migliore dei mondi possibile.

Il migliore dei mondi possibili è crudele. Chi ti sta troppo vicino ti disprezza perché non sei forte, chi ti sta lontano ignora la tua debolezza e si complimenta della tua vita. “Sembra che tu non abbia niente, non dimostri l’età che hai” dice un amico che non vedevo dall’estate scorsa. Vorrei che arrivasse un amico per stagione. Ma solo poche persone mi vedono nel mio limbo di sopravvivenza. Io vedo gli altri tristi malati nei letti accanto al mio. Siamo arrivati all’emodialisi con diversi mezzi di trasporto.

Quelli che stanno meglio arrivano con la loro automobile e sono rimborsati della benzina. In auto, vanno i più giovani, che sperano in un trapianto renale e sono ancora baldanzosi. I trapiantati sono più esuberanti e appaiono in post su Facebook dell’ANED mentre svolgono gli sport dallo sci alla pallacanestro. Una volta, la pubblicità televisiva mostrava delle persone di mezza età che scavalcano siepi, essendo rimaste giovani, in quanto bevevano Fiuggi o usavano l’olio di seme. I migliori, quando il trapianto non funzionerà più, torneranno all’emodialisi.

A favore di chi non può spostarsi con l’auto propria interviene la Caposala dell’emodialisi, che distribuisce i malati tra alcune cooperative, le quali gestiscono dei mezzi di trasporto collettivo. I dializzati di questa categoria viaggiano con pulmini carichi di cinque-sei persone a bordo, o con una o due persone. Non esiste un coordinamento fra i turni di dialisi e i turni di trasporto, quindi per alcuni il trasporto è lungo, fatto di tante tappe per raccogliere ciascun paziente. Altri pulmini sono praticamente vuoti. Nei tempi lunghi del trasporto, i malati socializzano, esprimono le loro incazzature sul servizio, lamentano di aspettare troppo quelli che vengono “staccati” dal rene artificiale con ritardo, viaggiando parlano male della casta politica e ogni tanto bestemmiano per intercalare. I dializzati si sono allontanati da casa all’andata e dall’ospedale al ritorno. In modo inconfessato, ritengono che le mezzore insieme sul pulmino sono il momento migliore della giornata. Quando sono a casa ripiombano nella solitudine nera dell’essere vecchi. Quando giacciono sul letto dell’ospedale cala su loro una cappa di piombo.

I più macilenti vengono trasportati in autolettiga. Il direttore dell’emodialisi decide chi appartiene a questa categoria in base a criteri medico-clinici. Essenziale è un documento “Verbale di accertamento dell’invalidità civile” rilasciato dal Centro Medico Legale della città, che dichiari l’interessato “invalido ultrasessantacinquenne con necessità di assistenza continua non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita L.508/88)” e che “l’interessato è invalido con capacità di deambulazione sensibilmente ridotta (art. 381 del DPR 495/1992). Soddisfatti gli accertamenti medico-clinici e stabilite le necessità dell’invalido, in conformità con il LEA, l’ autoambulanza diventa un diritto del malato. Nello specifico, a Terni, il servizio in autoambulanza, da casa al centro di emodialisi e viceversa, viene gestito in forma monopolistica dall’Opera Pia Pubblica Assistenza (OPPA), che dispone di 12 autoambulanze di cui 5 immatricolate prima dell’anno 2.000. Con questo parco macchine la OPPA si occupa di ricoveri e dimissioni dall’ospedale, di visite ambulatoriali, di traslochi per terapie, oltre del servizio per i dializzati e del pronto soccorso. Il parco automobilistico risulta inadeguato alla quantità delle prestazioni richieste, per cui avvengono alcuni disagi, che denuncio.

Ho svolto la mia denuncia di fronte al pubblico riunito dall’ANED per l’assemblea regionale annuale, che si è svolta a Perugia l’11 ottobre 2015. Erano presenti le autorità sanitarie regionali e i direttori e i medici degli 11 centri di emodialisi dell’Umbria. Ecco uno stralcio del mio intervento:

… A Terni, qualcosa nel sistema non va. Parto da un esempio vissuto e mi riferisco all’Opera Pia Pubblica Assistenza di TERNI. Sovente su una autoambulanza dell’OPPA viaggiano sei persone, cioè un autista, due assistenti volontari, tre malati. Solo un malato siede su una carrozzella, gli altri due su un sedile posto lungo la fiancata, un assistente sul lettino e l’altro vicino all’autista. Cosa è che non va? Nessuno allaccia la cintura di sicurezza. Avvengono scivolamenti pericolosi dei viaggiatori ad ogni frenata, perché non ci sono le maniglie. Si gira per le vie della città a caricare prima l’uno o poi l’altro dei malati.

Questo modalità di trasporto pone una domanda. In che modo è pagato il servizio alla Cooperativa che lavora con le autoambulanze, da parte della USL Umbria2 ? Non lo so e sono qui per chiederlo. Chiedo: Il pagamento avviene per ciascun viaggio di andata e ritorno, ma quando viaggiano tre malati sullo stesso mezzo, il prezzo è di tre viaggi o di uno?

Il personale a bordo delle autovetture percepisce 13euro e 50 centesimi a viaggio di andata e ritorno o al giorno? Perché sono tenute segrete le cifre di finanziamento del personale. Alcuni dicono di percepire 3,50 euro a viaggio. Sono nauseato delle reticenze e dello sfruttamento nascosto nella reticenza. È volontariato o sfruttamento, quello dei ragazzi e militi della OPPA?

All’ambulatorio di emodialisi di Terni il servizio di trasporto in autoambulanza, entro un perimetro che supera quello comunale, viene dato in appalto a una sola cooperativa. Questa detiene il monopolio. L’appalto è stato attribuito per gara o per assegnazione diretta? In che anno è avvenuta l’ultima assegnazione di appalto e a quali tariffe? Chiedo informazioni di cifre vere. Chiedo trasparenza degli uffici sanitari. Chiedo perché non c’è la documentazioni in rete sulla normativa, i bilanci e gli appalti. Chiedo solo un servizio sanitario normale….

Il giorno dopo il mio intervento, i telegiornali trasmisero che era stato arrestato il vice presidente della regione Lombardia per irregolarità finanziarie nel trasporto dei dializzati. Ho l’impressione che in Italia il settore dell’emodialisi ha zone d’ombra che esistono a causa del suo carattere ambulatoriale, che ne fa una sottocategoria ospedaliera. La mia denuncia è stata recepita dal Consiglio Comunale di Terni e ha suscitato una reazione dell’autorità sanitaria. Per un paio di settimane il servizio delle autoambulanze della Pubblica Assistenza è cambiato: è stato trasportato un dializzato alla volta. Poi si è ritornati a due alla volta. Rinnovo la mia protesta su facebook. Rispondono molti “amici” e avvengono molte condivisioni. Con una punta di critica replica il consigliere comunale di Terni Enrico Melasecche che posta: “Cosa non va nel servizio? Dalla tua descrizione non si comprendono bene gli aspetti critici e la proposta. Grazie.” Rispondo: “ 1) non si può trasportare più di un malato alla volta; 2) quando se ne trasportano tre in un unico viaggio la OPPA. non può farsi rimborsare tre viaggi; 3) la ASL deve controllare che venga osservato il capitolato di appalto; 4) occorre trasparenza sui conti di bilancio della P.A.; 5) occorre la trasparenza su come viene retribuito e salvaguardato il personale volontario o no con l’assicurazione e i versamenti INPS.”

Sospetto una punizione per quello che ho detto di cattivo. Mi lasciano per ultimo. Dopo essere staccato devo aspettare l’autoambulanza per quaranta, cinquanta minuti, anche un’ora, mentre gli infermieri se ne vanno altrove. Rimango solo. Sto male. Ho i capogiri, dei dolori lancinanti al bacino. Non ce la faccio più e sto per svenire. Devo tornare a casa, per avere il sollievo di un cane dolorante alla cuccia. Che fanno, per me, i guaritori nel migliore dei mondi possibile? “

LE PROPOSTE

1. La casistica che ho elencato mi induce a proposte basate sulla mia esperienza di malato, la prima delle quali riguarda le gare d’appalto, da svolgere una volta l’anno per aggiornare i termini del contratto al numero dei dializzati da trasportare in autoambulanza. La risposta al mio appello, che denunciava le distorsioni nella prassi della OPPA di TERNI e il suo privilegio di una posizione di monopolio nel complesso sanitario dei nefropatici, ha determinato una risposta del dott. Sandro Fratini direttore generale della ASL in data 6 febbraio 2016. (nel frattempo, Fratini è stato sostituito per l’avvicendamento delle cariche in regione) il quale ha detto al Messaggero: “L’assegnazione dell’appalto per il trasporto dei dializzati è precedente al mio arrivo. Comunque stiamo predisponendo una nuova gara, che darà maggiori garanzie ai pazienti.” La trasparenza e la regolarità delle gare di appalto è il punto critico del trasporto dei dializzati con autoambulanze o con pulmini.

2. Il secondo punto riguarda il diritto al trasporto in autoambulanza. Il paziente deve avere delle gravi difficoltà a deambulare derivanti, ad esempio, da schiacciamenti alla colonna vertebrale ed essere incapace di compiere gli atti quotidiani della vita, menomazioni accertate da una apposita Commissione ASL-INPS. Derogare da questa norma è causa di corruzione. Faccio un esempio: a Terni il trasporto in autoambulanza è concesso a chi soffre di diabete e deve fare l’insulina ai pasti. Per questo, “qualcuno” decide di infilare tre diabetici in una autoambulanza per farli rientrare a casa nell’ora del pranzo e della cena, ma gli stessi orari potrebbero essere rispettati anche con il trasporto in pulmino. Nasce un connubio fra la “croce” e il reparto medico-infermieristico per permette di fatturare tre viaggi con il mezzo più costoso. A Terni, i malati stessi hanno reclamato il trasporto plurimo in autoambulanza, dimostrando che anche la moralità dei pazienti è effimera. Esistono persone con insufficienza renale e persone deficienti renali.

3. Dovrebbe essere nota anche ai malati la cifra del rimborso a viaggio della “croce” senza che sia specificato il chilometraggio e abolendo il metodo di far firmare la nota dei viaggi in bianco all’interessato. La firma dell’interessato contribuisce a controllare il rimborso di viaggi non effettuati.

4. Alcune autoambulanze sono delle ferraglie e quindi andrebbero eliminate dal servizio. Devono essere pubbliche le cifre del parco macchine di ciascuna “croce”. È sufficiente e semplice che venga messo in rete il numero delle vetture, il loro anno d’ iscrizione al registro automobilistico e il rapporto malati-vetture, a seconda della categoria. Evitare di far circolare macchine senza collaudo, con autisti senza la patente giusta e con personale non specializzato.

5. Deve essere controllabile la esistenza del DURC, che attesti il versamento della quota INPS, INAIL, ecc. di tutti gli ingaggiati della “croce”, quando operarono muovendosi sul territorio.
I casi di malasanità che riguardano il trasporto dei dializzati sono stati scoperti dalla inchieste della magistratura, ma gran parte della corruzione è ancora nascosta e va smascherata. I nefropatici invocano la Guardia di Finanza, i Carabinieri, ecc. affinché sollevino il velo delle omertà e portino i casi di frode sullo scranno del Magistrato.

Pompeo De Angelis

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