Bruciato un Kazakhstan, se ne fa un altro! 

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Ovvero dove si racconta come Aurelio Voarino si sia dedicato alla Giordania, buttando alle ortiche tutto il lavoro fatto, in comune accordo, “in e per” la Repubblica kazaka.

In una logica consumistica e in totale disprezzo degli intendimenti dichiarati e gli accordi presi, il già a voi noto Aurelio Voarino (Chi è il torinese Aurelio Voarino e perché si interessava …), dopo averci turlupinato indicandoci in tale Paolo Pasi il coordinatore, su Parma, di 5 grandi aziende (tra le quali c’era la “sfortunata” Bonatti) capaci, per dimensione di fatturati e lavori intrapresi, di apprezzare quanto ci preparavamo a fare nell’ambito del Progetto “Energie Superiori” , si è buttato, recentemente, in Giordania.  Voarino è lo spicciacarte (ed altro) del noto imprenditore piemontese Ezio Bigotti, a sua volta, in queste vicende da noi narrate, protagonista nelle vesti di Console Onorario del Kazakhstan per il Piemonte, carica ricoperta prima, durante e dopo: il “Caso Shalabayeva”, la permanenza in Italia dell’ambasciatore Andrian Yelemessov e del capo dell’Intelligence dell’Ambasciata a Roma Nurlan Khassen.

Voarino, dopo aver “accannato” (direbbero dei malavitosi romani) tutti e tutto, nel Progetto Energie Superiori dedicato al Kazahstan e aver fatto rapidi tentativi in Congo (ma mi faccia il piacere!) per far soldi con il Pasi di cui sopra, si guadagna (ancora per poco, se conosco bene la fama iettatoria di Leo Rugens) stipendi e stratosferiche rimborsi delle spese di accomodamento romano (Voarino dorme, da anni, due volte alla settimana al Baglioni Hotel Regina antistante l’Ambasciata americana) per seguire il business descritto dall’articolo che potete leggere in calce a questa puntata.

A Paolo Pasi, ai suoi millantati e allo strettissimo rapporto intercorrente tra lo stesso e il nostro eroe appassionato di epopee napoleoniche, dedicheremo ben altro trattamento narrativo in questo stesso blog, come il sonoro carico di ceffoni appioppatigli, in primavera 2015, hanno anticipato e testimoniato. Carico di ceffoni e calci in culo (fisici!) che – personalmente – malato e anziano quale sono – ho provveduto ad indirizzargli per mantenere la buona fama di pessimo personaggio che da anni mi accompagna.

Se la banda di sabotatori arruolata da Voarino, propostami viceversa da lui come risolutrice delle problematiche finanziarie implicite nella strategia ideata e messa a punto di comune accordo, sperava di cavarsela, al momento opportuno, con lo sgancio dalle responsabilità e dagli impegni assunti  adducendo questa sottrazione di responsabilità allo stupore di aver scoperto i miei trascorsi turbolenti, si sono sbagliati di grosso.

 “Tranquilli – gli deve aver suggerito il doppiogiochista Voarino – al momento opportuno facciamo saltare il tavolo dicendo che, con un pendaglio da forca come lui, non ci si può esporre e quindi ascriveremo a questo fatto scoperto l’ultimo minuto il non proseguo dell’impresa. Lo faremo a ridosso dell’inaugurazione del Salone del Libro di Torino , cornice di riferimento scelta per volgere le attività relazionali e culturali a favore della Repubblica kazaka, in modo che, Grani e i suoi collaboratori, ormai indotti ad agire dai nostri racconti e passi formali rassicuranti, non potranno più salvarsi. Conosco i limiti finanziari di Grani e dei suoi.  O faranno una figura di merda, facendola fare di conseguenza all’ambasciatore che come sapete odio ed è mio acerrimo nemico perché non vuole fare con me affari e per farli si rivolge sempre ad altri, o riusciranno non so come a portare a termine l’impegno ma rimarranno impiccati ai debiti e agli impegni che avranno assunto. Nel frattempo gli farò avere qualche briciola per ingannarlo fino all’ultimo istante in modo che cada nella trappola destinata a lasciargli i conti da pagare e fargli perdere ogni credibilità. Così una volta per tutte, ce lo togliamo dai coglioni.  Così facendo fottiamo lui, il suo gruppo di professionisti di riferimento e soprattutto la loro idea innovativa di affidare alla “cultura”, alla stima e alla conoscenza tra i popoli, il consolidare le relazioni anche diplomatiche. Grani vuole proporre un modello alternativo alla nostra prassi corruttiva e così facendo ci vuole fottere, per oggi e per il futuro. Va fermato. Non solo non ci ha trovato Ablyazov ma, viceversa, il pazzo idealista, troppo patriottico, è arrivato a ideare un piano alternativo al nostro che, come è noto, ne prevedeva la cattura, anche violenta, per consegnarlo, come da ordini superiori, vivo o morto, al Presidente Nazarbayev. Grani e i collaboratori, viceversa, volevano, semplificando il ragionamento, far fare pace tra Nazarbayev e Ablyazov. Un vero pazzo, a cui noi ci eravamo rivolti perché trovasse il latitante (che, ancora una volta, ci era sfuggito giocandoci, da vero scacchista, dalla villetta di Casal Palocco) che, viceversa, si è messo a parlare di legalità  e di percorsi culturali (la musica, la letteratura, il rispetto dei diritti umani).

In accordo con i suoi è arrivato a contattare gli avvocati di Ablyazov ormai detenuto in Francia per convincerlo a scrivere una lettera al Santo Padre perché il Vaticano si facesse intermediario e garante di questo percorso di avvicinamento e soluzione pacifica e intelligente dell’annosa questione. Grani e i suoi vanno fermati. Dovessero riuscire nell’intento, anni di prassi corruttiva consolidata salterebbero compreso il mondo di riferimento di “mamma” ENI. Gente come noi, mercenari incalliti,  che ci facciamo della cultura che si fa strumento di Pace? Grani sta lavorando per far ragionare gli avvocati del “delinquente kazako” (anzi, lui stesso, opportunamente informato di quanto si prepara) su questa ipotesi del “Figliol Prodigo” che potrebbe, paradossalmente, se arrivasse alle orecchie di Nazarbayev, piacergli.

Grani è arrivato a ideare un omaggio (un libro, come al solito, ha scelto il coglione), sia pur semplice ma significativo per l’autorevolezza del tramite che è riuscito ad individuare (ma come aveva fatto quello straccione di Grani a convincere una personaggio di livello internazionale come Massimiliano Fuksas a sostenere la pubblicazione del libro – Nursultan Nazarbayev, Kazakhstan 2050 – da dedicare al Presidente? ndr), che ci rivela quanto ormai sia vicino alla meta. Va fermato o il suo modello a bassissimo costo di Intelligence Culturale (Salone del Libro di Torino, quattro soldi su cui non si può lucrare, la stampa di un volumetto, ancora peggio perché le poche migliaia di euro le farà pagare a qualcuno e quindi non si potrà lucrare, la nascita di una serie di produzioni editoriali, di male in peggio,  perché non ci sono margini per i nostri tradizionali business e tangenti) potrebbe convincere qualcuno. Ha fatto scrivere, per informarlo dell’iniziativa, perfino al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e progetta di fas incontrare l’ambasciatore da me detestato con il Presidente stesso. Grani e i suoi sono tanto maniacali nella preparazione dei dettagli che visto dove sarà posizionato lo stand del Kazakhstan ha già deciso di organizzare incontri di cordiale vicinato tra gli alti ufficiali (generali ed ammiragli) presenti nello stand del Ministero della Difesa e le autorità kazake. Ha già ottenuto che negli anni a venire (mi sembra in coincidenza con Astana 2017) il Kazaksthan sia paese ospite d’onore del Salone del Libro di Torino. Un vero salto di strategia dal momento che la repubblica di Nazarbayev e di Ablyazov esordisce nel 2015 tra i libri in Italia. Tutto in un triennio serrato di attività culturali, tutte – maledizione – a bassissimo costo e massima visibilità. Ma in che inutili marchingegni ci vuole far agire questo pazzo visionario? Va fermato e sabotato. Ora, per essere più sicuri e per quanto si troverà in difficoltà, gli metto alle costole uno che utilizzo per i più diversi lavori di “spionaggio”, un francese, mio collaboratore fidato che non lo mollerà un istante e che mi riferirà fedelmente in quale condizioni di difficoltà la turlupinatura che stiamo organizzando lo precipiterà. Glielo facciamo vedere io a quel patriota del cazzo come si serve il padrone. Doveva trovarmi Ablyazov e invece me lo voleva far tornare, vivo e vegeto, in patria in occasione di Astana 2017. Grani e quei pazzi idealisti dei suoi, vanno fermati a qualunque costo”.

Fine della puntata

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