Le sabbie della Libia stanno inghiottendo renzi

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Il manifesto fa riferimento alla Prima guerra mondiale, ma tolto lo stemma dei Savoia, le bandiere in campo sono le stesse

Forte delle parole spese nei giorni scorsi – primi di marzo del 2016 – dall’ambasciatore americano in Italia circa un intervento italiano in Libia con un contingente di 5.000 uomini e dell’analisi di Antonio de Martini circa la non opposizione del governo italiano all’operazione militare sono andata a cercare un tricolore sufficientemente grande per velarmi nuda e intonare “Tripoli bel suol d’amore”, novella Gea della Garisenda. Stavo giusto facendo delle prove davanti allo specchio che mi arriva la doccia fredda del dietro front di renzi matteo che davanti alla smagliante Barbara d’Urso dichiara: “Con me presidente l’Italia non invaderà la Libia”. Speriamo che come l’arcobaleno, splendido  ed effimero gioco della luce, anche renzi presto svanisca dalla nostra vista.

Ma come, mentre si vociferava di innescare un meccanismo giuridico per fare sì che i nostri soldati in Libia agissero sotto il controllo dei servizi, forzando tutto e tutti, dopo che Pinotti e Co, avanti e indietro da Via Veneto stavano mettendo a punto un rientro dell’Italia in grande stile nello scenario mediterraneo, l’amico di Carrai e Ledeen vira di 180 gradi e scombina la strategia del Pentagono.

L’informato de Martini sostiene infatti che per Obama sia essenziale non spendere bei dollaroni per finanziare la sua riforma sanitaria che altrimenti fallirebbe se quei fondi venissero destinati a una guerra dall’esito incerto. Così, dopo mesi di trattative toccava al nostro Paese mettere gli stivali sul terreno e a quello mi stavo preparando!

Niente, renzi la guerra non la vuol fare a meno che non sia un legittimo governo libico a chiedere il nostro intervento, ovvero mai.

Cerco di immaginare quanto siano incazzati da via Veneto a Washington a meno che non siano stati i generali americani stessi a cambiare idea, il che non credo, altrimenti avrebbe fatto sentire la sua voce qualcuno dell’amministrazione USA.

E allora, stai a vedere che renzi ha consumato l’ennesimo tradimento forzato o istigato da qualcuno che a Obama bene non vuole e che dal caos ha tutto da guadagnare: finché c’è caos c’è speranza pensano i trafficanti di morte.

A questo punto il sacrificio dei due italiani della Bonatti e il polverone mediatico che si è alzato sembra fare il gioco di renzi o di chi non ha intenzione di sottostare a questa strana vicenda; in altre parole potrebbero essersi saldati interessi diversi a) uno sgambetto a Obama; b) un sabotaggio “intelligente” dell’intervento militare da parte di chi non apprezza lo schema legislativo che de Martini sintetizza così:

l’operazione sarebbe in mano alla signora Roberta Pinotti, ai quattro capi di Stato Maggiore (EI: Danilo Errico; MM Giuseppe De Giorgi; AM  Pasquale Preziosa; CC Tullio Del Sette)   complicati dall’intervento di un articolo di legge fatto ad personam (1 dicembre 2015 N 198, art 7 bis) che attribuisce all’intelligence la possibilità di utilizzo di corpi militari ( a immagine dell’intervento iniziale della CIA in Afganistan…).

Il generale  Mario Arpino, una persona seria, ex capo dello SMD, ha specificato in una intervista che questo utilizzo da parte dell’intelligence dello strumento militare deve intendersi “eccezionale, limitato e da approvare caso per caso”.

In realtà le legge potrebbe solo servire a far monitorare l’operazione all’ex capo della stazione CIA di Roma, assunto direttamente all’AISE  e di fatto vice capo del servizio.

3) Le gerarchie militari sono anche complicate dalla presenza del Capo di SM della Difesa (Claudio Graziano, reduce dal comando in Libano) che tramite il COI ( comando operativo interforze) dovrebbe gestire la guerra (legge N 25 del 18 febbraio 1997), ma di fatto si troverebbe a farlo  per il tramite di due organismi: lo Stato Maggiore Difesa e il COI , comandato questo dal generale Bertolini. Ecco un’altra duplicazione da chiarire. Leggi articolo completo

La sensazione è che per l’ennesima volta il Paese sia stato ricoperto di ridicolo, mentre non è ridicolo che qualcuno pensasse di restaurare la monarchia in Libia nella primavera del 2011, come pare oggi confermato ancora de Martini:

In Libia, a seguito dell’intervento di mediazione delle Nazioni Unite dove c’erano ben due governi (uno a Tripoli e uno a Tobruch) adesso ne abbiamo un terzo a Baida promosso dai paesi occidentali e il generale Khalifa Haidar punta a un facile successo al seguito delle truppe occidentali…, restaurare la monarchia e ancorarsi all’Inghilterra.

Dionisia

P.S. Partecipare al Grande gioco o “giocone”, come un nuovo lettore di Leo Rugens, Gennariello Fieramosca, ci scrive non è proprio cosa da un renzi qualsiasi; non vediamo l’ora di levarcelo dalle palle: Forza Virginia Raggi, il Campidoglio è a un passo.

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