Pro patria, contra omnes. Pro me, contra neminem

PRO PATRIA CONTRA OMNES, PRO ME CONTRA NEMINEM” (per la Patria contro tutti, per me contro nessuno).

Se voi, in un accordo-quadro, fra aziende e professionisti, trovaste scritto “…Le Parti dichiarano di essere pienamente consapevoli della delicatezza e delle implicazioni che agire imprenditorialmente in questo campo comportano. In particolare si conviene, senza eccezione alcuna, che nell’agire dovranno essere prese decisioni perché prevalga, sopra gli interessi dei singoli, gli interessi della Nazione…” intendereste di essere al cospetto di persone avvezze a farsi gli affari propri a qualunque costo o che, viceversa, hanno voluto interpretare, in chiave imprenditoriale, con le necessarie e opportune flessibilità attuative, il motto “Pro patria, contra omnes. Pro me, contra neminem”?

Anche un cretino, se anche non avesse studiato latino, e non sapesse che esiste in Italia (anzi, da prima dell’Unità d’Italia) l’Arma dei Carabinieri, dovrebbe capire l’atipicità della situazione e la proposta etica e valoriale che è implicita in tale richiesta di sottoscrizione. Anche un cretino, ma, evidentemente, non un mascalzone malintenzionato che si ritenesse scaltro a sufficienza per fare leva su tali sentimenti e intendimenti strategici.

arma carabinieri

Dal bozzetto per una cartolina realizzata dalla Sezione Carabinieri di Viareggio nel 1919.

Il tattico malandrino (ma, in fine, come vedremo, inevitabilmente, autolesionista) può riuscire, a tempo determinato, ad affiancarsi e, strumentalizzando tale opportunità che gli viene offerta con finalità superiori, trarre, “per un tratto di strada” o per il tempo di “un colpo furbo”, vantaggi che lo fanno sentire appagato nella sua scelta ingannatrice.

“A tempo determinato”, ho scritto e, così facendo, con metodologia irrituale e in luogo – la Rete – che potrebbe non apparire sacrale, giuro che sarà. I nemici della Patria che la vicenda umana mi ha fatto incontrare che si riconoscessero nelle parti del traditore dei patti fatti e del danneggiatore oggettivo degli interessi del Paese, sono avvertiti.

Leo Rugens è fatto così e, prima di mettervi “contra” un bizzarro signore settantenne che vi parlava di interessi della Comunità italiana, ci dovevate pensare.

Primo fra tutti, Aurelio Voarino (vedi Chi è il torinese Aurelio Voarino e perché si interessava della sorte del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov?Aurelio Voarino (e non solo) al centro di una vicenda italo-kazaka  ed altri post), l’oscuro travet del faccendismo italiano di cui vi scrivo con assiduità crescente.

Oscuro travet presentatomi dal Radiologo che in molti mi chiedete incuriositi chi sia. Soprattutto del perché etichetti, con questa terminologia sanitaria, una persona che potrebbe banalmente essere chiamata “Mimì” o “Domenico”. Per ora, vi dovete tenere la curiosità essendo, questa identità coperta, questione non da poco nella narrazione solo adesso iniziata. Tornando all’antefatto (come in ogni racconto degno di questo nome  è doveroso fare) all’oscuro travet piemontese lessi, presso gli uffici romani del Gruppo STI che diceva di rappresentare e servire, nelle vesti di Direttore della Sicurezza e, sede, deducibile dai poster affissi alle eleganti pareti, anche di quella EXITone, di cui vi ho cominciato a narrare le fortune imprenditoriali recentemente avviate nel Regno di Giordania, il documento da cui è estrapolata la frase che vi ho evidenziato nella prima parte del post chiedendo, come è mia abitudine, se l’interlocutore avesse gradito registrare quanto si diceva e quali accordi ci si preparava a definire. Chiedo sempre se si vuole registrare il colloquio quando tratto questioni che riguardano, anche e soprattutto, gli interessi del mio Paese. Raramente trovo persone disponibili a costituire da subito la prova documentale di quando ci si prepara a fare. Spesso, si sottraggono perché, sentendosi furbi, si preparano a tradirvi. E, così facendo (ma che bisogno c’è?) in realtà ti forniscono l’informazione strategica sulla loro natura doppia o su quanto di illecito ti stanno proponendo.

Capii subito che il Voarino era un maniacale praticone delle prassi che tendono tecnologicamente a “inibire” ascolti e intrusioni nei locali dove si dovrebbero svolgere legittime attività imprenditoriali. Pensava sempre, per prima cosa, ad accendere “accrocchi tecnologici”. Ridicolo! Non a caso, approfondendo nel suo recente passato, lo si trova infatti in rapporti stretti con la ben nota RCS (Research control system) Spa, azienda che dei comportamenti illeciti di ascolto e di gentile omaggio al potente di turno, utilizzando, come cadeau, materiale destinato ad esclusivo uso della magistratura, aveva fatto un culto. Quando dico rapporti stretti, intendo dire “cariche sociali (a suo tempo vicepresidente) e denaro relativo”.

Accendere inibitori, con me? Un povero sciocco come tutti quelli che, non avendo interiorizzato il senso del riferimento culturale che l’amica informatica ha una natura strutturale a due sensi (la tecnologia, se funziona, lascia tracce indelebili e solo alcuni raffinatissimi specialisti possono dire di saper trattare la materia, come ho iniziato a mostrarvi nel post VIRUS AUTOREVOLE TRASMISSIONE DI RAI 2 INTERVISTA MASSIMO GRAZIANI), ritengono di riuscire a svolgere attività senza essere, quando fosse necessario, opportunamente ascoltati e visionati. Durante il primo incontro (degli oltre 60 avuti e documentabili, avvenuti in presenza dei più diversi ed attendibili testimoni), ho letto l’intero documento da dove è estrapolata la frase che ho riportato, nella prima parte di questo post. E, da quel momento, ho agito esclusivamente, negli interessi della Repubblica italiana di cui sono, per nascita, scelta consapevole e giuramento fatto, parte. È Voarino che deve, quando sarà l’ora opportuna, farci capire di quale Paese (o fazione di Paese) è suddito perché, certamente, gli interessi dell’Italia, in questa faccenda kazaka, se li è messi sotto i piedi. Forse, se si approfondisce il tema di chi sia in realtà questo brevilineo torinese appassionato di Napoleone Buonaparte e degli ipotizzati trascorsi massonici dell’Imperatore dei Francesi, scopriremo che anche Voarino ha giurato a strutture (non certo definibili italiane) che un tempo incutevano timore reverenziale quali la STASI, il mitico KGB, o più banalmente il SISMI di Nicolò Pollari, Pio Pompa e compagnia cantando. Viceversa, difficilmente, per quel poco che in oltre 50 anni ho appreso, poteva darsi del tu e usufruire di quel grado di intimità con uomini che si erano formati, a loro volta, nella indimenticata URSS.

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Questo è il post n° 2.737, ancor più atipico degli altri (che già non sono usuali) che trovate, con trasparenza assoluta, pubblicati in questo blog e “messi in rete” per amore di Verità o perché gli offesi possano smentire, querelare o provare, se hanno una natura criminale sufficiente, a farmi tacere.

Siamo qui, piemontesi d’adozione, “a pie fermo”, in attesa. Siamo qui, nel tentativo estremo di dissuadere il cretino di turno dall’idea che consentiremo all’Oblio di prevalere. È la Memoria la vera livella dei traditori del Paese. E la Memoria, nel  “Caso Nazarbayev-Ablyazov-Shalabayeva-Italia-Voarino”, prevarrà.

Oreste Grani per questo post tornato, orgogliosamente, e senza timore alcuno, Leo Rugens

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