Ma Marco Minniti è calabrese? Questo dubbio mi è affiorato leggendo un’intervista recente di Pino Soriero

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Pino Soriero

Ho conosciuto Soriero, tre lustri addietro (mi dispiace per Pino che così scrivendo – di fatto – lo accomuno agli uomini di una certa età ma, per questo, di vasta esperienza politica) e con lui e con i suoi collaboratori ho fatto, dicono quelli che mi hanno voluto bene, anche cose egregie, nella Locride e in quelle terre meravigliose che sono le Serre Aspromontine. Non so se si dice così ma mi andava di denominarle in questo modo.

Oggi, via telematica, ricevo dalla segreteria dell’Associazione politico-culturale “Il Campo” la segnalazione di un articolo recentemente uscito in cui Giuseppe Soriero fa un’ampia analisi della situazione calabrese. Alla Calabria si può solo che voler bene essendo da troppi anni la regione ultima in classifica in Italia e in Europa. Certo in Calabria, e di conseguenza a Roma, si aggirano personaggi che ti spingono a maledirla e a fregartene di tutta la sua mala sorte prima fra tutti la neo sottosegretaria Dorina Bianchi che di per se è già ciò che è con la sua propensione al valzer partitocratico ma di cui, in modo ossessivo, per sovrapprezzo, la Rete vuole sapere qualcosa del “marito di dorina bianchi”. Questi personaggi (non Soriero quindi che viceversa  mi è simpatico e che ricordo appassionato come pochi ai ragionamenti intorno alla collettività e alle sorti della sua terra, con il vizio giovanile della politica che evidentemente gli è rimasto nel sangue da quando adolescente era impegnato nel PCI dove, quando essere del PCI in Calabria, Puglia e Sicilia era veramente pericoloso) dovrebbero spingermi a fregarmene fino all’ultimo giorno della residua vita concessami.  Ma, com’è come non è, letta l’intervista, ho sentito uno strano dovere ad prestarmi per cui posto l’articolo così come l’ho ricevuto.

Soriero, inoltre, ai miei occhi, stanchi e amareggiati,ha il merito di avermi presentato la donna bella, colta e intelligente che per anni gli italiani hanno conosciuto come Melba Ruffo di Calabria. Gli perdono quindi volentieri che ancora si aggiri nel PD e per di più pieno di buoni propositi.

L’intervista è per addetti ai lavori e non pochi passaggi sono di difficile comprensione farcita come è di riferimenti locali. Mi divertono le incursioni culturali, da appassionato di cinema quale lo ricordo, che Pino fa a Massimo Troisi (Soriero, pur calabrese, si è laureato in architettura a Napoli e di quella città è sempre stato innamorato e, nel periodo d’oro, anche politicamente mi sembra che fosse legato al redivivo Antonio Bassolino e a Massimo d’Alema) e alla forza del tre. Numero che, sempre se ben ricordo, per l’architetto passato subito alla politica militante, è un numero ben augurate e da non sottovalutare per la sua forza strategica. Uno è uno; due è buono ma non sufficiente; tre è quasi tutto. Comunque, complimenti a Soriero per la determinazione che ancora mostra e auguri per le sue iniziative politiche e culturali. In ultimo, ma non cosa ultima, dico che avrei gradito trovare traccia nei suoi ragionamenti di qualche, sia pur velato, riferimento al problema dei problemi della “nostra amata Calabria” che non è certamente quello dei biglietti aerei troppo cari. Ma forse io sono ormai un signore d’altri tempi, certamente legato a schemi interpretativi obsoleti. Non a caso mi meraviglio che la Strategia di Sicurezza Nazionale del nostro Paese (delega ai Servizi segreti) sia affidata a Marco Minniti che, come Soriero, è calabrese ma a guardare come vanno le cose da quelle parti, in termini di sicurezza e criminalità, non lo si direbbe mai.

Oreste Grani       

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