Per non dimenticare il ternano Sergio Secci

L’altro ieri (16 marzo), volutamente, ho lasciato passare l’anniversario della morte di Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Francesco Zizzi, Giulio Rivera, Raffaele Iozzino e dell’inizio dei 55 giorni che segnarono profondamente la storia recente di questo Paese.

Temo che tra qualche anno in pochi si ricorderanno cosa accadde il 16 marzo 1978 e il nome stesso, Aldo Moro, del sequestrato. Ho lasciato passare  la data infastidito da ipocrisie e  retorichette da strapazzo. Sono certo che già oggi – in troppi – non sappiano cosa accadde, a Milano, a Piazza Fontana, il 12 dicembre 1969. Per non parlare del 27 giugno del 1980 nei cieli di Ustica e via così in una sequenza di episodi oscuri, mai risolti o chiariti nella loro oggettiva complessità. Figurarsi se qualcuno, anche fra i ternani, tra qualche anno, si ricorderà perché il loro Teatro Comunale è intitolato a Sergio Secci.

Sergio Secci è una delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. Era ternano, 24 anni, laureato brillantemente al Dams istituzione formativa meritoria bolognese. Stava dedicando la sua vita al teatro. Suo padre Torquato, segnato da questa sottrazione “innaturale”, è stato per anni presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime di quella strage. Per essere amici della Memoria e nemici giurati dell’Oblio, oggi lasciamo – in questo marginale e ininfluente blog – un accorato ricordo che in vita Umberto Eco dedicò a Secci, alle sue doti intellettuali, alla sua passione per l’alta forma di espressione umana che è il Teatro. Così, in un “piccolo post”, mettiamo a riposare insieme, la mente superiore di Eco, la responsabilità colpevole di chi non ha voluto trovare i veri “stragisti” e l’elogio delle doti di un nostro compatriota che in pochi sanno ricordare. Così facendo, questo, proviamo a farlo diventare uno dei nostri post preferiti, “pellegrinaggio elettronico” di chi volesse trovare segni di quegli anni strazianti anche da noi personalmente vissuti.

Oreste Grani che a Terni avrebbe voluto far nascere la Scuola per Operatori di Intelligence Culturale (SOIC) intitolata a Guglielmo da Baskerville.

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