Ad ognuno il suo verme che -a volte- potrebbe coincidere

Da tempo circola, in ambienti che si considerano, con modalità autoreferenziali, ben informati, una notizia che vi riporto utilizzando, come  fonte aperta, un pezzo tratto dal quotidiano di Roma “Il Tempo”. Lo stesso dove scrivono Luigi Bisignani ed altri sussurratori di quella schiatta.

Se avete seguito le chiacchiere ininfluenti che, da tempo, si fanno in questo blog, avete capito che sono in gravissime difficoltà economiche a causa dei miei troppi vizi (ragazzine, cocaina, poker elettronico e non, scarpe e vestiti fatti su misura, profumi e balocchi vari) e di uno stile di vita (Sardanapalo mi fa un baffo) che mi costringe a rubare e spendere, rubare e spendere, in un movimento ricorsivo senza fine.

Dico questo per rendere chiaro che se mi si offrissero, seriamente e garantiti con firme notarili, 63.000,00 euro (in un futuro post sono pronto a fare luce sul perché di questa cifra e non un’altra ma che anticipo essere il buco che un verme mi ha fatto lasciare nella vicenda kazaka di cui vi ho cominciato a narrare le complesse vicende da intrigo internazionale) sarei pronto ad impegnarmi a scoprire chi sia il “verme” (a cui si fa riferimento nell’articolo) che, da anni, “baca” la sicurezza (!?!?!?) della nostra povera Italietta. Direte: ma chi ti senti per poterti ritenere capace dove sono falliti i super agenti (con o senza licenza di uccidere) adibiti a tale compito protettivo per le sorti della Repubblica?

Ma scusate se, sparito (novello Hudini) Ablyazov, qualcuno (parlo di Aurelio Voarino, uomo a suo dire, per otto anni attiva fonte e collaboratore del mitico SISMI di Nicolò Pollari) mi aveva ritenuto capace di trovare quel latitante super tosto e riuscire dove fior fior di strapagati segugi erano falliti, un qualche motivo ci doveva pur essere? Se mi hanno ritenuto capace di mettere il sale sulla coda del giocatore di scacchi, marito affettuoso della signora Alma Shalabayeva, che aveva fatto fessi tutti gli uomini che la vendetta di Nazarbayev (e i fondi senza fondo messi a disposizione per trovarlo) aveva mobilitato, qualche abilità qualcuno me la doveva pur attribuire? Qualcuno doveva pur aver suggerito agli ormai spaventatissimi protagonisti di quel pasticcio che il sottoscritto veggente/rabdomante/lettore di Tarocchi, provvisto di sfere di cristallo, era l’ultima speranza per poter calmare l’ira del Presidente del Kazaksthan e individuare la pista che portava fino al latitante! Se ero buono per trovare Ablyazov ( fare la quale cosa imbecille non mi è passato neanche per l’anticamera del cervello) perché non dovrei essere capace di risolvere un caso come questo?

Ho detto che voglio essere certo che, se la mia attività investigativa dovesse avere successo, mi verrebbero corrisposti 63.000,00 euro. Per la precisione, la cifra è quella, euro più euro meno, che dovrebbe essere destinata a pagare i debiti residui che sono rimasti ai titolari dell’ operazione “Energie Superiori” (vedi post dedicati al prologo di questa vicenda digitando Leo Rugens e i nomi dei due vermi Aurelio Voarino e Paolo Pasi) portata a termine nel migliore dei modi.

Comunque, per trovare la formula per onorare l’impegno eventualmente assunto di dare la caccia al verme nascosto nella mela Sismi, c’è tempo. Il problema è che a nessuno interessa di scoprire chi fosse veramente questo “verme” e quali danni poteva aver fatto. Non siamo in USA dove  Robert Lipka (nome in codice DAN) un importante agente sovietico operativo negli Stati Uniti durante la Guerra fredda, arrestato dopo che Mitrokin ebbe fornito all’FBI estratti del suo dossier presso il KGB, si beccò 18 anni interi-interi. E il tutto dopo tre decenni da quando aveva fatto pervenire l’ultimo documento sottratto. Qui, se anche trovassimo il traditore, non gli farebbe niente nessuno perché il più pulito, come si dice, in questo nostro strano Paese, c’ha la rogna. Nel Paese in cui abbiamo dovuto aspettare 22 anni per poter leggere le 13 mila pagine a suo tempo scritte e classificate per cercare di non far capire chi e perché avesse ucciso Ilaria Alpi e Miran Hovratin perché dovrebbe essere utile trovare un verme? L’unico motivo per cui varrebbe la pena scatenare questa caccia postuma è che, come ho detto, ci fosse una taglia (ma non c’è), ricompensa che potrei destinare a sanare i debiti che sono rimasti per aver creduto a quel sabotatore lucido di Aurelio Voarino e ai suoi referenti che spero, con tutta l’anima e il cervello, di non trovarne anche dentro le istituzioni repubblicane. Comunque, la strada che sembrava impraticabile (quella di ottenere la riparazione dei danni procurati), comincia ad essere meno disagevole per una concomitanza di fattori. Se posso azzardare una previsione, i fattori a cui faccio riferimento, potrebbero, ogni ora di più, rendere difficile la vita ai responsabili (anche se, prendono tempo, andando in giro a lamentarsi dei miei attacchi invece di uscire coraggiosamente allo scoperto assumendosi le responsabilità delle attività di sabotaggio portate a termine) di quel danno gravissimo inferto agli interessi del dialogo culturale che si era instaurato tra l’Italia che si prepara a emergere ( parlo di quella a cinque stelle!) e il Kazakhstan quello di ieri o quello di un domani possibile basato sul ritorno in Patria del dissidente Ablyazov.  Anche grazie ad una pace ancora possibile con il “padre politico” Nazarbayev. Non ho alcuna intenzione di recedere dalla volontà di chiamare a rispondere di quanto è accaduto Aurelio Voarino e chiunque fosse necessario per far capire a chi di dovere come sono andate le cose. Non ho nessuna intenzione di non raccontare chi e come questa cosa è nata e quali finalità abbiette ho dovuto contrastare. Lo faccio per l’amica Verità senza la quale non ci sarà mai Pace, per il mio Paese che si sarebbe avvantaggiato da quanto era in essere e ci preparavamo ulteriormente a fare, per la tanto vagheggiata stabilizzazione euroasiatica, perché lo devo ad Antonella, Roberto, Paola, Alberto che, innocenti e fidandosi di me, stanno sopportando l’arroganza e i silenzi di Aurelio Voarino che, fottendosene, a differenza di tutti gli altri onesti protagonisti della vicenda, continua a spassarsela evidentemente ben spesato anche dopo la partenza dei funzionari d’ambasciata che lo coccolavano complici durante la fase drammatica del “Caso Shalabayeva”. O così lui crede.

Oreste Grani


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