C’è Strategia di Sicurezza Nazionale e Strategia di Sicurezza Nazionale

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A differenza di Andrea Cinque-Grani noi che siamo solo “un” Grani, di Gian Carlo Elia Valori vi abbiamo detto, da anni, che non era “in sonno” ma, anzi che era il principale “spingitore da dietro” (Chi spinge Matteo Renzi) di Matteo Renzi, in accordo o meno che questo trenino ideologico ludico lo attuasse in accordo con Marco Carrai. Inoltre, ciò che – arriva a suggerire (buon ultimo scoprendo l’acqua calda) Valori in rapporto ad una necessaria Strategia di sicurezza nazionale è copiato, anzi, plagiato male, da quanto noi diciamo da anni come in questo blog e in altre sedi è dimostrato e dimostrabile.

La differenza consiste sostanzialmente che Elia Valori è ciò che è e noi, siamo ciò che siamo.

E di queste differenze non solo andiamo orgogliosi ma torneremo a parlare dopo la Santa Pasqua, non avendo intenzione di guastarci l’appetito che, giorno dopo giorno, ci sta tornado. Soprattutto fame di Verità e voglia, settantenne, di menare le mani. Metaforicamente parlando, ovviamente. Questo benessere ritrovato lo proviamo alla faccia di chi ha provato a cassarci dalla faccia della terra e dal dibattito che per primi abbiamo avviato, sin dal 2005, in ben altro modo e con altro spessore di quelle quattro carabattole che ora il malandrino Valori spaccia per cose da lui pensate.

Valori, come tutta la sua storia testimonia, ha sempre pensato a sé e mai alla Repubblica. A meno che non si trattasse di qualche “repubblica delle banane”, frutto africano particolarmente gradito alla tavola dell’ambiguo, imbellettato, sempre vivo ex massone. Sempre vivo fino a quando, se Dio vuole, come si dice dalle parti di Gerusalemme e non solo, cesserà di mestare e tramare, giorno e notte, a danno dell’Italia e degli Italiani.

Oreste Grani/Leo Rugens


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CHI SPINGE MATTEO RENZI

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Ciò che fa l’originalità di un uomo è che egli vede una cosa che tutti gli altri non vedono. Friedrich Nietzche

Penso di aver visto una cosa che la maggioranza degli Italiani, non ha ancora visto e, sento il desiderio di condividere questa visione.

A spingere politicamente le terga di Matteo Renzi, mi dicevo da mesi, ci deve essere qualcuno di particolarmente abile nel “gioco del trenino”. Ovviamente, l’espressione scelta è meramente metaforica e non fa riferimento ad alcuna abitudine sessuale del sindaco di Firenze. Oggi e tantomeno, ieri. “del doman non v’è certezza“, come insegna la cultura classica. Comunque, non avendo fonti attendibili vicine (sempre metaforicamente parlando) al lato B del vanesio aspiratore di consonanti fiorentino, per soddisfare questa mia curiosità, ho dovuto costruire un percorso investigativo che, definirlo impegnativo, è, sicuramente, riduttivo. È stata un’analisi complessa che ricondurrei, metodologicamente, a quell’intelligence culturale di cui, ogni tanto, vi scrivo. Ci sono volute indagini semantiche su migliaia di testi con “esperimenti” alla ricerca di tracce “concettuali”, per notti e notti. Ho usato il Top del Top, direbbe Flavio Briatore, degli algoritmi sul mercato con cui, a mala pena, cominciano a misurarsi la NSA e la solita CIA. Alla fine ho trovato chi spinge, da dietro, il giovane Matteo Renzi e la scoperta, mi ha lasciato interdetto perché ritenevo che il personaggio, come nel caso di Giulio Andreotti e Francesco Cossiga, fosse morto.

Mi scuso subito per la frase appena scritta, vagamente iettatoria ma, realmente, pensavo che lo stratega di mille battaglie fatte sotto la cortina fumogena dei poteri forti, ci avesse lasciato o, comunque, non fosse più in grado di tramare. Di chi si tratta? Ecco qualche indizio: vi ricordate di tal Michele Jasparro, titolare di una fabbrica di giubbotti antiproiettile con sede a Milano? Vi ricordate gli avvocati Bonifacio Giudiceandrea, figlio del procuratore capo della Procura della Repubblica di Bolzano e Roberto Ruggiero, penalista romano? Vi ricordate cosa c’era scritto in una lettera trovata, casualmente, durante una perquisizione negli uffici del suddetto Jasparro? La verità è che non vi ricordate niente di niente! Ve li faccio sovvenire io, questi episodi minori del malaffare italiano, perché, giustamente, da soli non ci riuscite, riferendomi, ad avvenimenti di trenta anni fa. In quella lettera c’era scritto che “Craxi era furibondo!“. Così sostenne l’autore della missiva, tale Gaio Gradenigo (ma chi era costui?) quando fu interrogato, perché “in Argentina si incontravano difficoltà per l’installazione di una fabbrica di elicotteri Augusta” tanto più necessari in quel periodo in cui infuriava la guerra delle Falkland. Tramite un pubblico ministero solerte (sempre uguali queste toghe rosse!) Enrico Cavaliere, la questione “delicatissima” arrivò al giudice istruttore Carlo Palermo. Come vedete, la prendo larga; come si fa per le cose “pericolose”.

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Palermo interrogò un “sacco di persone” e, tra gli altri, Vanni Nisticò, ex capo dell’ufficio stampa del PSI, e tale Gian Carlo Elia Valori, esperto di “cose argentine”. Non di “formiche” argentine che sono una varietà voracissima, a cui, se ben ricordo, Calvino dedicò un splendido racconto breve. Parliamo d’affari e non di insetti onnivori. Torniamo all’identità del macchinista perché siamo arrivati a fine corsa del trenino. Indovinate chi dei due, tra Nisticò  e Valori, è lo “spingitore”, da dietro, di Matteo Renzi? Trent’anni dopo, il capo treno è ancora sulla macchina sbuffante, a gridare: “allegria”, “allegria”. Vi confondo di nuovo: non pensate a Mike Bongiorno perché è morto. Così è. La locomotiva non può essere, quindi, l’immortale presentatore, che pure aveva simpatia per il giovane concorrente alla trasmissione di successo “La ruota della fortuna”. Vi voglio dare un ultimo aiutino: parliamo sempre di Nisticò e di Valori; uno era della P2 e… l’altro pure ma, un giorno, il nostro eroe, fu espulso. Niente? Ma non sapete niente della storia patria! Non vi basta tutto questo per scoprire chi fa il trenino con Renzino,  che fa pure rima con… cretino? Vi voglio proprio aiutare come se fossimo alla “Ruota della fortuna”  e… della memoria , salvifica. Uno dei due (Nisticò/Valori) è sicuramente morto. È ora di fare chiarezza, come direbbe il sindaco di Firenze. Il morto è Vanni Nisticò, quindi… il sopravvissuto, incredibile dictu, è Giancarlo Elia Valori che ancora, vivo e vegeto, si diverte, politicamente, con il lato B del vanesio Matteo Renzi. Fin che dura, fa verdura… a discapito degli italiani che pensano che, dietro Renzi, ci sia il nuovo che avanza. Già trent’anni fa, la “novità” che ora pilota il Renzi, vendeva elicotteri, missili ed altro ai dittatori argentini, illusi proprio da pessimi consiglieri e da mercanti d’armi, di poter sconfiggere la Lady di Ferro e la Marina britannica. Quella guerra, come tutti sapete, durò pochi giorni e finì con troppi, ingenui, fratelli argentini mandati al massacro, da gente senza scrupoli.

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Quello che, fino ad oggi, non sapevate è che il giovane, rinnovatore, asfaltatore, rottamatore Renzi Matteo, si avvale di un tale consigliere strategico. Aspetto smentite. Per chi volesse approfondire la figura di Gian Carlo Elia Valori può, nei modi opportuni, rivolgersi a un vero scienziato della prova documentale, il genio difficilmente confutabile, Gioacchino Genchi. Ritengo che il super esperto sia lieto di aprirvi, ulteriormente, gli occhi e le orecchie su chi sia l’amico, fidato ed “ascoltato”, di Matteo Renzi. In Italia, mentre tramonta il lumicino di Arcore, alcuni pseudo-massoni, tra questi il decrepito e imbellettato Elia Valori, vogliono spacciarci il ragazzotto incolto Renzi per la Luce, il Faro necessario a guidare, fuori dalle tenebre, la povera Italia. Perché nulla cambi,ci vogliono accecare con la Luce dello scoppiettante tric e trac, mortaretto effimero  e fastidioso come pochi. In conclusione, riporto un aneddoto ancora valido in queste ore in cui troppi prendono “lucciole per lanterne”. Nei giorni tragici della caduta del Fascismo, a Roma, all’altezza di ponte Garibaldi,  fedeli del Duce scrissero, con la pece, questa frase: “DUCE TU SEI LA NOSTRA LUCE”. Notte tempo, alcuni “trasteverini”, rischiando l’arresto, aggiunsero alla scritta queste altre parole: “EBBRI DI TANTA LUCE, VOLEMO STA ALL’OSCURO. ANDATE A FANNCULO DUCE, FASCISMO E RE!”

Come leggete, prima di Giuseppe Grillo, gli onesti, stanchi e incazzati  trasteverini, avevano saputo fare del “Vaffanculo” un arma politica strategica.

In campana, mestatori.

Oreste Grani

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