Morte accidentale di un bancario – David Rossi

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David Rossi, procura di Siena dispone la riesumazione della salma dell’ex capo comunicazione di Mps

“Si scopron le tombe / si levano i morti”…

Non c’è niente da scherzare sul povero David Rossi ma dobbiamo ribadire che troppo in fretta lo si è seppellito cercando di nascondere la Verità.

Nel 2013 lo dicevamo senza indugi conoscendo il putridume di certi ambienti senesi; oggi, 23 marzo 2016, cominciamo a vederci riconosciuto tanto impegno. Ripubblichiamo un pensiero di allora a futura memoria.

La redazione

MPS, GIP SI RISERVA SU ARCHIVIAZIONE SUICIDIO DAVID ROSSI – SIENA

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E allora, adoratori del dio “Franco Ceccuzzi” prima e ora del “rappresentante in terra di Siena di Matteo Renzi“, chi aveva ragione? Senesi “lecca orecchie” di chiunque, a turno, regga i cordoni della borsa, o venga spacciato per un potente “pseudo-massone”, chi indicava la strada investigativa più opportuna , sin dal 11 marzo del 2013? Come, quel giorno, ci siamo “permessi” di suggerire, bastava approfondire i tabulati telefonici delle “prestazioni obbligatorie” perché, tra un bit e l’altro, spuntassero moventi sufficienti sia per un possibile delitto che, meglio, per una canagliesca “induzione al suicidio”. Da ieri, è noto che il Gip del Tribunale di Siena si è riservata (è un’abile e coscienziosa donna investigatrice) di decidere sulla richiesta di archiviazione avanzata dai PM titolari dell’inchiesta sulla morte di David Rossi, nonostante una importante documentazione ormai prodotta a sostegno dell’ipotesi di un doloroso ma “normale” suicidio. Forse, l’opposizione alla pietra tombale (l’archiviazione) sulla verità stride con la perizia tecnica e con la documentazione “estratta” (come suggeriva quel “parlatore a caso” di Leo Rugens) dai computer di Rossi e fatta fare, a nome della vedova incredula, dall’avvocato Luca Goracci? Goracci (questo malfidato!) ha chiesto anche l’avocazione dell’indagine al Procuratore generale. Chi vivrà, vedrà.

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Anche il povero Rossi, dall’aldilà, proverà a farsi sentire chiedendo, a Romano Prodi, di indire una apposita seduta spiritica, per “sussurrare”, a lui autorevole nella materia occulta, i nomi dei “vessatori” della sua fragile personalità. Vessazioni e intimidazioni tanto abilmente esercitate da indurre un innocente a togliersi la vita per reati ed eventuali complicità in avvenimenti delittuosi, mai avvenuti. Questo Rossi, oltre che instabile emotivamente, era anche un mitomane esaltato, autoconvintosi che, a Siena, si rischiava la galera (se non la vita!) per attività che, ora che siamo tutti più sereni, potremmo definire, “filantropiche”. Tutte bischerate, come alcuni vorrebbero che tutti noi arrivassimo, un giorno, a credere. Basta! A Siena, intorno alla vicenda MPS, nessuno ha fatto niente se non dei “peti” maleodoranti, forse causati da una minestra di fagioli mangiata, in eccesso. Fino a morirne.

Oreste Grani

DAVID ROSSI COME ADAMO BOVE, LA VERITÀ, SE LA SI CERCA, È NEI TABULATI DEI CELLULARI

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I telefoni cellulari sono legati indissolubilmente alle cosiddette prestazioni obbligatorie sotto forma di tabulati.

I tabulati, se uno li sa investigare (o se vuole), non lasciano scampo agli assassini o  agli eventuali induttori al suicidio.

Il 29 luglio del 2006, il quotidiano “Il Tempo” pubblicava:

Suicidio Bove, si cerca la verità nel telefono cellulare

Su Adamo Bove, il manager della sicurezza Telecom che una settimana fa si è ucciso lanciandosi nel vuoto dalla tangenziale di Napoli al Vomero, si sta giocando una partita impressionante. Da una parte infatti ex colleghi della squadra mobile di Napoli, investigatori della Digos di Milano e dell’Antiterrorismo si mostrano generosi in complimenti, indicando in Bove l’ex funzionario di polizia integerrimo, onesto, scrupoloso, grande investigatore capace di arrestare latitanti, poliziotto dal fiuto fine. Dall’altra… […] Insomma la verità deve essere altrove. E nei file e nella memoria del suo telefonino potrebbero esserci dati tali da offrire alla polizia postale che sta indagando indizi più concreti sul movente.

Passano gli anni e il 7 marzo 2013 il quotidiano “La Repubblica” pubblica:

Mps, setacciate le agende, il pc e il telefonino di David Rossi

Il lavoro svolto dagli uomini della squadra mobile di Siena e dagli investigatori della Polizia postale saranno trasmessi ai pm di Siena, Antonio Nastasi, Aldo Natalini, Giuseppe Grosso titolari dell’inchiesta su Mps. Una lunga telefonata prima del suicidio. Gli inquirenti ascoltano il presidente Profumo

Della primo suicidio non si è saputo più nulla, su Rossi si sta indagando.

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Per concludere riporto, quale esempio di convergenza evolutiva, il pensiero di Giusepe Grillo sul suicidio di Adamo Bove scritto il 22 agosto 2006:

Il cavalcavia fa 90

Adamo Bove e il suo volo dal cavalcavia sono scomparsi, citati solo in alcuni articoli della Stampa che vi invito a leggere: 12.
Adamo Bove sapeva di essere in pericolo, come riportato dalla Stampa : “Mi stanno diffamando. Aggiunse che era fortemente preoccupato per il fatto che l’attacco era partito dalla sua azienda, dalla Telecom. Che una indagine interna dell’ispettorato (l’Internal auditing, ndr) lo aveva messo sotto senza avvisarlo, e che questa relazione finì sul giornale il giorno dopo essere stata consegnata”.
Chi ha ordinato l’indagine interna? Il tronchetto ne era informato?
E perché NESSUNO DEI NOSTRI POLITICI SI E’ INTERESSATO ALLE CAUSE DELLA MORTE DI BOVE? Paura delle intercettazioni di Radar?

Un’amica di Adamo Bove ha scritto al blog, ne riporto la lettera:

“Adamo Bove era un mio caro amico, era stato testimone alle mie nozze e con la sua fidanzata, poi moglie, mi è stato vicino in momenti difficili. E con lui ho anche festeggiato qualche compleanno, essendo nati nello stesso giorno. Purtroppo per le rispettive vicende di vita era da qualche anno che non ci vedevamo, ma posso testimoniare che si trattava di un uomo eccezionale. Era onesto, coraggioso e capace di affrontare con calma e lucidità situazioni complesse. Di chiunque potrei credere che avesse potuto suicidarsi, ma non riesco a credere che possa averlo fatto lui. Mi chiedo come mai un uomo che dal liceo ha la stessa donna (ed io so quanto le era legato), non le lascia un biglietto… mi chiedo come un uomo così preciso possa non aver avuto addosso i suoi documenti…mi chiedo come mai un uomo abituato ad utilizzare le armi (era sempre armato quando si usciva insieme) si uccida buttandosi da un ponte…e non solo, mi chiedo come un uomo così attento agli altri possa essersi buttato su una strada rischiando di provocare un incidente.
Io l’ho conosciuto come uomo intelligente, generoso, straordinariamente attento e coraggioso. Un uomo come pochi ed al quale ho voluto bene.
Riposi in pace”.
F. B.

Oreste Grani

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One thought on “Morte accidentale di un bancario – David Rossi

  1. Marco Sbarra in ha detto:

    Caro Signor Grani, la notizia riportata è assai confortante, ma non creda di aver già vinto la posta in palio. I signori in grembiulino sanno bene come “ammansire” anche i magistrati più scrupolosi.
    Con la speranza di non prenderci.

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