La reputazione dell’Italia non vale tutto il petrolio del mondo, questa sia la lezione della morte di Regeni

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Circola nei media la “leggenda” che Giulio Regeni fosse un ricercatore inconsapevolmente al soldo degli “angli” mandato allo sbaraglio sul campo, senza protezione e per questo torturato a morte. La leggenda racconta anche che Giulio Regeni sia morto per rovinare i rapporti economici e politici tra Italia ed Egitto, facendo saltare contratti miliardari legati al turismo e soprattutto al petrolio. La leggenda suggerisce che per la ragion di Stato si debba tacere sulla sua morte.

Sostengo che diffondere questa leggenda leda in modo grave la reputazione del mio Paese, l’Italia, la dignità dei suoi abitanti nonché la memoria e il lavoro di un “nostro ragazzo”, morto chiedendo la presenza dell’ambasciatore italiano, l’unico davanti al quale si sarebbe qualificato per ciò che era.

Ritengo che la reputazione di un paese non valga tutto l’oro o il petrolio del mondo, poiché senza dignità chiunque ci potrà schiacciare come è avvenuto a Giulio Regeni, agente o ricercatore che fosse, ma innanzitutto mio e vostro concittadino: un italiano.

Chi insiste consapevolmente a battere sul tasto del “se l’è cercata e l’ha trovata” sarà considerato traditore del mio Paese o infame o nemico.

Giulio Regeni è morto a seguito delle torture senza parlare, senza tradire e cercare di infangarne la memoria è criminale giacché mette a rischio la sicurezza del Paese, minandone la credibilità, di per sé già ampiamente corrotta da classi dirigenti vigliacche, ladre e incompetenti.

Ribadisco, la reputazione di un paese non vale tutto il petrolio del mondo. Attendo smentite.

Dionisia e la redazione

 

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