A proposito di Maire Tecnimont (Gemelli) e degli imprenditori Fabrizio Di Amato, Giovanni Malagò, Luca Cordero di Montezemolo

A metà giugno del 2010, secoli addietro, su la Repubblica.it, compare un pezzo a firma di Eugenio Occorsio che svela ai lettori un intero mondo che, imprenditorialmente e finanziariamente, sembra cominciare ad organizzarsi intorno all’imprenditore Fabrizio Di Amato, fino a quel giorno sconosciuto al grande pubblico. Un pezzo pieno di informazioni e di riferimenti storici per chi sa come sono andate le cose nel nostro Paese, in particolare, dopo il 1992. Comunque, sotto la sigla Maire Tecnimont (oggi tutti – o quasi – dopo la Basilicata, le trivelle, la ex ministra Guidi e lo scaltro Gemelli sanno di chi si tratta) si muove un vero e proprio “sottosuolo” che era difficile immaginare. Migliaia di ingegneri indiani compresi. Fabrizio Di Amato si è fatto, come si diceva un tempo, “da solo”. Per chi crede a queste “favolette”, Di Amato è un tipo particolarmente audace che come abbiamo detto altre volte è un modo di essere che a noi piace. Audace ci piace, quindi. E ci piace anche, per vizio antico, applicare il Text Mining alla rete (per cominciare) e per capire da dove arriva tanto potere concentrato. E quotato in Borsa. Beccatevi quindi di seguito ciò che le fonti apertissime vi avevano detto prima della bufera contemporanea. Anzi, per non farvi confondere, con la “macchina del Tempo” ci fermiamo a prima di tutto il casino contemporaneo. Ci fermiamo al 5 febbraio 2016 quando si ha notizia che Maire Tecnimont vince in Azerbaijan e al 12 dello stesso mese quando il mondo degli affari viene informato che Maire Tecnimont diventa rinnovabile. Cosa abbiamo capito di questo gruppo grazie al saper utilizzare sapientemente le fonti aperte, ricordi personali, rizomi che si fanno individuare con i nomi che emergono dalle stesse fonti che citiamo, è quanto condivideremo nei prossimi tempi quando la pentola a pressione lucana avrà terminato il ciclo di cottura. Noi, in semplicità, sappiamo che da alcuni mesi, favoriti dal nostro nulla facere e tanto intellegere, avevamo capito che non si diventa immensi e non si penetrano i mercati presidiati senza “vaseline” opportunamente scelte. Di questi lubrificanti (per rimanere in tema oleoso) mi sembra se ne stia interessando la magistratura e quindi non è nostro compito interferire. Per ora. Quando il clamore si spegnerà, proveremo a riaccendere le luci e scegliere, come, come siamo soliti fare, un nome, una sigla per ripercorrere, a ritroso, come mai possa accadere che uno trovi, sempre e al momento opportuno, i soldi per fare ciò che vuole fare. Soldi e soci che in quel momento sono sulla cresta dell’onda e animatori del “Circolo Canottieri” di turno. Perché, per capirsi e anticipare il senso di questo nostro eterno ingenuo stupore, i veri alleati e anche spesso soci di Fabrizio Di Amato sono Giovanni Malagò (!) e Luca Cordero di Montezemolo (!) personaggi specchiati. Continuando con l’esempio, il nome di Fabrizio Di Amato gli algoritmi autoapprendenti ed intelligenti, ad esempio, solo nel settore (uno sfizio strategico) “elicotteri” (Esperia) lo abbinano a Giuseppe Orsi e Bruno Spagnolini, ex Finmeccanica, freschi freschi di condanne pesantissime. Fabrizio Di Amato, se uno avesse potuto esaminare (è un puro gioco investigativo teorico perché nulla ci è dato di sapere o sospettare) i tabulati denominati prestazioni obbligatorie telefoniche secondo me si rivelerebbe uno di quegli uomini-sistema che, partendo da Piazzale Flaminio, sede della Maire Tecnimont, ti potrebbe, oleodotticamente parlando, far spuntare in mezzo mondo. Mi attira ad esempio l’Azerbaijan perché, se ricordo bene, nei periodi precedenti le date che vedono concludersi positivamente gli incarichi/contratti per la Maire Tecnimont, in quel paese si era recato anche il “verme” di cui avete altre volte letto in questo marginale e ininfluente blog. In Azerbaijan e in Lucania. Sì, sì, mi sembra di non sbagliarmi: Aurelio Voarino negli ultimi anni si è recato, come migliaia di altri personaggi, sia in Azerbaijan che in Lucania. E ogni volta lo faceva per interessarsi di petrolio, trivelle, porti, e impianti. Comunque, per ora, leggete tutto quel che segue così, intelligenti come siete, qualcosina in più della stupefatta ex ministra Guidi, certamente saprete. Gemelli (quello con cui la ministra andava a dormire) ragionava e si interfacciava con un mondo complesso come quello che emerge dalle fonti aperte che vi proponiamo. Un mondo che ha poco a che vedere con gli interessi di un’Italia così come vorremmo che fosse. Questo pensiamo e questo scriviamo.

Oreste Grani/Leo Rugens che, anni addietro, glielo aveva detto, in Lucania, agli amici incontrati in loco, come sarebbe andata a finire.

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