Il “non eletto da nessuno” vi spiega che l’autorevolezza è alla base del potere del premier. Alle urne, alle urne! In piazza, in piazza!

AMO AVER DETTO PRIMA LE COSE! E , IN QUESTO CASO, CON ASSOLUTA CHIAREZZA.

QUESTA MATTINA, 5 DICEMBRE 2016, RIPETO: ALLE URNE, ALLE URNE! IN PIAZZA, IN PIAZZA!

ORESTE GRANI/LEO RUGENSIpazia-logo

Il “non eletto da nessuno” (intendendo la vostra guida renzi matteo), nonostante si sia ancora “ufficialmente” in repubblica parlamentare, pervenuto al potere semi-assoluto, attraverso una serie di passaggi artatamente costruiti fatti di rimbalzi su sponde tipo “primarie delle primarie” per fare il Sindaco di Firenze e poi – da lì – balzare in sella del Governo del Paese e quindi farsi guida del DIS, dell’AISE, dell’AISI (queste realtà delicatissime sono state il fine primo della sua scalata), ieri in un Parlamento di fatto vuoto di persone e significato, vi ha spiegato che c’è l’autorevolezza alla base del potere del Premier!. Minchia che “autostima”! Da vero e proprio esaltato mentale, il ragazzotto avrebbe, osservate la fisiognomica (disposizione dei nei compresa) e la mimica facciale, bisogno, quanto prima, di un energico intervento psichiatrico pre-basagliano. Sottolineo, “energico”!

Matteo Renzi

La leadership (è ora di ricordarlo al tiranno) è la capacità di guida in un procedimento decisionale consensuale e condiviso. Essa si contrappone, da un lato, al caos della miriade di impulsi di volizioni, interessi, proposte (vi sembra che lo sappia fare?) che, provenendo da un qualsiasi contesto di forze in contrasto tra loro non trovano una mediazione e creando disordine e anarchia (quella che sostanzialmente è in essere dietro la facciata “forte e decisionista” del bulletto toscano) e una permanente conflittualità; e dall’altro si oppone a un’imposizione autoritaria della volontà, che annulla o deprime la molteplicità delle idee e genera una rigida gerarchia tra “capo” e sottoposti, con tutte le degenerazioni che questa comporta di conformismo, di ortodossia, di sclerosi del pensiero. Vi sembra che le chiacchierate che le sante intercettazioni vi consentono di ascoltare rivelino questi stati d’animo e queste atmosfere pensanti?

Matteo Renzi

La pratica della democrazia è connaturata al concetto di leadership. e non ha nulla a che vedere con quanto ci è dato da vedere in questi tempi renziani. Nella democrazia tutte le idee vi trovano libera espressione, senza censure o autocensure, in un confronto aperto che arricchisce di utili rapporti l’analisi delle situazioni e la ricerca dei modi di intervento. Proprio come il mancato massoncello toscanello ritiene si debba fare…… non “andando a votare”. Da questo dibattito il leader (che renzino si immagina di essere ma che non è) ricava una propria indicazione di guida che trae giustificazione e autorevolezza dall’essere la sintesi di un processo di ricerca collettivo e insieme dal dare a questo processo una risposta motivata. La decisione finale non viene imposta di autorità del vertice, ma si forma invece a-traverso un lavoro in comune, che si conclude tuttavia in una scelta univoca, impegnativa per tutti, scaturita da un metodo di “persuasione”.

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Persuasione, splendida e civile espressione di sintesi, che provatemi a trovare circolante in quel branco di citrulli (il governo che matteo renzi ha messo in campo per guidare il Paese alla vigilia di una possibile guerra lunga e feroce), tutti avvelenati e sospettosi l’uno contro l’altro, armati di pugnali (metaforici per fortuna o sfortuna vostra) e di sputi in faccia.

Si doveva pensare prima di arrivare all’attuale fase convulsa geopolitica (oggi uno scartino come renzi matteo ci rappresenta in Iran!) a un gruppo dirigente in cui tutti partecipano alla formazione delle scelte e tutti sono corresponsabili della loro attuazione ma dove proprio questo metodo di coinvolgimento conferisce alla volontà del leader pienamente la sua funzione di guida. Leadership è (e così dovrà essere) sinonimo di egemonia, cioè di una preminenza esercitata, nell’ambito di una libera consultazione, sulla base della qualità delle proposte e delle decisioni formulate. Qualità a cui si perviene con lo studio e il sostegno dell’amica cultura che non è certo consona alle scelte che vengono fatte in assenza di qualunque criterio condiviso di meritocrazia. I peggiori, i più servili (o le più bellocce burrose) vengono selezionati e poi cooptati per servire il tirannello e compiacerlo nonostante i suoi evidenti limiti.

Di questi (o di altri ragionamenti consimili) vorremmo sentire nuovamente risuonare nelle non più aule “sorde e grigie” finalmente liberate e “ventilate”.

È ora di aria pulita e fresca. Di queste parole, così come oggi le leggete, parlavamo, anni addietro, con passione civile e politica, in Kami Fabbrica di Idee e in Ipazia “preveggente” quando ci hanno “azzerato”. Colpevoli quindi di voler pensare e di essere di stimolo a pensieri adeguati alle complessità emergenti. Lo facevamo mentre, tra l’altro, prima di chiunque altro in questo Paese di immemori, sostenevamo che le “intercettazioni telefoniche” andavano regolamentate in una strategia di controllo responsabile e che il divenire straordinario delle tecnologie, perché non fossero nemiche o armamentario strumentale di qualcuno contro gli altri, dovevano rimanere patrimonio collettivo e “scritto” di comune accordo. Lo scrivevamo nel 2006, cioè dieci anni addietro! I renziani e i loro complici nell’ombra, stanno ancora cercando di imbavagliarle invece che di “capirle” le sante intercettazioni. Pensieri che oggi, per fortuna vostra e nostra, sono riusciti ad atterrare nelle forme (per ora ancora embrionali) di democrazia che i cittadini – onesti e coraggiosi – organizzatisi nel M5S stanno delineando. Sento finalmente dire, da parte di Alessandro Di Battista (M5S) ciò che tutti ancora vi meritate: renzi matteo va spazzato via in un combinato disposto di lotta nelle urne, nell’agorà telematica, nelle piazze reali del Bel Paese. Nelle piazze. Avete letto bene.

A presto

Oreste Grani/Leo Rugens

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