Gianroberto Casaleggio, politica e partecipazione

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Vauro pone una questione suggerendo che Gianroberto Casaleggio fosse il puparo di Grillo e mi chiedo che cosa Vauro sappia che io non so per fare una affermazione così netta.

Vero o falso che sia il rapporto pupo / puparo, ritengo quella di Vauro innanzitutto una “stronzata” ossia un “enunciato” il cui valore di verità non conta nulla giacché il fine della stronzata è distrarre dal problema l’attenzione del pubblico.

Il problema, infatti, non riguarda il ruolo del cofondatore di M5S, bensì si riassume nel quesito: cos’è il Movimento 5 Stelle?

Partiamo dall’assunto che l’Italia abbia vissuto e stia vivendo una lunghissima stagione di crisi politica dove l’inadeguatezza della classe politica e dirigente sia diventata un problema di sicurezza internazionale o, se vi pare eccessivo, un problema di sicurezza del Mediterraneo, quindi dell’Europa…

Oltre alla debolezza dello stivale, gli attacchi a Parigi e Bruxelles, incubati nel cuore politico dell’Europa stessa, nella sede del Parlamento europeo, indicano l’inadeguatezza o la complicità (esagero?) non certo l’intelligenza di chi ha permesso che la Grecia falsificasse i bilanci o che la Turchia ricattasse tutti con l’arma dei profughi.

Si aggiunga che le future elezioni americane indicano in un Trump, ossia un Berlusconi un po’ meno delinquente, la spia di una crisi politica fondata sul bipartitismo perfetto, per così dire. Se si considera poi che il vertice del partito comunista cinese è sotto attacco dopo i Panama Papers direi che è il caso di cominciare ad accendere dei ceri enormi.

Caso unico nel marasma, il papa argentino, saldo al timone della Chiesa di Roma, novello Mosè che si è assunto il compito di portare il suo popolo fuori dalla schiavitù del Capitale (quello di Marx per essere chiari).

Tutti hanno notato, in proposito, che il Vaticano ha smesso di interferire nella vita politica dell’Italia e ciò in concomitanza o quasi con la vittoria elettorale del M5S nelle ultime elezioni del 2013.

Veniamo al dunque e all’idea che ci siamo fatti analizzando pregi e difetti della classe politica eletta tra le fila del M5S, nonché alcune peculiarità del Movimento.

Per sommi capi, sottolineiamo la struttura accentuatamente orizzontale del movimento dove non sono possibili la formazioni di correnti né di potentati o la trasmissione di potere sulla base di elargizioni di favori. Anche il fenomeno corruttivo è difficilmente replicabile in tale struttura giacché i controlli di tutti su tutti rende praticamente impossibile o difficilmente occultabile la malandrinità.

Senza approfondire i meccanismi che regolano la vita e la crescita del Movimento, notiamo con piacere che esso sia nato di sicuro a tavolino, prendendo spunto da una analisi dei partiti e dei mali storici che li affliggono al fine di montare un meccanismo che li limitasse se non addirittura li escludesse. Il Movimento, in altre parole, somiglia a un organismo semplice (il che può nascondere delle debolezze) dotato di potenti anticorpi che si chiamano partecipazione e trasparenza, sanciti da un regolamento rigidamente applicato o perlomeno costantemente chiamato in causa (è proprio sul regolamento che si concentra il fuoco nemico, giacché risulta chiaro che è da esso che scaturisce la novità quindi gran parte della forza del Movimento).

Ben altra analisi meriterebbe M5S inteso quale macchina politica, non qui e non ora e del resto non ne avremmo nemmeno la forza; ci interessa chiudere invece il ragionamento su un aspetto il cui significato ci appare assai più importante.

A nostro parere, il Movimento 5 Stelle testimonia il fatto che l’Italia sia nuovamente un laboratorio politico nel quale si sta sperimentando una nuova forma di rappresentazione della volontà dei singoli in chiave incontrovertibilmente democratica. Così come già avvenuto in passato, sebbene con esiti nefasti, l’Italia è capofila nel mondo nella realizzazione di un soggetto politico o meglio un soggetto di rappresentanza politica che per primo o perlomeno con il maggior successo ha mostrato la via per risolvere il problema dello scambio di informazioni tra rappresentanti e rappresentati (gli eletti e gli elettori) attraverso lo strumento della rete, riproponendo una forma politica che la “fine delle ideologie” aveva sancito attuando uno scollamento pressoché totale tra le classi al potere e i cittadini. In altre parole, il M5S, questo ritengo sia il vero contributo di Casaleggio, tenta di ricollegare eletti ed elettori, rinnovando le forme della partecipazione politica attraverso una dimensione digitale, essendo tramontati i luoghi tradizionali di scambio tra l’alto e il basso: i club, le fabbriche, le sezioni, le parrocchie e forse anche le logge, mentre Grillo ha lavorato per oltre un decennio al consolidarsi di forme più tradizionali, fisiche, di aggregazione.

Tutto il mondo, soprattutto quello anglosassone e statunitense, se n’è accorto, eccezion fatta il popolo italiano, abituato com’è da tempo immemorabile a vivere di espedienti e di sopraffazioni, di una diaspora delle intelligenze e dell’ascesa dei peggiori; un popolo assuefatto al male e al crimine organizzato, alla cialtronaggine e alla ignoranza delle sue classi dirigenti (un tempo, numerosi erano i professori universitari che scrivevano le leggi, oggi le figlie e i figli di bancarottieri con o senza sguattere a servizio).

Insomma, mentre il mondo ci guarda e ci studia, qui ci si chiede chi sia il pupo e chi il puparo del M5S, mostrando così una semplicità d’animo che tante volte ci ha fatto sorridere, oggi solo un po’ pena.

Gianroberto Casaleggio è morto ma a lui dobbiamo gran parte dei ragionamenti che ci siamo permessi con semplicità di fare, suggerendo a qualche giovane studente o ricercatore di impegnare un po’ di tempo nell’analisi del regolamento.

Dionisia

P.S. Punti deboli ne conosciamo, ma di regalarli agli avversari non se ne parla, così come conosciamo i furbi che “ce stanno a prova’”

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